Psicologia infantile

Capricci dei bambini per stanchezza o fame

Di Franco Teruzzi
08 Ottobre 2012
Stanchezza e fame sono la causa principale dei pianti, talvolta disperati, dei bimbi da 0 a 12 mesi. Anche un’alimentazione ‘sbagliata’, per esempio con troppi zuccheri, può scatenare irrequietezza e aggressività
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La progressiva conoscenza che il genitore (in particolare la mamma) fa del suo neonato e lattante, lo aiuta a riconoscere il timbro del pianto e a intervenire di conseguenza.

“In queste situazioni è importante non fornire la risposta sbagliata (ad esempio porgere il ciuccio quando il pianto deriva dal pannolino bagnato) o, peggio, commettere l'errore di eccedere,” spiega la psicopedagogista Paola Marchionne.

Fame e stanchezza, anche al di fuori del primo anno di età, e persino negli adulti, sono comunque un comprensibilissimo generatore di stress, e se non direttamente come nei neonati, sono spesso concause di pianti e sceneggiate isteriche.

Un corpo affamato, specialmente nel caso dei bambini, risente anche a livello ormonale della necessità di alimentarsi.

Margot Sunderland nel suo libro “The Science of parenting” ricorda l'azione di due ormoni, cortisolo ed epinefrina, che aumentano in concomitanza di un calo energetico (basso tasso di zuccheri nel sangue). Questi ormoni sono direttamente responsabili del livello di stress, che sale di pari passo con il loro rilascio in circolo.

Ansia, agitazione, aggressività, stati di panico possono derivare dunque dal bisogno di mangiare. Senza contare che un'ipoglicemia momentanea mette il cervello in condizioni di malfunzionamento, tanto quanto può farlo, negli adulti, lo stato di ebrezza per eccesso di alcool.

Analogamente, anche la mancanza di sonno, la necessità di riposo, influiscono sull'emotività anche a livello ormonale. Molte ricerche dimostrano che la privazione del sonno ha effetti diretti sull'equilibrio del sistema nervoso autonomo.

Alla luce di ciò, quando un capriccio si manifesta in presenza di fame o sonno, anche se apparentemente a scatenarlo è un qualunque altro motivo, sicuramente il genitore dovrà essere più tollerante e comprensivo. E avrà, anzi, una freccia in più al suo arco per distogliere il bambino dalla causa scatenante, offrendogli di soddisfare la concausa (invitandolo a riposare o mangiare, per esempio).

Capricci per troppi zuccheri

Il rapporto tra cibo è capricci è ancora più articolato di quanto esposto finora. A complicare le cose ci si mette infatti la biochimica. I dolci, graditi alla gran parte dei bambini, sono sicuramente un'arma a doppio taglio. Possono essere infatti un valido alleato se usati con parsimonia per premiare comportamenti corretti. Una coccola gradita quando non se ne abusa.

Ma anche un'arma impropria se usati inopportunamente per sedare capricci. Oltre a tutto ciò, possono essere una causa alquanto subdola di crisi isteriche e sceneggiate di origine “chimica”.

Come ricorda Margot Sunderland nel suo libro “The Science of parenting”, infatti, numerose ricerche hanno dimostrato la stretta correlazione tra un'alimentazione troppo ricca di zuccheri e comportamenti indesiderati. Il cervello dei bambini, così come il loro organismo, è particolarmente vulnerabile perché ancora immaturo.

L'eccesso di zuccheri, appunto, favorisce irrequietezza e aggressività, e in molti bambini iperattivi è stato individuato come causa del loro disturbo. Va da se che quando la tendenza al capriccio è patologica e correlata a comportamenti anomali di questo tipo, si debba verificare anche, dunque, se non vi siano squilibri alimentari in tal senso.

Capricci da additivi alimentari

Altri disagi possono essere causati da componenti dell'alimentazione. Per esempio la Sunderland cita alcuni additivi alimentari, come coloranti ed edulcoranti. I dolcificanti artificiali in particolare, presenti in molte bevande “senza zuccheri”, sono sicuramente da evitare nei bambini.

L'idea di sostituirli allo zucchero, infatti è del tutto controproducente. Tra le altre cose, per esempio, i dolcificanti artificiali alterano la stabilizzazione della serotonina, ormone fondamentale per l'equilibrio psicofisico, e quindi interagiscono anch'essi negativamente su iperattività e aggressività.

Piccoli ricatti

Attenzione: benché acerbe, le menti dei cuccioli d'uomo sanno comunque essere diaboliche. Per esempio, è tipico dei bambini saper cogliere al volo le debolezze dei genitori, dei nonni o di chiunque abbia con loro un forte legame affettivo. E approfittarne al meglio con un capriccio ben architettato.

Così, se sarà chiaro in breve che una mamma molto apprensiva li coccolerà al minimo lamento, eccoli trasformarsi in perfetti attori e recitare la parte ad hoc, ogni qual volta ne avranno semplicemente voglia, e non realmente bisogno.

Relativamente a fame e stanchezza, abbiamo già visto che dopo l'anno di età, e fino ai tre quattro anni, capita abbastanza di frequente che i capricci legati a uno di questi due bisogni primari non si plachino, ma al contrario si acuiscano proprio con il tentativo di soddisfarli.

Nel caso del cibo spesso ciò è legato all'attraversamento, in questo periodo della crescita, di quella che gli psicologi chiamano fase orale. In questa fase il rifiuto del cibo, anche plateale (urla e strilli, bocche serrate o tremendi spargimenti di pappe spruzzate con veemenza da boccucce innocenti), diventa per il bambino una forma di ricatto, un modo per tenere la mamma legata a se e un tentativo di affermazione.

“Quando il capriccio diventa una forma di controllo del bambino nei confronti del genitore - spiega Paola Marchionne - il motivo è spesso una risposta sbagliata del genitore: tipicamente per esempio, c'è la tendenza a dare uno spazio troppo grande al capriccio, magari passando ore e ore a fornire spiegazioni, oppure esaudirlo qualunque esso sia”.

“Se noi diamo modo al bambino di usare il capriccio come una pulsantiera (se faccio così ottengo questo), lui ci utilizzerà a suo piacimento”, continua Marchionne. “Spesso invece un bel freno al capriccio è quello di rispondere al bambino in modi diversi. Se noi gli insegniamo che tutte le volte che piange ottiene il ciuccio, magari intinto nel miele, facilmente instauriamo un meccanismo domanda-risposta che può essere errato. Invece bisogna aprire da subito spazio a diverse risposte, pur inerenti la sua richiesta. Inventandosi qualcosa di alternativo se non si vuole, per esempio, allattarlo a domanda. Questo, come si vede, è fare educazione sin da subito”.

A tal proposito, Pat Moore, prendendo spunto dalla sua esperienza di comportamentista con i cani, supportato anche dal collega Alison Russel, nell'articolo pubblicato sulla rivista Paws Magazine (prestigiosa, ma specializzata in animali) suggerisce alcuni dei suoi trucchi asserendo che funzionano benissimo anche con i bambini.

Per esempio, di fronte a un bimbo (o a un cane!) che si dimostri troppo possessivo nei confronti di un suo oggetto “feticcio”, lanciandosi in crisi isteriche qualora glielo si volesse sottrarre, Moore propone di non intervenire con un castigo, quanto piuttosto con un'azione dissuasiva, mirata a distrarre l'attenzione dell'oggetto desiderato, magari proponendo un'alternativa altrettanto interessante.

Consiglio che può diventare valido anche quando la possessività nei confronti dell'oggetto diventa causa di litigi e capricci non per l'intervento dell'adulto, ma anche per competizione con altri bambini (fratelli o compagni di giochi).

Capricci a tavola

Il capriccio a tavola è un vero classico. Abbiamo già visto che spesso, soprattutto dall'anno ai tre anni di età, ciò accade in relazione all'attraversamento della fase orale. E più avanti può essere uno dei tanti meccanismi messi in atto per il naturale braccio di ferro che il bimbo sostiene con i genitori.

Ma alle volte, molto più banalmente, il capriccio è solo questione di gusti. La mamma vuole che si mangino le zucchine e il figlio o la figlia storcono la bocca. Non sempre è il caso di insistere imponendosi con decisione. Magari le zucchine non piacciono, però i pomodori si. Ma quando la lista degli alimenti graditi è ridotta al lumicino (e di solito si tratta di quelli meno opportuni dal punto di vista di una sana alimentazione), sicuramente occorre intervenire.

“Per evitare sceneggiate a tavola - suggerisce Paola Marchionne - bisogna proporre tutto sin da piccolissimi, perché anche il gusto si può e si deve educare. Se ci si ferma sin da subito quando il piccolo rifiuta un alimento, si arriva a bambini che mangiano ancora gli omogeneizzati a dieci anni, oppure che pasteggiano con latte e biscotti a colazione e cena”.

Oggi i bambini facilmente vengono fatti mangiare male dall'inizio, a partire dallo svezzamento. Vuoi per comodità, vuoi per pigrizia, vuoi per eccesso di benevolenza. In questo senso i capricci a tavola possono e devono essere invece prevenuti con una sana educazione alimentare. Se non si è partiti con il piede giusto, il capriccio per il cibo indesiderato va comunque affrontato, perché un'alimentazione sana è importante e rappresenta un investimento in salute presente e futura.

“Il capriccio a tavola non va quindi assecondato - prosegue Marchionne - ma combattuto, anche con la necessaria durezza. Che non deve però mai essere eccessiva, per evitare conflitti estenuanti per entrambe le parti e pure controproducenti. Con il rischio di instaurare un rapporto conflittuale con il cibo”. La regola migliore è quella del poco (patteggiando): “mangiane almeno un po'”. Mai invece concedere alternative quando il “non mi piace” è pretestuoso.

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