Adriana risponde

Sos: come gestire una 'piccola peste'

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28 Aprile 2011
Come far capire a un bimbo di un anno che un 'no' è davvero un 'no'? Come limitare i 'danni' e il caos in casa? Una mamma chiede consiglio a Adriana, la nota tata del programma tv Sos tata.
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Cara Adriana,

mio figlio (un anno) da quando ha iniziato a camminare non è più lo stesso, è spesso disubbidiente e dice sempre no. Per esempio, alla sera dopo aver cenato di solito andiamo in sala. Lui invece di giocare con i suoi giocattoli, butta tutto all'aria anche se continuo a riprenderlo "Questo non si tocca”, "quello non si tira" ... che cosa ottengo? Lui mi guarda in faccia e già sta pensando di fare qualcos'altro che non deve.Inoltre quando mi avvicino per sgridarlo lui scappa e ride. Quando minaccio una punizione (ti faccio totò) lui allunga la manina. A volte mi sento frustrata della sua disubbidienza e dei suoi continui “No!”.

Da un lato non voglio rischiare di viziarlo, dall’altro non voglio nemmeno apparire troppo autoritaria nei suoi confronti; soprattutto quando sono davanti alla gente arrossisco perché non so mai come è giusto comportarmi.grazie per l'aiuto!

Cara mamma,

per prima cosa ricordati di non dare etichette: si può parlare di peggioramento del carattere così da piccolini o è solo parte della crescita? Sta crescendo e sta provando a vedere fin dove può arrivare. Per quanto possa essere esasperante, è normale ( capita a tutte le mamme!!).

La cosa importante è cercare di agire nel modo giusto, convinti di quello che si dice e in modo coerente: se è no è no e non mollare.

L'unico modo perché una bambino della sua età possa capire “non si fa” è con un NO secco nel momento stesso in cui ha questi comportamenti, usando una espressione del viso molto seria e non divertita, perché lui possa capire il significato di questa parola.

Non fare niente che possa confondere il significato della parola NO. Evita comunque di dilungarti in lunghe spiegazioni, o meglio, lasciale per un altro momento. In quel momento è importante che capisca il NO, il divieto.

Non è necessario abusare dell’autorità, basta il buon senso e la giusta autorevolezza! Alla sua età le punizioni non servono a molto: per capire una punizione bisogna aver sviluppato il concetto di intenzionalità (che avviene in genere intorno ai cinque o sei anni) e di conseguenza il concetto di causa ed effetto.

Probabilmente il motivo per cui scappa e ride e poi allunga la manina quando utilizzi la minaccia della punizione, è perché sicuramente non hai mai portato a termine la minaccia (o se l'hai fatto, hai usato un modo che ha fatto solo divertire il bambino…). Una minaccia va mantenuta e non va "alleggerita" perché non ce la sentiamo di portarla a termine, ma su questo punto è necessario pensare bene: se non vogliamo fargli del male (e ovviamente non vogliamo farlo!), allora non minacciamo col "ti faccio tò tò" .

Bisogna prestare molta attenzione alle minacce che diamo, perché dobbiamo assolutamente portarle a termine se necessario! Non minacciamo quindi cose di cui ci pentiremo e che vanno contro il nostro buon senso.

Dietro a ogni comportamento c’è sempre una richiesta. E’ importante saper cogliere sempre il messaggio, ma in quel momento non reagire (nemmeno con le minacce). Ricordati però di dare attenzione ai suoi comportamenti più positivi, in modo che non debba ricorrere a quelli negativi per avere la tua attenzione.

Lui cerca la tua attenzione: è del tutto normale, perché è ancora piccolo per giocare da solo e la sua capacità di attenzione nel tempo è ancora limitata, ma allo stesso tempo non va bene dar sempre la tua attenzione totale dalla mattina alla sera. Quindi, meglio ignorare atteggiamenti di sfida di questo tipo …sempre ovviamente che non vi siano situazioni di pericolo.

Non serve parlare e provare a ragionare: non ti sta ascoltando in questo momento e la tua reazione in quel momenti alimenta solo il suo comportamento. In fondo anche il fatto di arrabbiarti, è pur sempre una reazione ed è quello che cerca.

Anche utilizzando tutte queste strategie, è sempre e comunque importante trovare del tempo per giocare con lui, anche per capire il meccanismo che lo porta a determinati giochi. Sentimenti come rabbia o altro, sono ancora difficili da gestire e un adulto potrebbe aiutare a metterli in parole e dando il buon esempio. Il momento del gioco insieme sarà gratificante e divertente per entrambi.

Mi raccomando, tranquilla e serena…non mollare!

Un abbraccio,

adri

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