IN CASA

Come aprire un asilo nido in casa

Di Alice Dutto
asilonidoincasa
30 Marzo 2017
Il fenomeno dell'accudimento domestico dei minori è in aumento. Ecco dunque tutte le regole e le possibilità da seguire per intraprendere questo percorso professionale 
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Che sia confortevole, sicuro e a norma di legge. Gli asili nido in casa si stanno moltiplicando nel nostro Paese. Una risposta alle esigenze dei genitori che non trovano posto negli asili pubblici, o che desiderano lasciare i loro figli in un luogo più familiare. Ma si tratta anche di una conseguenza della crisi economica, che ha portato le persone a reinventarsi in una nuova professione.

 

Gli asili nido in casa devono però rispettare alcune specifiche norme di legge. Abbiamo raccolto alcune informazioni da una nota stampa di Immobiliare.it e grazie al contributo di Silvia Garonzi, presidente dell'associazione nazionale Domus enti gestori servizi Tagesmutter.

 

Le possibilità


«Tendenzialmente esistono due modalità per esercitare in casa propria un'attività di cura al minore – spiega Silvia Garonzi –. La prima è legata al lavoro autonomo, la seconda prevede invece l'associazione al nostro modello, riconosciuto dal Ministero dello Sviluppo Economico».

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Nel primo caso, la persona che vuole intraprendere questo percorso professionale deve andare allo sportello regionale per verificare la legislazione vigente nel proprio territorio: «In alcune regioni, è prevista l'apertura della partita Iva, in altre uno specifico percorso educativo per svolgere questo lavoro».

IL VADEMECUM DI IMMOBILIARE.IT


Chi volesse intraprendere un percorso professionale autonomo deve affrontare questi passaggi.
 

1. Consultare i bandi e le norme regionali


Le normative sui nidi in casa differiscono a seconda della Regione in cui ci si trova, anche se però esistono delle norme valide a livello nazionale. «Il primo suggerimento, prima di approcciarsi alla ricerca di un immobile ex novo, è quella di consultare bandi e norme della propria Regione di appartenenza. Questo anche in virtù della possibilità di accedere a speciali bandi, sovvenzionati da fondi europei, per la ristrutturazione e la riorganizzazione degli spazi di un immobile da adibire a nido in casa».
 

2. Proprietà o affitto: è lo stesso


Non esistono restrizioni sulle forme contrattuali relative all'appartamento. L'asilo nido può essere aperto in una casa di proprietà, in affitto o in locali in comodato d'uso: «Previ accordi e scritture private è possibile iniziare un’attività anche nei locali condominiali comuni, purché siano conformi alle regole regionali».

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3. Il numero di bambini


Anche in questo caso, le regole sono decise dalle Regioni. In media, però, a ogni educatrice «possono essere affidati dai 4 ai 5 bambini, che possono arrivare anche a 10 in Abruzzo».

4. Gli spazi


A ogni bambino devono corrispondere 4 metri quadrati in un ambiente lontano dagli spazi abitativi e ben separato dalla cucina. «Ai piccoli deve essere garantita la massima libertà di gattonare o camminare senza incorrere in pericoli. In alcune regioni è previsto anche l’obbligo di disporre di spazi esterni». Gli ambienti interni devono essere sempre puliti, areati e luminosi: ad esempio, in Trentino-Alto Adige non è possibile avviare un nido in casa nei seminterrati. «È necessario, poi, possedere la dichiarazione di abitabilità dell’immobile e avere degli impianti elettrici, idrici e del gas a norma, certificati e la cui manutenzione ordinaria sia dimostrabile e documentata». Tutte le prese di corrente negli ambienti riservati ai bambini devono essere coperte con gli appositi dispositivi presenti sul mercato.


5. Informarsi con il condominio


Prima di intraprendere un'attività di questo tipo, è bene verificare che il regolamento condominiale non vieti il passaggio di persone in quantità superiori alla norma per non disturbare gli altri inquilini.


6. L'arredamento


I mobili, tavoli, mensole e complementi devono essere dotati di paraspigoli. «È consigliabile rivestire le pareti dell’area bambini con pannelli morbidi che attutiscano gli urti. Si deve disporre di una cucina in cui preparare le pappe, ma che rimanga ben lontana dall’area gioco».


7. La zona riposo e il bagno


Bisogna poi prevedere uno spazio adibito alla nanna dei piccoli, attrezzato con dei lettini. «Uno spazio che può essere realizzato sia all’interno dell’area gioco, sia in un ambiente separato». Non è invece necessario che ci sia un bagno separato: si può utilizzare quello già presente in uso dalla famiglia, «È però importante che sia dotato di un fasciatoio».


8. Tasse


Le tasse vengono pagate in relazione al metodo di pagamento del genitore al gestore dell'asilo nido domestico (ad es. partita Iva, ritenuta d'acconto, ecc.), mentre «le imposte previste per la casa, sia essa di proprietà o in locazione, vengono calcolate come un’abitazione comune».
 


COME DIVENTARE UNA TAGESMUTTER


Ecco invece il percorso giusto per chi non vuole intraprendere un lavoro autonomo.

1. Formare o aderire a una cooperativa


«Il primo passo è quello di formare una cooperativa, o cercarne una già attiva (attualmente sono 16 le associate a Domus in Italia) o che voglia aprire questo ramo d'azienda. La cooperativa poi ci contatta, noi facciamo loro una formazione e la struttura poi gestisce a sua volta la formazione e le Tagesmutter del territorio».

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2. Il contratto


La Tagesmutter del modello Domus, quindi, non è una lavoratrice autonoma, «È una collaboratrice della cooperativa e legata a essa da un contratto riconosciuto nel 2015 con accordo quadro sindacale. È un contratto di collaborazione coordinata continuativa, che permette alla professionista una maggiore libertà di orario e di carico di lavoro. Il compenso dipende dal numero di bambini e dalle ore lavorate, ma si può aggirare sui 1.100-1.200 euro al mese, per mezza giornata con quattro bambini. Il costo orario, però, varia molto da Nord a Sud e quindi è impossibile dare una stima precisa dello stipendio».
Nel costo che sostengono i genitori è inclusa la certificazione delle case dove viene svolta l'attività di cura dei minori, l'assicurazione, più la copertura Inail e i contributi per la gestione separata Inps per la Tagesmutter. In questo modo, la Tagesmutter si occupa soltanto del rapporto e della cura dei bambini, «mentre la cooperativa svolge un ruolo di filtro e di contatto con i genitori, verifica e certifica gli ambienti e il rispetto delle leggi vigenti nel luogo in cui viene aperto l'asilo nido, garantisce la copertura assicurativa e seleziona e prepara le “tate” che si prenderanno cura dei loro figli».

3. La formazione


Dopo la selezione effettuata dall’associazione nazionale, le Tagesmutter devono fare 200 ore di formazione e 50 ore di tirocinio. In questo percorso sono affrontati aspetti di carattere pedagogico ed educativo, sanitario e di pronto soccorso, di puericultura e igiene e relativi alla legislazione. «C'è poi un esame finale e l'abilitazione alla professione attraverso l’iscrizione all’associazione professionale delle Tagesmutter Domus – riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico – che permette il rilascio alle famiglie del Certificato di Qualità di quel Servizio Tagesmutter».

4. I requisiti


Per quanto riguarda la casa, dev'essere “di civile abitazione”. «In questo senso, deve avere le caratteristiche di abitabilità e idoneità degli impianti, secondo le leggi vigenti. Per verificare il rispetto delle norme, c'è un'ispezione da parte di un responsabile della cooperativa, che si sincera della qualità degli spazi e del rispetto delle norme igienico-sanitarie».
Per quanto riguarda le persone, il percorso è aperto a tutti. «La nostra filosofia non è quella di creare professionisti dell'educazione, ma quella di riconoscere una competenza di genere, intrinseca nella donna. Al corso di formazione hanno accesso donne con percorsi formativi e professionali molto diversi: avvocati, giornaliste, ma sono mamme che hanno nel loro DNA le competenze dell'accudimento, si tratta di aiutarle a codificarle, a dare un nome e un metodo al loro “saper fare”».

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5. I vantaggi per i genitori


Un ambiente a regola di legge, una professionista preparata, un'assicurazione in caso di incidenti e infortuni, ma anche la possibilità di scegliere un orario flessibile, di settimana in settimana, in modo da usufruire del servizio solo per il tempo necessario.