Storia del gioco

Il gioco nel bambino? Getta le basi per la socializzazione

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24 Luglio 2012
Una carrellata storica del pensiero dei principali studiosi dell'infanzia che si sono soffermati a riflettere sul gioco e i bambini, secondo prospettive diverse. Oggi approfondiremo Friedrich Wilhelm August Fröbel. Secondo lo studioso, il gioco non è una inutile perdita di tempo, è il germe per tutta la sua vita avvenire. Una 'cosa seria', insomma, che getta le basi per la socializzazione dell'adulto di domani.
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L'approccio nei confronti dell'infanzia - per tutti gli innumerevoli aspetti legati al benessere fisico e psicologico del bimbo - è cambiato molto nel corso del tempo. E ancora cambierà in base alla sensibilità del contesto storico e alle future scoperte scientifiche.

Nulla di strano. “A ogni epoca corrisponde un'età privilegiata e una certa periodizzazione della vita umana: la giovinezza è l'età privilegiata del XVII secolo, l'infanzia del XIX, l'adolescenza del XX. Queste variazioni da un secolo all'altro dipendono dai rapporti demografici”, spiega il grande storico francese Philippe Ariès (1914-1984) nel saggio Padri e figli nell'Europa medievale e moderna (Editori Laterza).

Secondo la mentalità dominante fino all'Ottocento, “il bambino piccolissimo, ancora troppo fragile per mescolarsi alla vita degli adulti, non conta nulla”, scrive Philippe Ariès nello stesso testo.

Nessuna meraviglia, dunque, che studi e teorie sul bambino e sulle modalità migliori e più stimolanti per crescerlo si diffondano solo a partire dal mutato sentimento verso l'infanzia della società ottocentesca.

Un importante studioso dell'infanzia che pone l'accento, per la prima volta, sul valore del gioco è il tedesco Friedrich Wilhelm August Fröbel (1782-1852).

Fan di Rousseau, inventa il kindergarten, il giardino d'infanzia, con spazi interni ed esterni per giocare, dove ogni bimbo può anche coltivare le sue piantine in modo autonomo. Pratica, questa, che aiuta a sviluppare senso di responsabilità e, al tempo stesso (sulla scia del filosofo di Ginevra), alimenta un buon rapporto con la natura.

Nella sua opera L'educazione dell'uomo (1826), Fröbel spiega che il gioco dà gioia, serenità dentro e fuori di sé, aiutando il bimbo a crescere, imparare e a relazionarsi con gli altri.

Secondo lo studioso, il gioco non è una inutile perdita di tempo, come si pensava fino ad allora, al contrario è il germe per tutta la sua vita avvenire (in linea con la visione romantica dell'epoca). Una 'cosa seria', insomma, che getta le basi per la socializzazione dell'adulto di domani e favorisce l'acquisizione di nuove abilità.

A questo scopo, Fröbel realizza una serie di semplici forme geometriche di legno, chiamati da lui 'doni' (sfera, cubo e cubi divisi in cubetti di numero diverso o mattoncini).

Questi nuovi giocattoli devono essere utilizzati dal bimbo in modo libero e spontaneo, in base ai desideri e alle aspirazioni del momento. Anche canzoncine, balli, giochi di movimento all’aperto sono attività fondamentali da proporre ai bimbi per lo studioso tedesco - e continuano ad esserlo, in modo analogo, tutt'oggi nelle scuole per l’infanzia. La sua idea di lasciare i bimbi liberi di esprimere le loto naturali tendenze ha poi contribuito a diffondere il principio dell'educazione nel rispetto della personalità. Il pensiero di Fröbel diventa, ben presto, popolare in tutta Europa e ispira teorie successive e l'apertura di giardini di infanzia basati sul suo metodo anche in Italia.