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Salute e benessere

Fateli uscire! Perché al nido o alla materna i bambini dovrebbero stare fuori ogni giorno, anche in inverno

Di Valentina Murelli
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31 Gennaio 2018
L'appello della pediatra Laura Reali: i bambini hanno bisogno di crescere in spazi belli e adeguati, compresi asili e scuole d'infanzia che li portino ogni giorno in giardino. E se le istituzioni non si preoccupano di prestare la giusta attenzione alla qualità della vita dei bambini, mamme e papà dovrebbero unirsi per pretenderla

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I bambini? Anche se fa freddo e il tempo non è bello dovrebbero stare fuori il più possibile, in giardino o al parco. Anche e soprattutto se vanno all'asilo nido o alla scuola materna. Parola di Laura Reali, pediatra di famiglia a Roma.

 

Perché fuori è meglio

Secondo Reali, trascorrere (molto) tempo all'aperto è fondamentale per i bambini, per il loro sviluppo psicofisico ma anche per la prevenzione di malattie infettive, tanto comuni tra i piccoli che frequentano nidi e scuole d'infanzia. Quando stanno fuori, infatti, i bambini possono fare esperienza del loro corpo nello spazio, muoversi liberamente, scoprire il trascorrere delle stagioni, sperimentare i cambiamenti quotidiani dell'ambiente naturale, tutti aspetti fondamentali per i loro apprendimenti.

 

All'aperto, inoltre, c'è una concentrazione minore di virus e batteri, che invece si accumulano nel chiuso delle aule scolastiche, specie se fa molto caldo e non ci sono sistemi adeguati di ricircolo dell'aria, o non vengono aperte spesso le finestre. Risultato: tra tosse, faringite, raffreddore, febbre, otite, influenza, molti bambini si ammalano di continuo per tutta la stagione fredda.

 

Insomma, Reali non ha dubbi: anche i nostri bambini dovrebbero trascorrere molto più tempo fuori da scuola, proprio come fanno i bambini dei paesi scandinavi, dove pure fa molto più freddo. "Proposte come quelle degli asili nel bosco dovrebbero essere molto più frequenti, se non la norma", commenta.

 

Perché, invece, spesso si esce poco

Invece, solitamente accade il contrario: nidi (quando ci sono) e materne sono affollati, gli ambienti sono surriscaldati, l'aria spesso viziata perché le strutture sono vecchie o inadeguate e i bambini in inverno escono molto di rado.

 

Per molte strutture è una questione di comodità: i bambini stanno dentro perché le uscite sono considerate molto impegnative. Bisogna vestirli e svestirli (o aiutarli a farlo, se sono più grandi e non si lavora profondamente sul tema dell'autonomia), mettere e togliere scarpe o stivali, e magari  fuori c'è polvere, o fango, per cui al rientro bisogna pulire. Per classi molto numerose tutto ciò può diventare quasi una missione impossibile.

Non solo: anche le strutture che cercano di andare in questa direzione, spesso si scontrano con i pregiudizi dei genitori, molti dei quali sono ancora convinti che uscire quando fa freddo faccia ammalare i bambini. Un pregiudizio, va detto, condiviso ancora anche da qualche pediatra. “Ma se così fosse, i bambini scandinavi sarebbero più ammalati dei nostri, e invece non lo sono affatto" puntualizza Reali. Sottolineando, comunque, che stare all'aperto non significa non ammalarsi mai. "Chiaramente anche i bambini che escono molto possono prendere la tosse, il raffreddore, l'influenza, ma tendono a farlo meno spesso e in modo più graduale".

 

Che fare, allora?
Certo, è difficile pensare che asili e scuole italiane possano cambiare organizzazione da un giorno all'altro. "Ci vorrebbero delle campagne informative del Ministero della salute e dell'Istituto superiore di sanità" riconosce Reali.

 

Secondo la quale ci vorrebbe anche un riconoscimento diverso, a livello istituzionale, dell'importanza di curare lo stile di vita e la qualità della vita dei bambini, fin dai primi momenti di vita. Al di là dei facili proclami, invece, sono fin troppo note le difficoltà che incontrano le famiglie non appena arriva un bambino: da quelle legate all'allattamento, poco sostenuto in modo pratico nonostante sia ormai ben noto quanto faccia bene al bambino e alla mamma, alla disponibilità di asili nido, alle offerte didattiche di nidi e materne che non sempre sono effettivamente al passo con i tempi.

 

"Eppure, partire con il piede giusto nei primi anni di vita significa avvantaggiarsi da molti punti di vista, con la possibilità di risparmio anche per il Servizio sanitario nazionale" ricorda la pediatra. Banalmente, un bambino che si ammala poco è un bambino che trasmette meno malattie alla mamma, facendole perdere meno giorni di lavoro.

 

Decisori politici, amministratori locali, dirigenti scolastici dovrebbero per primi porsi questi obiettivi. Ma quando non succede non tutto è perduto: "I genitori hanno un grande potere, se si mettono insieme per far sentire la loro voce. Se mamme e papà si uniscono per chiedere asili nido che siano veramente degni di questo nome, luoghi belli, pieni di esperienze piacevoli e utili alla crescita, salutari, possono riuscire a cambiare le cose. Magari non da un giorno all'altro, ma poco alla volta sì". Anche su questo, Reali non ha dubbi.