Psicologia infantile

Il capriccio del bambino è la risposta alle difficoltà

Di Franco Teruzzi
08 Ottobre 2012
I capricci possono essere la risposta (per lo più sana) alle regole educative imposte in famiglia oppure a difficoltà esterne, all’asilo o a scuola. Come uscirne? Con l’osservazione e tanta pazienza
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Nel percorso di crescita, i bambini devono inevitabilmente salire diverse “rampe di scale”, cioè affrontare diverse prove. In particolare nei primi cinque anni di età, il rapporto con il genitore è fondamentale per il loro sviluppo psicofisico. Molte delle prove che il bambino affronta, e il grado di difficoltà che trova nel superarle, dipendono proprio da questo rapporto. È il genitore, soprattutto, che nel suo percorso di educazione impone al bambino delle regole da rispettare.

Le regole e i modelli proposti sono naturalmente variabili, sia per qualità che per quantità, da una famiglia all'altra. Così come diverse sono le difficoltà individuali dei bimbi nell'affrontarli. Ma in generale, posto che sono fondamentali per aiutare il bambino nel suo percorso verso l'autosufficienza, si deve partire dal presupposto che siano adeguate alla sua capacità di adeguamento. Quindi proporzionate all'età, alla maturità, alle attitudini e alla sua identità psicofisica.

Non ci sto!

Naturalmente nell'imporre delle regole non sempre tutto fila liscio. Un comportamento dettato dall'adulto può essere assecondato senza problemi, oppure generare conflitto. O magari, in momenti diversi, generare una delle due opposte risposte. Il capriccio è una delle manifestazioni di questo conflitto. Una risposta naturale e per certi versi sana, molto più sana, per esempio, dell'apatia o della regressione. A meno che, naturalmente, il capriccio non sia eccessivamente frequente e incontrollabile.

“Il capriccio stesso è di fatto una risposta alle difficoltà e al tempo stesso un'ulteriore prova - afferma Paola Marchionne - esattamente come salire una rampa di scale. Non tutti fanno la stessa fatica, c'è chi arriva in cima con appena un po' di fiato corto, chi sudato e chi sfinito”.

Se il rapporto con i genitori e in generale l'imposizione di modelli di comportamento sono la causa principale del capriccio, non va dimenticato che molte dinamiche si generano anche all'esterno dell'ambito familiare.

La scuola non mi va!

All'asilo, a scuola, nel rapporto con gli adulti, ma anche con gli altri bambini, possono esserci molteplici motivi di disagio e difficoltà da superare. Che possono scatenare reazioni capricciose sia immediate, sul momento. Che in un secondo tempo, una volta rientrati in famiglia, magari con il pretesto di una causa di per se assolutamente banale, ma che cela appunto altre motivazioni.

Ecco dunque che torna fondamentale l'invito all'attenta osservazione e conoscenza dei propri piccoli.

Serve tanto spirito di osservazione

Occorre quindi armarsi di santa pazienza e affinare, sin da subito, una dote fondamentale per il genitore: il proprio spirito di osservazione. Difficile? Sicuramente, e a volte anche faticoso. Ma sarà senz'altro d'incoraggiamento sapere che i premi non tarderanno ad arrivare. Non solo si riuscirà a risolvere al meglio il capriccio del momento, ma si potrà persino imparare a prevenire i malumori e la loro degenerazione in urla e strilli disperati!

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