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Alimentazione del bambino dopo 1 anno, come e cosa deve mangiare

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10 Febbraio 2015 | Aggiornato il 16 Ottobre 2018
Il bambino può mangiare tutto quello che compare normalmente sulla tavola, a patto però che si tratti di quelle pietanze semplici e salutari che, secondo la comunità scientifica internazionale, dovrebbero a costituire l’alimentazione base anche delle persone adulte

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Gli studi più recenti relativi all’alimentazione dei bambini dopo l’anno di vita, quando lo svezzamento è ormai concluso, hanno ribaltato il dogma degli ultimi 50 anni secondo cui spettava al pediatra indicare cosa mettere nel piatto del bambino e in che quantità.

 

Le indicazioni sull'alimentazione del bambino dell’Esfa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, dicono invece che devono essere i genitori a scegliere, secondo le loro convinzioni, abitudini, tradizioni,  quali cibi e quale tipo di latte (vaccino di latteria, oppure di crescita) offrire al bambino. 

 

Questa nuova libertà d’azione a volte disorienta le mamme che non a caso, anziché esserne contente, continuano a sollecitare pareri e istruzioni. Nostrofiglio.it chiede consiglio a Stefano Martelossi, responsabile della Gastroenterologia e Nutrizione Clinica infintile del Burlo Garofolo di Trieste per sciogliere i dubbi più comuni.

 

Alla luce delle conoscenze scientifiche di cui oggi si dispone quali sono le certezze riguardo l’alimentazione del bambino?

La prima e più assoluta riguarda il latte materno, che dovrebbe essere l’unico alimento fino al sesto mese di età. Dal sesto mese si deve iniziare lo svezzamento, cioè l’inserimento dei primi alimenti diversi dal latte: a questa età il bambino è infatti pronto per sviluppare il gusto e imparare a masticare (anche se ancora non ha denti o ne ha pochissimi). 

 

In generale, rispetto allo svezzamento ci sono due imperativi categorici: non prima dei tre mesi, non dopo i sei mesi compiuti. Per quanto riguarda tutto il resto, in relazione all’ alimentazione del bambino non ci sono regole assolute ma solo “opinioni scientifiche” (vale anche per quanto riporta l’Esfa) cioè teorie che sono sì avallate e condivise dalla Comunità scientifica pediatrica e che vanno sì considerate indicazioni valide ma che tuttavia non possono essere considerate dogmi assoluti. 

 

 

In relazione allo svezzamento quali sono le novità scientifiche?

Le nuove evidenze dicono che introdurre, a partire dall’inizio  dello svezzamento, tutti gli alimenti, compresi quelli che fino a una decina di anni fa si offrivano solo dopo i 9-12 mesi, è la migliore strategia per indurre l’organismo del bambino a tollerarli bene. Vale dunque anche per l’uovo, il pomodoro, il pesce che prima venivano somministrati tardissimo per il timore che provocassero allergie.

Leggi le regole di Io mi svezzo da solo

 

Oggi si sa invece che da un lato le allergie alimentari sono davvero rare, dall’altro  un’alimentazione il più possibile variata a partire dai sei mesi di vita diminuisce il rischio che il bambino ne sviluppi una.  In sintesi, dai sei mesi in avanti il sistema gastrointestinale è perfettamente in grado di digerire tutti i cibi e il sistema immunitario di non reagire in modo avverso alla loro introduzione. 

Leggi anche Svezzamento, 15 cose da sapere

 

Come deve essere l’alimentazione tipo di una bambino, dallo svezzamento in avanti?

Il bambino dovrebbe cominciare a mangiare un po’ di tutto perché è così che può abituarsi ai vari gusti e imparare ad apprezzarli. E’ in questo modo che viene educato a quell’alimentazione varia che tanto viene raccomandata dai nutrizionisti anche nell’età adulta per mantenersi in buona salute.

 

Uno schema dietetico che prevede l’introduzione di una buona varietà di alimenti limita, infatti, il rischio che uno o più principi nutritivi (carboidrati, grassi, proteine), vitamine o sali minerali vengano introdotti in quantità insufficienti.

Leggi anche Alimentazione del bambino dopo i 3 anni. Schema alimentare

 

Quando si dice che il bambino può mangiare tutto e, in particolare, tutto quello che mangiano i suoi genitori si intende davvero qualsiasi tipo di pietanza?

Lo svezzamento dovrebbe essere anche per i genitori l’occasione più favorevole per iniziare a mangiare in modo corretto.

 

Questo significa che il bambino può certamente mangiare tutto quello che compare normalmente sulla tavola, a patto però che si tratti di quelle pietanze semplici e salutari che, secondo la comunità scientifica internazionale, dovrebbero a costituire l’alimentazione base delle persone adulte che tengono alla buona forma fisica e, in particolare, ad allontanare lo spettro delle più temibili malattie, tra cui il diabete, i tumori, le cardiopatie.

 

Le mamme e i papà dovrebbero quindi approfittare della presenza del bambino a tavola per mangiare meglio, se ovviamente già non lo facevano. 

 

Può fare un esempio di che cosa dovrebbe mangiare un bambino dall’anno di vita in poi?

Il bambino dopo l'anno dovrebbe fare i due pasti principali identici a quelli del resto della famiglia, assumere il latte della mamma a colazione (fino a quando la mamma ritiene opportuno offrirglielo) e per merenda pane e marmellata oppure un frutto.

 

Se si è smesso di allattare, in alternativa si può dare latte vaccino o di crescita o yogurt, accompagnati da qualche biscotto, un frutto o pane e marmellata. 

 

Non occorre cucinare apposta per il bambino, vale la pena di ripetere che a tavola non gli si deve offrire nulla di diverso da quello che mangiano gli altri componenti della famiglia che, proprio per questo, devono iniziare (o continuare) a seguire un’alimentazione corretta.

 

Il “biologico” è da preferire, a patto però di essere sicuri che mantenga quel che promette, cioè che davvero contenga meno sostanze nocive (per esempio residui di pesticidi) di quello tradizionale, cosa che non sempre è garantita.  

 

“Biologico” non va confuso con ’”integrale”, poco consigliato per i bambini piccoli in quanto alla lunga può interferire sull’assorbimento dei sali minerali.  Per quanto riguarda le quantità, è importante concedere al bambino di autoregolarsi, non insistendo mai affinché inghiotta altro cibo quando dice basta. Si deve comunque anche non permettendogli di esagerare con le porzioni.

 

Nello schema dietetico settimanale del bambino come dovrebbero essere distribuiti i vari tipi di cibo?

A un anno dovrebbe mangiare ogni giorno almeno due frutti e due porzioni di verdure, dai due anni in avanti l’ideale sarebbe che assumesse cinque porzioni tra frutta e verdura (per esempio, zucchine, carote, broccoli, cavolfiore, coste bianche).

 

In generale, dall’anno in poi, due volte alla settimana vanno offerti i legumi e si può dare anche la cipolla, per abituarlo il più possibile alla varietà dei sapori. 

 

Una volta alla settimana un uovo; una-due volte il pesce; una-due volte la carne; una-due volte il formaggio

 

Se non prende più il latte materno , si può dare il latte vaccino o il latte di crescita, senza insistere se a un certo punto li rifiuta.

 

Una buona alternativa al latte e ai formaggi è lo yogurt. Un piatto di pasta o riso va offerto ogni giorno, in alternativa si può dare l’orzo oppure una crema di mais e tapioca, nel brodo di verdura.

 

L’olio d’oliva, meglio se extravergine, non deve mai mancare perché è ricco di sostanze preziose per la crescita del cervello. Sì anche alle spremute di arancia, da offrire filtrate, fresche e senza aggiunta di zucchero. In generale, più si varia meglio è.

 

Per quanto riguarda la colazione come ci si deve regolare?

Se la mamma allatta ancora, sarà la mamma a capire se può bastare il latte materno oppure se offrire anche altro, sia valutando se il bambino ha ancora fame sia tenendo conto del fatto che il bambino va educato a fare colazione, cioè a introdurre oltre al latte anche un alimento solido. Dopo la porzione di latte materno, potrebbe quindi andare bene un frutto.

 

Se il bambino non viene più allattato a colazione, può mangiare qualche fetta biscottata (o pane) con marmellata oppure qualche biscotto e/o un frutto. Ancora una volta la mamma deve affidarsi al proprio istinto fidandosi nello stesso tempo del bambino, cioè di cosa e quanto vuole mangiare. Vale ovviamente solo se gli viene proposta una gamma di alimenti semplici e salutari, come la frutta, il pane, lo yogurt.

 

Se il bambino dimostra diffidenza nei confronti di un cibo che ancora non conosce e si ribella all’idea di assaggiarlo come ci si deve comportare?

Al riguardo si deve sapere che i bambini piccoli prima di accettare un sapore nuovo posso arrivare a rifiutarlo fino a 15 volte. Non bisogna dunque desistere al primo no, ma provare e riprovare a offrirgli i cibi nuovi, senza però forzarlo a mangiarli quando sputa. Una cosa è certa: tanto prima si comincia a proporre una vasta gamma di sapori quanto più è facile che lui accetti di buon grado qualunque novità. Ecco perché è importante che fin dall’inizio dello svezzamento gli venga data la possibilità di assaggiare di tutto. Leggi cosa fare se il bambino rifiuta di mangiare

 

Rispetto all’alimentazione del bambino ci sono altri consigli che è bene seguire?

Il bambino deve essere lasciato libero di toccare il cibo, di portarlo alla bocca con le mani. Il latte gli va servito nella tazza, per evitare che ne assuma troppo, come di fatto accade quando, anche dopo l’anno di vita,  si continua a usare il biberon, che da contenitore diventa oggetto di consolazione.

 

In altre parole, con il biberon c’è la possibilità che il bambino inghiotta grandi quantità di latte non perché ne ha bisogno da un punto di vista nutrizionale ma per il piacere di succhiare. Una simile eventualità potrebbe favorire il rischio di obesità, problema che in Europa vede tra i bambini più colpiti proprio i piccoli italiani.

 

Ci sono regole riguardo i pasti?

E’ fondamentale che il momento dei pasti assuma il valore di una parentesi per stare insieme.  A tavola si mangia e si chiacchiera, ma non si gioca né si guarda la televisione. A tavola ci si racconta della giornata, si ascolta e si è ascoltati, si gustano le cose buone che ci sono nel piatto.  

 

A tavola si mangiano le pietanze di casa, che la nonna ha insegnato alla mamma a cucinare. Così dovrebbe essere, nei limiti del possibile.