Fasi di crescita del bambino

Come riconoscere le fasi della crescita dei bambini

Di Zelia Pastore
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15 maggio 2020

E' possibile prepararsi in tempo alle fasi della crescita dei nostri bambini? Si possono prevedere i periodi in cui cambieranno rispetto a come siamo abituati a conoscerli? L'approccio Touchpoint di Brazelton spiegato da una pedagogista

 

Le fasi della crescita dei bambini

 

Nei primi anni di vita i bambini affrontano tantissimi cambiamenti sul piano motorio, corporeo, emozionale e cognitivo. Questi momenti di passaggio sono un po' disorientanti per i bambini, ma anche per genitori ai quali sembra di non avere strumenti, di "non riconoscere più" i loro figli, di non riuscire a leggere i loro bisogni e comportamenti. Ma sono davvero così inaspettati questi cambiamenti? È possibile prepararsi alla fasi della crescita di nostro figlio? Lo abbiamo chiesto alla Pedagogista Giovanna Ambrosone, operatrice formata all'Approccio Touchpoint.

INDICE

Le fasi dello sviluppo dei bambini: l'Approccio Touchpoint

Lo sviluppo del bambino: fasi, non tappe

Le 12 fasi della crescita da 0 a 3 anni

 

Le fasi dello sviluppo dei bambini: l’Approccio Touchpoint

 

L'IDEA RIVOLUZIONARIA DI T.B. BRAZELTON.

«L'Approccio Touchpoint - spiega l'esperta - è un modello neuro-evolutivo che offre ai genitori una guida anticipatoria che aiuta a leggere e a sostenere i fisiologici momenti di crescita del bambino. A idearlo fu il pediatra americano T.B. Brazelton, il primo negli anni Cinquanta a mettere i bambini al centro degli studi sullo sviluppo infantile e a osservarli accanto alle loro madri».

GENITORI, I VERI ESPERTI.

«Il concetto di fondo è che se il pedagogista è "l'esperto dei bambini", i genitori sono però "i massimi esperti del loro bambino", in grado di coglierne i cambiamenti. Ed è proprio così: i genitori notano tutto di loro figlio, ma molte volte non hanno gli strumenti e il supporto per capire cosa abbia causato tali nuovi comportamenti. Così spesso le uniche spiegazioni che riescono a darsi sono lo spuntare dei dentini o peggio qualche errore commesso da loro o dalle educatrici del nido. L'Approccio Touchpoint prova proprio a accompagnare i genitori verso una maggiore conoscenza del proprio bambino».

 

 

Lo sviluppo del bambino: fasi, non tappe

 

Per avvicinarsi correttamente alla mappa della crescita dell'Approccio Touchpoint, è necessaria una premessa: «Non sono tappe obbligate, né funzionano meccanicamente come equazioni matematiche: sono momenti salienti nello sviluppo in cui il bambino potrebbe cambiare e disorganizzarsi, incidendo così sui genitori nel loro accudimento quotidiano. Quanto visibilmente tali "scompensi" si manifestano nel bambino dipende dal suo temperamento e anche dai comportamenti dei caregiver».

UNA GUIDA ANTICIPATORIA.

«Bisogna dunque leggere queste fasi non con l'ansia di chi si aspetta certi comportamenti "previsti" e poi si agita se non li vede nel proprio figlio, ma come una guida anticipatoria per rendere consapevoli i genitori di cosa di lì a poco potrà succedere in loro figlio».

REGRESSIONI NELLA CRESCITA.

«Ricordiamoci che la crescita non ha un andamento lineare, ma procede in modo ricorsivo, a "singhiozzo": prima di un'evoluzione spesso c'è una "regressione". Nulla di cui preoccuparsi: è un po' come se vostro figlio, nel prepararsi a fare un grande balzo in avanti, faccia un passo indietro per darsi lo slancio. Il Touchpoint individua proprio il momento in cui avviene quella piccola regressione, che potrebbe agitare i genitori: nella mia esperienza infatti, l'80% delle volte che i genitori mi chiedono un colloquio lo fanno in corrispondenza di queste fasi».

 

Le 12 fasi della crescita da 0 a 3 anni

 

L'Approccio Touchpoint individua 12 fasi della crescita nel bambino dagli 0 ai 3 anni:

  • Prenatale: "il bambino immaginario"

  • Neonato: "il bambino reale"

  • 2-3 settimane: "il calo di energia"

  • 2 mesi: "il bambino gratificante"

  • 4 mesi: "guardare all'esterno"

  • 7 mesi: "svegliarsi la notte"

  • 9 mesi: "l'indicatore"

  • 12 mesi: "il camminatore"

  • 15 mesi: "l'arrampicatore"

  • 18 mesi: "il ribelle"

  • 24 mesi: "no!"

  • 36 mesi: "perché?"

 

Fase 1: “il bambino immaginario”

Dal settimo mese di gravidanza comincia il Touchpoint prenatale, il cui focus è "il bambino immaginario": «Mamma e papà sono impegnati a prepararsi al compito di diventare genitori e devono mettere insieme l'incertezza legata alla non conoscenza del bambino e la ricerca di un nuovo equilibrio tra loro e le famiglie di origine. E se il rapporto tra la mamma e la nonna materna si riformula già durante la prima gravidanza, è invece ricorrente la parte di aspettative sul nascituro: la preoccupazione se sarà sano, il tentativo di immaginarselo, dargli una forma. In tutto ciò il bambino nella pancia inizia a sentire le interazioni dei genitori, per cui è possibile in questa fase iniziare a "coinvolgerlo", a parlargli».

Fase 2: prime settimane di vita

Appena nato il bambino, ecco il Touchpoint neonatale con focus sul "bambino reale": «I genitori iniziano a paragonare l'immagine del bambino ideale, immaginato, a quella reale: le fantasie si sostituiscono a una persona in carne ed ossa, a cui mamma e papà rivolgono la domanda "chi sei?". In questa fase, in cui la prima preoccupazione è la salute del piccolo, osservatelo e comprendetene il linguaggio, fatto di stati di sonno e di veglia e di ricerca del contatto fisico».

Fase 3: 2-3 settimane

Alla seconda o terza settimana di vita avviene spesso un "calo di energia" nel neonato: «I genitori nell'osservarlo vedono che verso fine giornata è più agitato, magari piange in modo inconsolabile e qui spesso si pensa a possibili coliche. In questa fase in realtà il loro sistema nervoso è sovraccaricati dagli stimoli che ricevono, e scaricando gli stimoli con il pianto poi accade che mangino e dormano meglio. Un suggerimento per questa fase è abbassare gli stimoli, ridurre il più possibile i cambiamenti: ad esempio non fatelo passare in tante braccia diverse e non mettete anche la musica per provare a farli addormentare: la vostra voce e il vostro contatto sono gli stimoli migliori».

Fase 4: secondo mese

A 2 mesi il focus è sul "bambino gratificante". «Compare la socievolezza del bambino, interagisce maggiormente con l'ambiente, direziona meglio lo sguardo. Dà input al genitore e restituisce se stimolato, instaurando potenzialmente uno scambio bidirezionale che dipende molto dalla risposta del genitore. Attorno a lui in questo momento potrebbe però iniziare a mutare la cerchia in cui si era mosso fino ad ora: la mamma e i nonni ad esempio potrebbero iniziare a pensare cosa fare al termine del periodo di maternità. Azioni a lui rivolte necessarie, che però per la prima volta nella sua vita non dipendono da un suo bisogno ma da una componente esterna».

Fase 5: quarto mese

Dal quarto mese il bambino inizia a "guardare all'esterno". «Se prima era molto reattivo agli stimoli che riceveva, adesso inizia ad andarseli proprio a cercare: il mondo è tutto da scoprire e tutto lo attira. Anche la figura del padre adesso diventa più attiva e percepita. Questa è la fase in cui le mamme smettono di allattare perché pensano che lui non lo voglia più, quando invece spesso il bimbo è solo particolarmente distraibile. La curiosità lo porta anche a dormire meno, per cui ci potrebbero essere maggiori richiami notturni».

Fase 6: settimo mese

A 7 mesi il Touchpoint parla chiaro: "Svegliarsi la notte". «La potenziale regressione in questa fase interessa l'area del sonno, a causa dello stato di eccitazione che nasce dalla capacità di esplorare il mondo. Adesso infatti il bambino sta acquisendo più capacità: sta seduto, inizia la lallazione, ha la presa a pinza quindi esplora anche il cibo. Da questo momento in poi, quanto più le competenze aumentano, tanto più ci saranno regressioni nelle sfere dell'umore, dell'alimentazione e del sonno».

Fase 7: nono mese

Al nono mese c'è la fase de "l'indicatore". «Le aree di regressione sono il sonno e l'alimentazione: difficoltà di addormentamento e risvegli notturni, ma anche intraprendenza a tavola perché vuole fare da solo. In questo periodo aumentano le capacità cognitive: capisce cosa succede attorno a lui, mette in fila gli eventi, si rende conto della presenza o assenza delle persone. Per questo è anche più sensibile all'allontanamento delle figure note e potrebbe quindi risultare più attaccato a mamma e papà, più timoroso di stare con altre persone».

 

Fase 8: anno di vita

A 1 anno ecco "Il camminatore": «Il suo sistema nervoso centrale concentra tutte le sue energie sull'area motoria: prova a mettersi in piedi, ha una manualità più fine, aumenta la comprensione linguistica e il rapporto causa-effetto. Trascura però lo sviluppo dell'area emotiva e del linguaggio: diventa più irritabile, perché vuole sperimentare le sue nuove abilità e lo fa anche in fase di addormentamento, tanto che spesso lo si ritrova in piena notte a bordeggiare aggrappato alla spalliera del lettino. Nell'alimentazione invece vuole fare sempre più da solo e magari se non lo lasciamo sperimentare serra la bocca. Suggerisco ai genitori di mettergli a disposizione tanti contesti in cui sperimentare le sue nuove abilità».

Fase 9: quindici mesi

A 15 mesi arriva "l'arrampicatore". «I genitori più esasperati in questa fase potrebbero sbottare con "non ti bastava camminare?". No, camminare non basta e adesso bisogna salire sul divano o su una sedia, un gesto motorio molto complesso da elaborare. La voglia di essere autonomo aumenta, e con essa iniziano anche a resistere al controllo dell'adulto. Quelli che sono sbrigativamente bollati come capricci, sono manifestazioni delle prime frustrazioni quando si rendono conto che non va tutto come vorrebbero e alcune cose non le possono fare. Di fronte a un pianto vanno sempre accolte le sue emozioni senza sminuirle, ma non vanno accolte tutte le sue azioni: "Capisco che vuoi girare da solo al parco e esplorare, ma puoi esplorare solo con me". Il vostro obiettivo è quello di incoraggiarli verso la scoperta di nuova competenze e verso la sperimentazione, ma garantendo la loro sicurezza fisica e emotiva, ovvero essendo presenti e rassicuranti. Anche perché alla voglia di esplorare si affianca allo stesso tempo la paura dell'ignoto».

Fase 10: diciotto mesi

A 18 mesi è la fase del "ribelle". «Si avvicinano i "terribili" 2 anni in cui l'area di potenziale regressione è legata alla relazione. Lui vuole avere il controllo delle situazioni e lotta contro gli adulti perché vuole esercitare in maniera autonoma le sue competenze: aumentano le proprietà di linguaggio e di pensiero simbolico, di consapevolezza di sé e delle regole che ruotano attorno a lui. Inizia a percepire il distacco da ciò che vuole fare e ciò che si aspettano i genitori da lui, infrange le regole per vedere cosa succede: scappa dalla mano della mamma, non vuole dormire perché vuole giocare ancora. Qui le regole vanno mantenute e rafforzate, sapendo però che la sua voglia di autonomia è lecita e va accolta».

Fase 11: 2 anni

I 2 anni sono il momento del "no". «Se a 18 mesi il genitore poteva non capire il bambino rispetto alle sfide, adesso ci si chiede "Perché mi dici sempre di no?". La regola ormai l'ha capita, però si ostina a non adeguarsi. Sappiate sempre che è un processo necessario per esercitarsi alla vita, non è una sfida personale a voi. L'area della sfida è più ampia perché aumentano le competenze, per esempio fanno gioco immaginario come mettere in scena la quotidianità. Hanno più capacità linguistiche (comunicano con gli altri bambini e con gli adulti) e motorie e questo li rende soddisfatti, ma anche più spavaldi verso l'autonomia e movimenti più pericolosi. Qui serve definire chiaramente regole e limiti, ma essere anche pronti ad andare in soccorso dei primi incubi: il loro mondo interiore si inizia a popolare delle tante cose nuove che vivono».

Fase 12: tre anni

A 3 anni c'è la fase dei "perché?" che denota la «voglia di aumentare la conoscenza del mondo tramite un'esplorazione attiva in cui mette anche se stesso. Inizia a parlare di sé e ad avere un'alta capacità simbolica (un amico immaginario, un oggetto transizionale); compaiono le competenze sociali come emozioni, empatia, invidia, imbarazzo. Insieme alle domande "scientifiche" sul mondo e la realtà è sviluppata anche la fantasia e questo mix fa emergere preoccupazioni nuove come incubi e paure. I genitori devono accogliere l'emozione della paura e non definirla irrazionale: "Ho visto che ti sei preoccupato, vieni qui che ci abbracciamo e ti aiuto ad addormentarti" oppure "Controlliamo se ci sono i mostri, mettiamo un campanellino che fa da allarme se si avvicinano". Dire invece "I fantasmi non esistono" è una risposta sul piano cognitivo e oltretutto non molto coerente: se per noi adulti Babbo Natale può esistere, perché un fantasma no?».