Alimentazione

Diete vegana e vegetariana per bambini: i pediatri sconsigliano

Di Valentina Murelli
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20 Settembre 2017 | Aggiornato il 29 Settembre 2017
Secondo i pediatri Sipps e Fimp, per piccoli e adolescenti meglio una dieta che comprenda tutti i gruppi alimentari, in particolare la dieta mediterranea. Mangiare veg, comunque, è possibile, purché la dieta sia integrata con tutti i nutrienti che potrebbero essere carenti, come ferro, vitamina B12 e DHA.
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L'alimentazione ideale per bambini? Quella basata sulla dieta mediterranea

, cioè ricca di alimenti vegetali, ma che prevede comunque il consumo, per quanto limitato, di prodotti animali (carne, pesce e latticini). Più in generale, sì a una dieta che comprenda tutti i gruppi alimentari e no, almeno per i primi anni di vita, alla dieta vegetariana e, soprattutto, a quella vegana.

 

È questa, in sintesi, la posizione sulle diete veg presentata nei giorni scorsi dai pediatri della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps). Che, insieme ai colleghi della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), della Società italiana di medicina dell'adolescenza (Sima) e della Società italiana di medicina perinatale (Simp), hanno rilasciato il primo position paper italiano su Diete vegetariane in gravidanza ed età evolutiva.

 

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Diete veg, le possibili carenze

Il nodo della questione riguarda la carenza, nelle diete vegetariane e vegane, di nutrienti presenti unicamente o quasi in prodotti di origine animale. Si tratta in particolare di vitamina B12 e vitamina D, acidi grassi omega 3 come EPA e DHA, alcuni amminoacidi essenziali (gli amminoacidi sono i "mattoncini" che compongono le proteine) e minerali quali ferro, calcio, iodio, zinco e selenio. La carenza è massima per le diete vegane, che escludono completamente qualunque alimento di origine animale, ma può riguardare anche diete latto-ovo-vegetariane, che pure ammettono di portare in tavola uova e latticini.

 

"Parliamo di nutrienti essenziali per lo sviluppo del bambino, in particolare per lo sviluppo neurologico e immunitario e la loro importanza è massima soprattutto nei suoi primi 1000 giorni, quelli che vanno dal concepimento al secondo compleanno" precisa Vito Miniello, pediatra nutrizionista dell'Università di Bari e vice presidente Sipps.

 

Proprio in questa finestra temporale, infatti, sono particolarmente attivi quei meccanismi di interazione tra ambiente inteso in senso lato (dunque anche gli aspetti nutrizionali) e caratteristiche genetiche dai quali dipende, almeno in parte, la salute futura degli individui.

 

Veg solo con attento monitoraggio e supplementazioni adeguate

Come ricorda il documento dei pediatri Sipps, il problema è che ci sono prove scientifiche, documentate da vari casi riportati in letteratura, di quanto possa far male allo sviluppo neuro-cognitivo del bambino un deficit di nutrienti e in particolare vitamina B12, ferro e zinco. Per questo, "le diete vegetariane e vegane non supplementate devono essere considerate inadeguate a garantire un corretto sviluppo psicomotorio".  E chi decide comunque di far seguire ai figli, bambini o adolescenti che siano, un'alimentazione di questo tipo, deve "essere informato sui possibili rischi" e preoccuparsi di due aspetti fondamentali:

  1. che siano previste tutte le supplementazioni del caso;
  2. che crescita e sviluppo siano attentamente monitorati, magari con qualche visita in più rispetto ai coetanei onnivori. L'ideale sarebbe farsi seguire da un pediatra esperto di nutrizione (purtroppo non tutti lo sono), o affiancare al pediatra la consulenza di un nutrizionista.  

I rischi possibili di una dieta vegana


Il pediatra Andrea Vania, esperto per i temi della nutrizione della Società italiana di pediatria e tra i redattori del position paper appena pubblicato, ci aveva già illustrato i rischi più frequenti ai quali può andare incontro un bambino vegano, sottolineando che, comunque, molto dipende dall'età del bambino.

"Per tutti c'è la certezza di una carenza di vitamina B12, una vitamina molto importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale" aveva sottolineato Vania. "Poiché è contenuta solo in prodotti animali e noi non possiamo fabbricarcela, chi non ne mangia non ne ha". E ancora: "Un bambino vegano è per definizione carente di questa vitamina, che quindi va integrata con appositi supplementi".

Per altre sostanze come ferro, zinco, calcio, vitamina A, vitamina B, i rischi sarebbero un po' meno certi: "I livelli di queste sostanze dipendono da vari fattori, quindi alcuni bambini sono più esposti al rischio di carenza, altri meno". Per esempio, un aspetto significativo è l'apporto di fibre. Che sono cosa buona, certo, ma in quantità adeguata. Se l'apporto di fibre è troppo alto, queste riducono l'assorbimento di alcune vitamine, facendo rischiare la carenza.

I bambini più piccoli, tra sei mesi e due anni, hanno inoltre un rischio in più, cioè quello di basso apporto calorico. "Il fatto è - spiegava Vania - che molti alimenti vegetali hanno una scarsa densità energetica: magari saziano, perché fanno volume e lo stomaco del bambino è ancora piccino, ma non danno la giusta dose di energia necessaria per crescere. Il risultato è che il bambino può avere un disturbo della crescita".

 

Va detto comunque che la stessa analisi effettuata dai redattori del documento sottolinea come, in presenza di adeguata supplementazione, non mangiare carne e altri prodotti animali non sembri comportare rischi particolari per la salute del bambino. "Ma attenzione - sottolinea Miniello - in realtà per quanto riguarda il lungo periodo le certezze definitive scarseggiano. Non abbiamo molti studi a lungo termine che ci dicano se e quali conseguenze abbia, nel corso della vita, l'esposizione a una dieta veg nei primi anni di vita. Per questo, a titolo precauzionale, riteniamo che in queso delicato periodo di sviluppo sia meglio preferire una dieta più completa e bilanciata".

 

Una posizione netta, ma non condivisa da tutte le realtà scientifiche. Tanto che è lo stesso position paper a sottolineare come diverse società che si occupano di nutrizione (per esempio negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Australia) hanno una "posizione favorevole verso l'uso di stili alimentari vegetariani, in tutte le epoche della vita, purché vengano integrati i nutrienti carenti”.

 

A questo proposito, però, la preoccupazione dei pediatri Sipps riguarda la reale capacità delle famiglie che fanno questa scelta di curare attentamente lo stato nutrizionale dei bambini. Da qui l'indicazione a preferire una dieta onnivora, possibilmente di stampo mediterraneo o, in caso contrario, a farsi seguire attentamente da un pediatra esperto o da uno specialista.

 

Figure però - aggiungiamo noi - non sempre facilmente reperibili: se è vero che negli ultimi anni sono comparsi alcuni ambulatori dedicati all'alimentazione veg dei bambini, è altrettanto vero che, in generale, non molti pediatri di famiglia sono effettivamente esperti di nutrizione e non molti nutrizionisti sono specializzati nell'alimentazione dei bambini.

 

Sì convinto alla dieta mediterranea

I dati a disposizione - che a dire la verità non sono molti, e non sempre di buona qualità - indicano che le diete veg non sembrano avere un ruolo particolare nella prevenzione di malattie rispetto a quanto garantito, per esempio, da una dieta mediterranea, e dunque questo non dovrebbe essere motivo per proporla a bambini, adolescenti e donne in gravidanza o allattamento. Per tutti, l'alimentazione migliore rimane appunto quella di stampo mediterraneo, comunque ricca di alimenti vegetali e in particolari cereali, legumi, frutta secca e a guscio, olio d'oliva.

 

 

Mamma - o futura mamma - veg? Ecco cosa fare


Cosa succede a non mangiare carne o altri prodotti animali in gravidanza? Anche questo è un punto preso in considerazione dal documento, firmato per altro anche dagli specialisti della Società italiana di medicina perinatale.

 

I dati disponibili - anche in questo caso non particolarmente ricchi e solidi - non sembrano associare una dieta veg in gravidanza a esiti negativi come rischio di aborto, parto prematuro o basso peso alla nascita.

 

Tuttavia, si legge nel position paper, “è documentato che le donne vegetariane possono andare incontro a problemi di carenza di zinco, vitamina B12 e ferro". Quindi, anche in questo caso devono essere seguite da personale esperto ed eventualmente assumere integratori per i nutrienti carenti.

 

Stessa indicazione per le mamme vegetariane o vegane che allattano. L'eventuale carenza di nutrienti si trasmetterebbe infatti al latte, con possibili ripercussioni per la crescita e lo sviluppo del bambino. Se il bambino non è allattato al seno, o lo è solo parzialmente, e si preferisce per lui un'alternativa alle formule classiche derivate da latte vaccino, il consiglio è ad affidarsi a formule specifiche a base di proteine vegetali del riso o della soia. No, invece, alle comuni bevande vegetali (latte di riso, di soia, di avena e così via).

 

Svezzamento e autosvezzamento senza carne


Che dire, invece, sull'alimentazione complementare vegetariana o vegana? Di nuovo, non ci sono dati di sicurezza specifici relativi a uno svezzamento o autosvezzamento privo in tutto o in parte di alimenti di origine animale.

Il consiglio, dunque, rimane sempre lo stesso: "Si raccomanda un attento monitoraggio nutrizionale del lattante, anche dopo l'inizio dell'alimentazione complementare, provvedendo alle integrazioni necessarie per evitare che possano verificarsi esiti clinici gravi, come deficit della crescita, anemia, deficit neurologici”.