Asilo nido

Italia, all'asilo pubblico va solo un bambino su dieci: implica povertà educativa

Di Sara De Giorgi
asilonido
10 Settembre 2019
Secondo un recente rapporto di "Save the children" in Italia solo un bimbo su 10 va all'asilo nido pubblico. La causa? Carenza di copertura in alcune regioni e indisponibilità economica da parte delle famiglie. Il premier Conte ha promesso che il primo intervento del nuovo governo sarà proprio relativo all'apertura degli asili nidi a tutti.
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In Italia ci sono molti bambini che  vanno all'asilo nido, ma ce ne sono anche tanti altri che invece non lo possono frequentare per vari motivi, tra cui, principalmente, la mancanza di copertura in alcune zone e di disponibilità economica da parte delle famiglie.

 

Invece, l'asilo nido è importante per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, le quali si formano già nei primissimi anni di vita, ben prima dell’ingresso a scuola.

 

E' dimostrato che frequentare l’asilo nido, così come trascorrere del tempo di qualità con i propri genitori, è un fattore determinante in grado di ridurre il gap educativo tra i bambini.

 

Invece, in Italia, solo 1 bambino su 10 può accedere a un asilo nido pubblico, con picchi negativi in regioni come Calabria e Campania, dove la copertura è assente e, rispettivamente, solo il 2,6% e il 3,6% dei bambini frequenta un nido pubblico. Maggiormente penalizzate risultano le famiglie economicamente svantaggiate e che hanno più difficoltà nell’accedere alla rete degli asili privati non convenzionati.

 

Questi dati vengono fuori dal rapporto “Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” diffuso da Save the Children in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico in Italia. Il rapporto contiene i risultati di una indagine svolta tra marzo e giugno 2019 in 10 città e province italiane in collaborazione con il Centro per la Salute del Bambino, l’Istituto degli Innocenti e l’Università di Macerata.

 

L’indagine, di carattere esplorativo, ha coinvolto direttamente 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo. Sono stati inoltre analizzati 627 questionari compilati dai genitori dei bambini coinvolti.

 

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L’asilo nido contribuisce alla riduzione delle disuguaglianze

 

Secondo i risultati della ricerca i bambini che hanno frequentato l’asilo nido  hanno risposto in maniera adeguata al 47% dei quesiti dell'indagine a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi, che sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o che sono rimasti a casa.

 

E questa differenza è risultata ancora più forte nel caso dei minori provenienti da famiglie con svantaggio socio-economico. Dunque, è chiaro come la frequenza dell'asilo nido contribuisca a ridurre le disuguaglianze e la povertà educativa.

 

Determinante risulta essere la durata della frequenza dell’asilo nido. I bambini di famiglie in svantaggio socio-economico che hanno frequentato il nido per tre anni, infatti, hanno risposto in modo adeguato al 50% delle domande, a fronte del 42,5% per coloro la cui frequenza è stata tra i 12 e i 24 mesi e del 38% per un solo anno o meno.

 

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Asili nido quasi assenti in Calabria e in Campania

 

Secondo i dati sulla copertura dei servizi per la prima infanzia nel nostro Paese riportati da "Save the Children", la copertura garantita dal servizio pubblico è quasi assente in regioni come Calabria (2,6%) e Campania (3,6%), seguite da Puglia e Sicilia con il 5,9%, a fronte delle più virtuose Valle d’Aosta (28%), Provincia autonoma di Trento (26,7%), Emilia Romagna (26,6%) e Toscana (19,6%).

 

Ci sono risultati migliori per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, che in Italia accoglie il 92,6% dei bambini dai 3 ai 6 anni.

 

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La qualità del tempo passato con i propri figli incide sul loro sviluppo


Dall’indagine diffusa da "Save the Children" emerge un altro dato importante: una mamma lavoratrice rappresenta un fattore di protezione rispetto alla povertà educativa, in particolare per i bambini che si trovano in un contesto di disagio socio-economico. 

 

L’occupazione delle mamme non è un fattore di svantaggio per i bambini in termini di povertà educativa, ma è la qualità del tempo che i genitori trascorrono con i propri figli ad incidere in modo significativo sulla loro crescita educativa, tempo passato insieme per svolgere attività come la musica, la lettura condivisa e i giochi all'aperto.

 

La promessa del premier Conte: "Il primo intervento sarà sugli asili nido"

 

Il premier Giuseppe Conte ha affermato ieri, davanti alla Camera, che, per il nuovo governo, gli asili nido saranno la priorità assoluta. In particolare, ha detto: "Asili nido? Il primo, immediato intervento. Non possiamo indugiare oltre".

 

Poi, Conte ha spiegato le motivazioni della sua dichiarazione: "È un investimento strategico per il futuro della nostra società perché combatte le diseguaglianze sociali, che si manifestano nei primi anni di vita, e favorisce una più completa integrazione delle donne".

 

Il premier ha affermato che l'obiettivo del nuovo governo è offrire asili nido e micronido gratis a chi ha un basso reddito a partire dal prossimo anno scolastico 2020/2021 e soprattutto nel Mezzogiorno.

 

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