Igiene e salute

Difterite: che cos'è e come si previene

Di Valentina Murelli
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19 Novembre 2016
La difterite è una grave malattia infettiva provocata da una tossina batterica. Può essere efficacemente prevenuta con la vaccinazione, tanto che in Italia e in altri paesi europei è ormai rarissima o praticamente scomparsa. Il calo delle coperture vaccinali potrebbe però portare a farla circolare di nuovo.
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Che cos'è la difterite


La difterite è una grave malattia infettiva provocata da una tossina, ovvero una sostanza tossica prodotta da alcuni ceppi del batterio Corynebacterium diphtheriae. Questa tossina inibisce le funzioni delle cellule di vari organi e tessuti: naso, gola e tonsille, ma anche cuore, reni e sistema nervoso.

 

Per quanto possa colpire a qualsiasi età, la difterite interessa soprattutto i bambini non vaccinati. Nei paesi con clima temperato come l'Italia si diffonde durante i mesi invernali.

 

I sintomi della malattia


I sintomi variano a seconda della localizzazione principale del batterio. Se l'infezione riguarda solo il naso, si hanno perdite nasali mucose e purulenti, che si possono sporcare di sangue, e la formazione di una membrana biancastra sul setto nasale, dovuta alla moltiplicazione dei batteri.

 

Se riguarda la faringe compaiono mal di gola, febbre, inappetenza, e formazione di una membrana grigio-bluastra sul palato. E ancora, se interessa anche la laringe si hanno anche raucedine e tosse canina, con formazione di una membrana biancastra che - se di grandi dimensioni - può ostruire le vie aeree. "In passato, quando la malattia era diffusa - parliamo di diversi decenni fa - la laringite difterica era la forma più preoccupante, perché poteva portare a gravi difficoltà respiratorie e a soffocamento" spiega Paolo Bonanni, ordinario di igiene all'Università di Firenze.

 

Altri siti che possono essere coinvolti sono la congiuntiva dell'occhio, l'area vaginale e il canale uditivo. Nei paesi tropicali è diffusa anche una forma che interessa la pelle.

 

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È  una malattia grave? Le possibili complicanze


In genere la malattia ha un decorso benigno, ma in alcuni casi possono insorgere complicanze gravi. Succede per esempio se l'infezione interessa le vie respiratorie, perché si può avere ostruzione delle vie aree, oppure se il batterio va in circolo nel sangue. In questi casi può provocare conseguenze a livello del cuore, con miocardite e insufficienza cardiaca, dei reni, con insufficienza renale e del sistema nervoso (neuropatia periferica). Queste complicanze possono risultare letali.

 

Come si trasmette


La difterite si trasmette per contatto diretto con una persona infetta - per esempio attraverso le secrezioni aree e nasali - o, più raramente, con oggetti contaminati da secrezioni delle lesioni di un paziente. In passato, anche il latte non pastorizzato ha rappresentato un veicolo di infezione.

 

Come si fa la diagnosi


La diagnosi si basa in primis sull'osservazione clinica dei sintomi, e viene poi confermata dall'esame batteriologico delle lesioni.

 

Come si cura


La terapia prevede il trattamento immediato con l'antitossina batterica e con antibiotici, in particolare eritromicina o penicillina. Le persone malate vanno messe in isolamento per evitare il contagio di altre persone: la possibilità di contagio si azzera dopo un paio di giorni di terapia.

 

Come si previene


La strategia più efficace contro la difterite è la vaccinazione, disponibile già dagli anni venti del secolo scorso ma diffusa nel nostro paese a partire dal secondo dopoguerra. Prima di allora, si contavano in Italia decine di migliaia di casi - e circa 1000 morti - all'anno. La malattia è oggi rara proprio per effetto della vaccinazione estesa a tutta la popolazione. Il calo delle vaccinazioni che si è registrato nel nostro paese, però, potrebbe portare a rimettere in circolo il batterio.

In Spagna e Belgio negli anni scorsi si sono addirittura registrati due casi di morte di bambini (non vaccinati) colpiti da difterite.

 

Il vaccino antidifterico


Il vaccino contro la difterite contiene una forma inattivata della tossina batterica, che è stata trattata in modo da non essere più tossica per l’organismo, pur conservando allo stesso tempo la capacità di attivare il sistema immunitario e di generare anticorpi.

 

Nei bambini viene in genere somministrato nell'ambito del cosiddetto vaccino esavalente, cioè in combinazione con altri vaccini che proteggono anche contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae di tipo B. Il vaccino esavalante è tra quelli previsti dal calendario nazionale di vaccinazione e viene effettuato in tre dosi, al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita del bambino.

 

Esistono però anche altre formulazioni:

  • quadrivalente, in cui l'antidfterico è associato ai vaccini contro tetano, pertosse e poliomielite, usata soprattutto per i richiami negli adolescenti;
  • trivalente, con tetano e pertosse (sia in versione pediatrica sia per adulti);
  • bivalente, con tetano, sempre sia in versione pediatrica sia per adulti

Fonti per questo articolo: consulenza del Prof. Paolo Bonanni, ordinario di igiene all'Università di Firenze, materiale informativo del sito vaccinarSì; materiale informativo del sito istituzionale Epicentro.