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dieta vegetariana e vegana

Dieta vegana per bambini: si può fare, e a quali condizioni?

Di Valentina Murelli
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30 Giugno 2016
A Genova, una bimba vegana è stata ricoverata in gravi condizioni, con disturbi neurologici importanti. Si ipotizza che i sintomi siano conseguenza della dieta: ma quali sono i rischi dell'esclusione di tutti i prodotti di origine animale dall'alimentazione dei bambini? E' possibile evitarli?

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La notizia è di quelle che lasciano sempre sgomenti. Chiara, una bimba di quasi tre anni, è stata ricoverata all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova per una serie di sintomi che - una volta escluse altre possibili cause - hanno fatto pensare ai medici alle conseguenze di una dieta vegana. Del tutto priva, cioè, di derivati di origine animale: uova, latticini e miele compresi. La bimba aveva un peso molto più basso rispetto a quello atteso, movimenti rallentati, scarsa reattività (sintomi che suggeriscono un danno neurologico), mentre gli esami del sangue hanno evidenziato livelli bassissimi di emoglobina e di vitamina B12: proprio il quadro  che può presentarsi in un bambino piccolo a dieta strettamente vegana. La bimba è considerata in condizioni gravi e al momento non si possono escludere danni neurologici permanenti.

 

Come sempre di fronte a questi casi, viene spontaneo chiedersi se davvero una dieta vegana possa essere opportuna per un bambino, specialmente se piccolo, quali siano i rischi connessi a questo tipo di alimentazione e come superarli. Il tema è di quelli caldi e tende a spaccare anche gli specialisti, tra chi ritiene che ai bambini dovrebbe comunque essere garantito, almeno nei primi anni di vita, un certo apporto di prodotti animali - carne, pesce, latticini - e chi invece non vede controindicazioni a una dieta vegana già a partire dallo svezzamento. Purché, però, si metta in atto una serie di controlli per valutare il benessere del bambino, aggiustando con integratori eventuali carenze.

 

Una dichiarazione dell'American Academy of Pediatrics, per esempio, sostiene che i bambini possono essere nutriti bene sia con dieta vegetariana sia con dieta vegana, ma sottolinea che può essere difficile ottenere bilanciamenti nutrizionali corretti quando si eliminano del tutto uova e latticini. Come a dire: sulla carta può anche andare tutto bene, ma nella realtà bisogna stare molto attenti a quello che si fa.

 

I rischi possibili di una dieta vegana
Ma quali sono, dunque, i rischi che corre un bambino che non trova mai nel piatto una bistecca, un uovo o un formaggino? "Molto dipende dall'età del bambino" sottolinea il pediatra Andrea Vania, esperto per i temi della nutrizione della Società italiana di pediatria. "Per tutti c'è la certezza di una carenza di vitamina B12, una vitamina molto importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Poiché è contenuta solo in prodotti animali e noi non possiamo fabbricarcela, chi non ne mangia non ne ha. Questo è un punto sul quale c'è poco da discutere: un bambino vegano è per definizione carente di questa vitamina, che quindi va integrata con appositi supplementi".  

 

Poi c'è il rischio di carenza di altre sostanze, come ferro, zinco, calcio, vitamina A, vitamina B. "In questo caso non parliamo di certezze: i livelli di queste sostanze dipendono da vari fattori, quindi alcuni bambini sono più esposti al rischio di carenza, altri meno" spiega il pediatra. Per esempio, un aspetto significativo è l'apporto di fibre. Che sono cosa buona, certo, ma in quantità adeguata. Se l'apporto di fibre è troppo alto, queste riducono l'assorbimento di alcune vitamine, facendo rischiare la carenza.

 

"I bambini più piccoli, quelli tra i sei mesi e due anni di età, quando inizia e si completa l'alimentazione complementare, hanno un rischio in più, cioè quello di basso apporto calorico" aggiunge ancora Vania. "Il fatto è che molti alimenti vegetali hanno una scarsa densità energetica: magari saziano, perché fanno volume e lo stomaco del bambino è ancora piccino, ma non danno la giusta dose di energia necessaria per crescere. Il risultato è che il bambino può avere un disturbo della crescita".

 

Vegan sì, ma con prudenza
Quindi, in teoria, non c'è un no assoluto rispetto alla possibilità di una dieta vegana. "L'opzione vegetariana, che include anche uova e latticini, lascia più tranquilli, ed è scientificamente considerata molto valida, specialmente se parliamo di un'alimentazione di tipo mediterraneo. Però con le opportune cautele si possono anche crescere bambini vegani" afferma Vania. Il quale, comunque, ai genitori dei suoi piccoli pazienti suggerisce, se sono d'accordo, di aspettare almeno un paio d'anni prima di arrivare al veganesimo stretto. "In un'ottica di educazione nutrizionale, mi sembra più opportuno che un bambino abbia la possibilità di provare tutti i gusti, proprio nel momento in cui, tra i sei mesi e i due anni, è massima la sua curiosità verso gli alimenti, le consistenze, i sapori".

 

Dal canto suo, il pediatra Sergio Conti Nibali, responsabile dell'Area nutrizione dell'Associazione culturale pediatri, dice di sentirsi sempre più tranquillo quando incontra famiglie che si dichiarano vegetariane e vegane, perché sa che sono in genere molto attente a quello che mettono in tavola. "Al contrario, penso che dovremmo preoccuparci soprattutto delle famiglie che sottovalutano i rischi dei cibi spazzatura - bevande zuccherate, merendine, piatti pronti molto elaborati - spesso proposti come normali alimenti quotidiani".

 

Come affrontare una dieta vegana in tutta sicurezza
Ma se si desidera assolutamente che il proprio bambino segua una dieta vegana stretta, che cosa bisogna fare per essere sicuri che non corra alcun rischio?

 

1. La prima cosa da fare è pensarci per tempo, cioè quando è ancora nella pancia della mamma. Abbiamo visto quanto sia importante la vitamina B12 per lo sviluppo neurologico: ebbene, se la mamma è vegana, è lei la prima a doversi preoccupare dei suoi livelli di questa vitamina, come pure di quelli di altre sostanze importanti per lo sviluppo fetale, come il ferro.

 

"Se la mamma non riceve un'adeguata integrazione con vitamina B12 durante tutta la gravidanza e l’allattamento, il bambino che nasce potrebbe avere sintomi importanti: sonnolenza, affaticabilità, scarsa crescita, difficoltà nell’alimentazione, pallore, ipotonia, irritabilità fino ad arrivare a veri e propri danni cerebrali" spiega Conti Nibali.

 

In gravidanza e allattamento la mamma vegana deve prendere adeguati supplementi di vitamina B12, ed eseguire con regolarità esami del sangue per valutare i livelli di questa proteina

Altre carenze potrebbero riguardare ferro, zinco, vitamina D e calcio: il ginecologo dovrebbe dunque valutare la situazione con appositi esami del sangue. "Per quanto riguarda il calcio, inoltre, ricordo che alimenti come cereali integrali, legumi, cavoli e cavolfiori, cime di rapa, rucola, radicchio, indivia, semi oleaginosi e frutta secca ne contengono adeguate quantità: non dovrebbero mancare nella dieta" afferma Conti Nibali.

 

2. Durante l'allattamento esclusivo, se la mamma è ben seguita e assume gli integratori necessari, non c'è bisogno di fare nulla di particolare per il bebè. Se però c'è il sospetto che la mamma non segua rigorosamente le indicazioni previste, e a maggior ragione se il piccolo manifesta qualche sintomo sospetto, bisogna controllare i livelli di vitamina B12 anche del bambino, ed eventualmente quelli dei minerali più a rischio di carenza, come calcio, ferro e zinco (basta un esame del sangue).

 

L'IMPORTANZA DELL'ESAME GIUSTO PER LA VITAMINA B12
Attenzione: a volte c'è la tendenza a dedurre i livelli di vitamina B12 basandosi sull'emocromo: se va bene, si deduce che anche la vitamina B12 sia ok, ma non è affatto detto che sia così. Spesso la carenza di vitamina B12 va di pari passo con concentrazioni elevate di acido folico, che è molto presente nelle diete vegane e che fa "andar bene" l'emocromo, mascherando l'assenza di B12. Assenza che però continua a far danni a livello neurologico. Quindi: in caso di bambini vegani, l'unico esame da fare per valutare i livelli di questa vitamina è il dosaggio della vitamina stessa.

 

3. Se la mamma decide di utilizzare latte formulato per l'allattamento, deve scegliere prodotti adeguati. "Non bevande vegetali a base di questo o quel cereale, legume o seme a caso, ma latte in formula specifico per lattanti, che invece di essere a base di latte vaccino sarà a base di soia o riso" tuona Vania.


4. Dopo lo svezzamento, va prevista sempre e comunque l'integrazione con vitamina B12. "Anche in questo caso, non parliamo di prodotti a caso, di tipo "naturale", contenti alghe o altre sostanze di cui è dubbia la reale utilità" afferma  Vania. "Bisogna invece farsi consigliare dal medico farmaci o integratori che abbiano il giusto dosaggio della vitamina".


5. Per quanto riguarda la dieta, per i più piccoli preferire alimenti densi dal punto di vista energetico, come derivati della soia, seitan, quinoa, e non esagerare troppo con le verdure, per non avere un eccesso di fibre. In generale, nell'alimentazione-tipo di un bambino vegano non dovrebbero mancare legumi e cereali accoppiati, soia, verdure crude e frutta, frutta secca.


6. Prevedere controlli adeguati sulla crescita e lo stato di salute del bambino, per evitare  degenerazioni improvvise della situazione. Oltre ai classici controlli della crescita, vanno fatti periodicamente esami del sangue per valutare le sostanze che sono più critiche: stato del ferro e del calcio, vitamina D, vitamina B12. "La frequenza dei controlli è molto variabile e dipende dall'età del bambino - saranno più frequenti per i bambini più piccoli - dalle sue condizioni generali, dalla valutazione complessiva che fa il pediatra anche rispetto alla capacità della famiglia di seguire le indicazioni date".


7. In caso di dubbio, rivolgersi sempre al medico. Spiace dire che non tutti i pediatri sono effettivamente esperti di nutrizione e ancor meno di nutrizione "particolare" come può essere quella vegetariana o vegana. Meglio dunque rivolgersi a specialisti esperti in nutrizione o a nutrizionisti che lavorano in modo specifico con i bambini.

 

IL BAMBINO NON E' UN PICCOLO ADULTO
C'è chi crede che, carenze o no, i bambini vegani non corrano poi chissà quali rischi. In fin dei conti - si pensa - non tutti gli adulti vegani prendono integratori di vitamina B12, eppure se la cavano  benissimo. "Gli adulti, però, sono meno fragili rispetto alla carenza di questa vitamina: possono volerci diversi anni prima di sviluppare sintomi neurologici, che sono in genere recuperabili non appena si rimette a posto la situazione" spiega Vania. "Nei bambini, però, le cose non stanno così: la vitamina B12 è fondamentale per la crescita e un danno neurologico precoce spesso risulta irreversibile, o quasi".