Psicologia

Capricci dei bambini, come gestirli

Di Franco Teruzzi
8 ottobre 2012
Comandi chiari e precisi, impartiti con voce ferma e sicura. La risposta ai capricci di ogni genitore fa parte della sua scelta educativa

Tra le tante disamine sull'argomento presenti nella letteratura scientifica, una delle ultime voci “autorevoli”, ripresa recentemente dai maggiori quotidiani inglesi, propone una soluzione al tempo stesso semplice e disarmante: con i bambini, tanto più se piccoli, il metodo da adottare è lo stesso che si usa quando si a che fare.... con i cani.

 

Il virgolettato sull'aggettivo autorevoli, in questo caso, è d'obbligo. Perché a fare questa provocatoria affermazione è Pat Moore, un noto e affermato comportamentista, il cui ramo d'azione è però il mondo animale. Moore è infatti il responsabile della sezione “comportamento” al Battersea Dogs & Cats Home, una vera e propria istituzione britannica (ha sede a Londra, nel quartiere Battersea, dal 1871) nel campo del volontariato in aiuto di cani e gatti.

 

A sentir lui, il parallelo tra cani e bimbi sarebbe del tutto ovvio: come gli animali da compagnia, anche i cuccioli di umano non sono in grado di esprimere il loro punto di vista. Entrambi, in quanto inesperti, non hanno alcuna idea di come ci si comporta in determinate situazioni.

 

È per questo che anche con i bambini si dovrebbe adottare la strategia usata per i cani. Cioè fornir loro una guida precisa e sicura, impartendo i “comandi” con frasi brevi e chiare accompagnate da gesti facilmente riconoscibili: mimica facciale e tono della voce su tutti.

 

Vietato urlare. La voce deve essere ferma e sicura

“Ma attenzione - spiega Moore - che questo non significa usare la propria voce urlando gli ordini, come si sente fare a certe mamme esasperate dai capricci dei figli al supermercato”. La voce deve essere ferma e sicura, decisa, non alterata dalla rabbia o dalla disperazione! E il messaggio deve essere chiarissimo.

 

Il paragone con i cani può apparire inopportuno e anche magari offensivo, ma in quello che afferma Moore c'è senz'altro del vero.

 

Premia il comportamento corretto. Senza esagerare

Ci sono studi pedagogici, per esempio, che dimostrano che la strategia, ormai assodata ed efficacissima per l'addestramento degli animali, di indirizzare al comportamento corretto premiandolo, anziché castigare il comportamento sbagliato, è assolutamente funzionante anche con gli esseri umani in erba.

 

È quello che Moore chiama “rafforzamento positivo” (meglio prevenire che curare), che il comportamentista inglese caldeggia anche per i bimbi.

 

Moore però incoraggia a non abusare dei premi per i comportamenti corretti. Se un premio viene elargito con troppa facilità, finisce con il perdere il suo valore gratificante. Meglio quindi riservarlo per le occasioni davvero speciali.

 

In queste ultime affermazioni di Moore, al di là del contenuto specifico, c'è indubbiamente un aspetto fondamentale di fondo.

 

La risposta ai capricci rientra nella tua scelta educativa

“Quando Moore afferma, per esempio, che le spiegazioni e le parole devono essere semplici e dirette, o che funziona di più la linea del premio rispetto a quella della punizione” - spiega Paola Marchionne - esperta psicopedagogista, consulente educativa per educare.it e per le scuole di ogni ordine e grado - “quello che deve essere colto è il fatto che parla di un sistema che si inserisce in un contesto generale che ha a che fare con l'educazione e le scelte a essa correlate. Non si tratta, quindi di fornire solamente una risposta al singolo capriccio, ma di uniformarla al proprio modo di essere genitori”.

 

I capricci rappresentano, prima di tutto, un test educativo sia per il figlio che per il genitore. Si tratta di una manifestazione che a volte può essere davvero difficile da gestire e che può mettere a dura prova sia la parte richiestiva del bambino, che quella responsiva dell'adulto . “Per questo motivo, vanno a mio parere inquadrati, sin da subito, nella generale ottica educativa” continua la psicopedagogista. “La risposta che il genitore decide i dare ai capricci deve essere uniformata al suo modo di fare educazione. Si tratta, in sostanza, di una scelta educativa.”

 

“Ignorarli, non ignorarli, rispondere, cercare di spiegare, sgridare: qualunque sia la scelta, in fondo non è altro che lo specchio del modo in cui il genitore fa educazione. Prima ancora di capire qual è la risposta giusta al capriccio, quindi, è bene che ogni genitore abbia ben chiaro il modo in cui intende affrontare il percorso educativo con il proprio figlio”.

 

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