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Come gestire (e prevenire) i capricci

Di Simona Regina
amicaincinta8

13 Aprile 2017 | Aggiornato il 16 Febbraio 2018
Possono mettere a dura prova i genitori, ma i capricci, che ci piaccia o no, sono in gran parte una componente dello sviluppo normale: tutti i bambini cioè sono capricciosi di tanto in tanto, polemici e qualche volta testardi. Come gestirli al meglio ce lo spiega  Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all'Università della Sapienza di Roma.

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A come amore. B come bambini. C come capricci. Capricci! Aiuto: che fare? Perché non c’è amore che tenga. Nel senso che, nonostante tutto l’amore del mondo, a volte è davvero difficile gestire i capricci dei propri figli. Urla, pianti, “no”, “non mi va” oppure “lo voglio” ripetuti in modo intermittente.

Abbiamo chiesto allora ad Anna Oliverio Ferraris, psicologa, psicoterapeuta e docente di Psicologia dello sviluppo all'Università della Sapienza di Roma, cosa fare per gestirli al meglio e, possibilmente, per prevenirli.

 

“Innanzitutto – tranquillizza la psicologa – i capricci, come molti altri comportamenti che possono mettere a dura prova i genitori, sono in gran parte una componente dello sviluppo normale. Tutti i bambini cioè sono capricciosi di quando in quando, polemici e qualche volta testardi”.

 

I capricci? Bisogno di intraprendenza

In particolare però, come spiega nel libro Non solo amore. I bisogni psicologici dei bambini, capricci e “cattiverie” tendono a essere più frequenti verso i due-tre anni e nella prima adolescenza, perché in questi momenti dello sviluppo si avverte l’esigenza di una maggiore indipendenza e il bisogno di affermarla. Nei bambini più piccoli è un modo birichino di verificare le regole e la pazienza degli adulti. E poi qualcosa di analogo si verifica anche nella prima adolescenza. Non bisogna quindi preoccuparsi troppo dei comportamenti indisponenti che a queste età possono avere i figli, in quanto si tratta di una fase della crescita”. Anche se, in fin dei conti, una certa dose di provocazione rientra nella norma anche tra i cinque e gli undici anni.

 

 

 

Servono delle regole

Sebbene i comportamenti oppositivi dei bambini possano mettere a dura prova anche il genitore più paziente, Anna Oliverio Ferraris rincuora le mamme e i papà, rassicurando che fissare dei limiti e stabilire delle regole chiare, nella maggior parte dei casi serve a contenere i capricci: quegli atteggiamenti provocatori, testardi, menefreghisti che assumono sfumature diverse a seconda dell’età e, ovviamente, da bambina a bambina.

 

“Esistono infatti delle differenze legate al temperamento e ci sono dei bambini particolarmente cocciuti. Non è infrequente, tra l’altro, che questi bambini abbiano dei genitori con una personalità simile, per cui in alcune famiglie gli “scontri” tra volontà “forti” possono essere più frequenti che in altre. Così come d’altro canto ci sono genitori troppo lassisti, che non insegnano chiaramente ai figli a discriminare tra ciò che è accettabile e ciò che invece non lo è”. [Leggi anche: come insegnare il rispetto delle regole]

 

A quanto pare, la virtù sta nel mezzo. Perché i genitori dovrebbero cercare di essere né troppo intransigenti né troppo permissivi. “Sia le reazioni troppo dure che il lassismo hanno spesso infatti l’effetto di peggiorare la situazione. Perciò, se il metodo usato da un genitore nel risolvere i conflitti con i figli non funziona, è meglio che l’altro, invece di insistere nella stessa direzione, cerchi un approccio differente, magari opposto” consiglia la professoressa.

 

 

Da un estremo all’altro: ipercontrollanti o iperpermissivi

 

Ecco due situazioni descritte da Anna Oliverio Ferraris nel libro Non solo amore:

 

- Marco, sette anni, era una vera peste. Menava la sorellina, faceva pipì sui tappeti, polemizzava in continuazione, sputava contro i genitori e rifiutava di fare tutto ciò che gli veniva richiesto. Sia papà che mamma erano stati allevati da genitori molto severi, avevano quindi deciso che i loro figli sarebbero cresciuti in un clima di totale libertà. Purtroppo però il loro permissivismo con Marco non funzionava. Soltanto quando incominciarono a comportarsi in modo più fermo, ponendo alcune regole, le cose cominciarono a migliorare.

 

- Sara, sei anni, rifiutava di fare qualsiasi cosa i genitori richiedessero. Non cooperava in nulla, nemmeno nel lavarsi e nel vestirsi. Fin da piccolissima era cresciuta in un clima ipercontrollante: i genitori, che tenevano moltissimo all’ordine, non le avevano consentito di essere spontanea e di lasciarsi andare, ogni tanto, alle birichinate tipiche dell’età. Inoltre, se lei era stanca o triste, non ne tenevano conto. Quando impararono a essere meno restrittivi e a consentire un po’ di confusione e di disordine, Sara incominciò a rilassarsi, a rispondere di più alle loro richieste e a essere più conciliante.

 

 

Che cosa sono i capricci

Anche se possono assumere forme diverse, il minimo comun denominatore dei capricci è, secondo la psicologa, l’insistenza che alla fine può davvero sfiancare l’adulto.  C’è chi dà luogo a sceneggiate più o meno plateali e interminabili di fronte al rifiuto di mamma o papà di comprare ciò che vuole al supermercato, chi non tollera sentirsi dire “basta: spegni la tv o spegni il videogioco” e chi inizia a correre per tutta la cosa anziché andare in bagno a lavarsi i denti prima di andare a nanna.

Leggi anche 5 capricci tipici: 10 consigli che funzionano DAVVERO

 

“Se, come dicevamo, i capricci sono una componente dello sviluppo e quindi non bisogna farne un dramma, è importante però anche chiedersi a cosa siano dovute alcune reazioni, per prevenirle” puntualizza Oliverio Ferraris.

In altre parole, “i genitori dovrebbero chiedersi se i figli fanno effettivamente una vita adatta a loro, che prevede gioco, movimento, interazioni coi coetanei, accudimento dell’adulto... “. Una quotidianità stressante, scandita da eccessivi impegni, o al contrario una giornata trascorsa immobile davanti alla tv, senza la possibilità di giocare e interagire con i propri pari, possono infatti innescare comportamenti capricciosi e la ricerca continua di gratificazioni. “Dalla tv, per esempio, arrivano eccessive sollecitazioni e un bimbo che trascorre ore e ore davanti al piccolo schermo è eccessivamente esposto alla pubblicità che induce il desiderio di volere questo e quello: dalle merendine ai giocattoli… E a volte il rifiuto del genitore finisce con l’innescare estenuanti proteste”.

 

“C’è da dire – aggiunge – che i bambini e le bambine più son piccoli, meno hanno il pieno controllo delle emozioni, per cui appena vedono una cosa la vogliono oppure, al contrario, vogliono sottrarsi assolutamente a una serie di incombenze: come lavarsi le mani perché è arrivato il momento di sedersi a tavola o i denti perché così si fa prima di andare a letto. Anche se all’inizio possono fare opposizione, lo apprenderanno poi crescendo e in maniera ancora più facile se sono appagati perché fanno cose divertenti e hanno un buon rapporto con gli adulti di riferimento”.

 

 

Il neonato che piange non fa i capricci: comunica

Il neonato che piange comunica. Non è capriccioso. Piange perché prova un disagio: ha troppo caldo o troppo freddo, sta scomodo e vorrebbe cambiare posizione, ha fame o sete, non sta bene. Oppure vuole più semplicemente richiamare l’attenzione per essere preso in braccio perché ha voglia di coccole.

Man mano crescendo, i bimbi non hanno bisogno di stare sempre in braccio o di piangere per avere attenzioni, ma la presenza dell’adulto continua a essere importante per il loro senso di sicurezza, per dare senso alle cose, per acquisire una sempre maggiore autonomia.

 

 

Arginare i capricci? Con buona disciplina

Per arginare i capricci serve un po’ di buona disciplina, fatta di regole, dialogo e comprensione. “La buona disciplina non è umiliante, è ferma ma non necessariamente severa, lascia margini di libertà ma nel rispetto delle regole”.

Questo significa che se il bambino fa i capricci, bisogna evitare di umiliarlo o etichettarlo con giudizi del tipo “sei un bambino stupido", "sei cattivo”, “sei sempre il solito”: non si fanno cioè considerazioni sulla persona ma sul comportamento sbagliato. Meglio ancora parlare in positivo dei comportamenti che sarebbe meglio adottare.

 

Quando è intrattabile perché particolarmente agitato, gli si può dire “stai un po’ per conto tuo, e quando sei più calmo torna da mamma e papà”, in modo che senza tagliare i ponti lo si invita a sbollentare la tensione e a tranquillizzarsi. Leggi anche Punizioni, meglio insegnare l'autodisciplina

 

E infine, le regole sono importanti per crescere, pongono dei limiti, contribuiscono a dare un senso alle cose, purché siano coerenti e non dittatoriali, non troppo restrittive, e non associate a punizioni dure. Se adeguate all’età, anche se protestano, i bambini capiscono in fondo che ci sono dei limiti e non si può ottenere tutto e subito.

 “Tenete presente inoltre che con gli anni – precisa Oliverio Ferraris – cambia la maturità intellettiva e solo crescendo i bambini acquisiscono la capacità di esprimere le motivazioni a sostegno del proprio comportamento. Fino a una certa età, tipicamente intorno ai 3-4 anni, dunque, un bimbo ripete senza sosta “lo voglio, lo voglio, lo voglio”, o “non mi va, non mi va…”, poi impara anche a spiegare il perché vuole o non vuole assolutamente quella cosa”.

 

Cosa fare/non fare

  • Evitare le punizioni che umiliano o spaventano: per placare un capriccio al bando le minacce di chiuderlo al buio, di non parlargli per una settimana, di andarsene di casa o di non volergli più bene. Quest'ultima, in particolare, può essere quella che ferisce di più.
  • Meglio non fare paragoni con i fratelli o le sorelle (e in generale con gli altri) perché scatenano rabbie, gelosie, risentimenti.
  • Non alzare le mani. E se scappa, spiegare: "non mi piace picchiare, ho perduto la pazienza, non deve più capitare ".
  • Non urlare. Anche se può essere comprensibile in certi momenti di esasperazione, le urla però non sono necessarie, anzi: lo sguardo, insieme al tono di voce, contribuisce a esprimere fermezza più di tante ramanzine urlate a gran voce.
  • Per evitare quei capricci che più o meno immancabili scattano quando arriva il momento di indossare il pigiama e lavare i denti, si può provare a rendere questa prassi più indolore illustrando la sequenza delle cose da fare e sottolineando che subito dopo ci sarà un momento piacevole: le coccole, la lettura di un libro, il racconto di una storia.
  • Premiare i comportamenti positivi: congratularsi quindi quando tutto fila liscio. Si può provare per esempio con il metodo delle stelline: in pratica su un tabellone si segna com’è andata la giornata con una o più stelline e se a settimana conclusa sono state totalizzate un certo numero di stelline, indicative dei buoni comportamenti, allora si può gratificare il bimbo con un piccolo premio (un giornalino, un pacchetto di figurine…).
  • Patti chiari amicizia lunga. Vale eccome questo detto con i bambini. Per cui, meglio stabilire prima quanto tempo poter stare davanti alla tv o con la consolle in mano. E al momento di smettere, in caso di rifiuto si spegne il televisore o il videogioco.  Leggi anche 20 trucchi per gestire i capricci
 

Con l’età cresce la voglia di autonomia: assecondiamola

Si sperimenta intorno ai 2-3 anni, poi il bisogno di autoaffermazione e indipendenza ritorna ancora più forte nella fase della preadolescenza. Che fare?

Anna Oliverio Ferraris consiglia di trovare un sano equilibrio tra il concedere e il vietare, dimostrando al figlio di comprendere il suo bisogno di autonomia e di crescita.

 

Per esempio si può concedere qualche uscita pomeridiana con gli amici e le amiche, motivando sempre un eventuale rifiuto, e pretendendo il rispetto dell’orario. Questo favorisce il senso di responsabilità.

 

È bene lasciare spazi di libertà anche dentro casa: è tipico infatti che a 11-12 anni si manifesti per esempio il desiderio di starsene da solo nella propria cameretta, di appendere delle foto o dei poster alle pareti: è il suo spazio, in cui può esprimere se stesso. Così come è bene concedere una certa libertà nella scelta dell’abbigliamento o nel taglio dei capelli.

 

Meglio non interferire troppo sul fronte amici, che nel tempo cambiano: a meno che le persone che frequenta siano poco raccomandabili (bevono, si drogano ecc..), allora in questo caso è opportuno intervenire.

 

Insomma, se alcune libertà vanno assecondate, per altre invece (sesso, tatuaggi, feste notturne, piercing...)  è bene spiegare che non c’è fretta o che possono essere pericolose. Ti potrebbe interessare Tatuaggi e piercing: quali rischi si corrono e come farli in sicurezza

 

Infine a questa età è importante rendere i figli partecipi della vita familiare, coinvolgendoli nelle scelte da fare, per esempio sulla destinazione delle prossime vacanze, su certe spese per la casa, su lavori e attività comuni. Sentirsi chiamati in causa è gratificante e aiuta ad accettare limiti su altre aspetti della quotidianità.