Studio

L'asilo nido limita davvero l'intelligenza dei bambini?

asilonido
07 Luglio 2016
Una ricerca sperimentale condotta da un ricercatore italiano indaga le conseguenze sull'intelligenza dei bambini che vanno all'asilo nido (ma anche sulla loro salute). A risentirne, l'IQ dei bambini figli di famiglie benestanti. Il segreto è il rapporto 1 a 1 nei primi anni
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Mandare i bambini piccoli al nido: non sempre è una scelta per le mamme, soprattutto lavoratrici, e che non hanno nonni vicini o persone di fiducia a cui poter affidare i propri bimbi. Ma come si troveranno i bimbi all'asilo?

 

Uno studio preliminare italianissimo e coordinato dall’economista Andrea Ichino, professore dell'Università di Bologna e dello European University Institute, e condotto con i ricercatori Margherita Fort e Giulio Zanella, mette in discussione il giovamento che i piccoli potrebbero trarre dal frequentare un nido. A determinate condizioni però.

 

Lo studio si chiama "Cognitive and non-cognitive costs of daycare 0–2 for girls" ed è andato ad analizzare alcune strutture del capoluogo emiliano.

Secondo lo studio per i bambini di famiglie non svantaggiate un mese di nido aggiuntivo tra 0 e 2 anni ridurrebbe il quoziente intellettivo dello 0,5% all’età di 8- 14 anni.

 

Ma come mai? Sempre secondo lo studio preliminare, l’effetto osservato sui bambini che frequentano il nido dipenderebbe dal fatto che mentre al nido il rapporto adulto bambino è di 1 a 4 e diventa 1 a 6 nella fascia dei 2 anni, restando a casa è diverso. Il bimbo sarebbe affidati a nonni, genitori o baby sitter e quindi l’interazione adulto-bambino si abbasserebbe a 1 a 1.  Importante per questa fascia d'età, soprattutto per le bimbe, solitamente "più mature" dei bimbi e che sfruttano l'interazione 1 a 1 più dei fratellini. Le bambini infatti sono risultate le più svantaggiate dalla ricerca.

 

Quindi? Niente nido?

 

Come spiega al corriere.it Franco Frabboni, pedagogista e studioso, preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. «L’impianto della ricerca può essere una sollecitazione. Proporrei però un capovolgimento della domanda: se questo è il risultato, allora bisogna studiare cosa avviene nella famiglia, nel rapporto tra adulti e bambini. Perché la ricerca scientifica ha vivisezionato il mondo del nido, ma molto poco sappiamo di quello che succede nelle famiglie». «Innanzitutto — spiega Frabboni — non è detto che il rapporto 1 a 1 sia un’interazione creativa, perché una mamma e un papà che non mandano il figlio al nido potrebbero semplicemente interagire con lui attraverso la ripetizione. Una famiglia chiusa in se stessa non è mai meglio di un nido. Poi potremmo dire che ai nidi mancano ancora alcune figure, come quella maschile. Gli anziani, figure che invece i bambini incontrano in famiglia. Anche i nidi bolognesi hanno ancora bisogno di una forma di comunicazione tra genitori e dade che diventi un vero gruppo di ricerca». 

 

Un vantaggio però, per la salute dei maschietti

 

E se restano dubbi sull'intelligenza, la salute, ad andare all'asilo, ne gioverebbe. Verrebbe infatti ridotto il rischio di essere sovrappeso fra gli 8 e i 14 anni, in particolare per i maschi. 

 

Fonte: l'abstract della ricerca dell'Università di Bologna