Adriana risponde

Sos: il bimbo piange al nido

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04 Maggio 2011
Quando entra all'asilo è sereno e allegro, lancia dei gridolini perché vorrebbe toccare tutti i giochi. Durante la giornata però, si fa dei lunghi pianti che terminano quando arriva la mamma. Che cosa fare? Forse il tuo bambino ha il suo oggetto transizionale che potrebbe portare con sé a scuola! Leggi i consigli di Adriana, la nota tata del programma tv Sos tata.
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Cara Adriana,

ho un bimbo di un anno, Andrea, che ha iniziato ad andare all'asilo nido (e uno in arrivo tra un paio di mesi) per tre-quattro ore al giorno durante il lavoro. E ' sempre stato un bimbo solare, non ha mai fatto capricci per mangiare o dormire, l'ho abituato dai primi a stare con i nonni durante le ore di lavoro e a volte rimaneva anche a dormire da loro. Non è un bimbo "mammone", per intenderci.

Da quando frequenta l'asilo nido, si è molto più attaccato a me. Quando entra all'asilo è sereno e allegro, lancia dei gridolini per la voglia di toccare tutte quelle cose colorate. Durante la giornata però, dicono le maestre, si fa dei pianti che sembrano inconsolabili e che si concludono soltanto quando vado a ritirarlo. A volte rimango fuori, per vedere se le maestre riescono a consolare o distrarre il mio piccolo. Ma le cose non migliorano.

Credo di aver scelto una buona struttura, con pochi bimbi, ben seguiti dalle educatrici che hanno a disposizione uno spazio enorme e pieno di giochi.

Fortunatamente, il disagio di Andrea non ha conseguenze sul resto della giornata, al pomeriggio è tranquillo. I suoi orari e le sue abitudini non hanno subito sconvolgimenti. Non manifesta disagi neanche al mattino quando arriviamo al nido che ormai riconosce. Le chiedo un consiglio su come aiutarlo a superare quelle tre-quattro ore ... Gentilissima, la saluto Martina

Cara Martina,

per un bambino così piccolo il concetto di tempo ancora non è chiaro: se vai via e torni dopo cinque minuti o se torni dopo tre ore, per lui è uguale. Andare e tornare, per non andarsene mai, è un po’ prolungare il disagio.

L’inserimento è un momento importante per un distacco graduale, ma prima o poi il distacco avviene.

Questo momento è importante soprattutto perché il percorso del nido è l’inizio del lungo percorso scolastico: tra la scuola e la famiglia è molto importante che ci sia sempre un lavoro di gruppo, di squadra e che vi sia reciproca fiducia. Confrontati con le maestre su come affrontare al meglio questo distacco e fidati delle loro comunicazioni. Fidati quindi se ti comunicano che si tratta di una comportamento normale: dalla tua descrizione sembra un normale inserimento, come quello che affrontano tanti bambini.

Con la crescita i bambini si trovano a passare dallo stato fusionale con la mamma, che ha inizio con la gravidanza, alle prime esperienze di separazione, quando ancora bambino non è in grado di rendersi conto che la lontananza della mamma è momentanea e non ne ha ancora interiorizzato la presenza. A partire dai circa 6/8 mesi il bambino si allontana dallo stato fusionale per raggiungere, verso l’anno, la consapevolezza che la mamma può comparire o scomparire dalla sua vista, ma non dalla sua vita, stabilendo dentro di sé una rappresentazione stabile della figura materna.

In questo momento così delicato spesso interviene l’oggetto transizionale, che permette al bambino di tollerare questa lontananza del genitore nel tempo e nello spazio, creando uno spazio simbolico e nello stesso tempo reale, per contenere l’angoscia della separazione (che può essere anche il salutarsi a scuola, il momento della nanna).

Col tempo questi oggetti vengono abbandonati, ma in situazioni particolari di cambiamento possono anche tornare, per attenuare paure legate a nuove scoperte e per ritrovare quella sicurezza conosciuta, in sua compagnia, durante l’infanzia.

Forse il tuo bambino ha il suo oggetto transizionale che potrebbe portare con sé a scuola!

Un abbraccio,

adri

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