Salute

Idrocele nei bambini: che cos'è, che cosa bisogna fare

Di Valentina Murelli
idrocelebambini
14 Dicembre 2015
L'idrocele è una raccolta di liquido intorno al testicolo ed è piuttosto diffuso nei bambini, già alla nascita. Ecco come si forma e che cosa bisogna fare, con i consigli di Maurizio Cheli, chirurgo pediatrico dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
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Che cos'è l'idrocele? 

L'idrocele è una raccolta di liquido nello scroto, attorno al testicolo. È una condizione benigna molto frequente nei bambini. Si manifesta già alla nascita o nei primi mesi di vita - idrocele congenito - e il rischio è più alto nei piccoli nati prematuramente. In genere interessa un solo testicolo (monolaterale), ma può anche essere bilaterale. A volte può comparire anche più avanti, durante l'adolescenza, oppure in età adulta.

 

Da che cosa dipende? 

"Nei bambini piccoli, l'idrocele dipende da un'anomalia relativa alla discesa del testicolo dalla cavità addominale allo scroto" spiega Maurizio Cheli, direttore dell'Unità operativa di chirurgia pediatrica dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

 

Durante questa discesa, che avviene intorno a 7-8 mesi di gravidanza, il testicolo porta con sé una guaina che forma una sorta di canale di comunicazione tra l'addome e lo scroto. In gener, questo canale - che si chiama dotto peritoneo-vaginale - si chiude prima della nascita, ma se questo non avviene, continua a portare fluido dall'addome, provocando l'idrocele. "Si parla in questo caso di idrocele aperto" specifica il chirurgo. "Altre volte, il canale si chiude la intorno al testicolo rimane comunque del fluido in eccesso, per cui si parla di idrocele chiuso".

 

Negli adolescenti e negli adulti l'idrocele ha un'origine diversa, legata a traumi, infezioni oppure alla presenza di tumori. Sono tuttavia condizioni più rare.

 

Come si manifesta? Il bambino sente male? 

"Nei primissimi anni di vita l'idrocele non dà sintomi e non provoca alcun dolore" rassicura Cheli. In genere, il bambino non lo nota neppure e se ne accorgono la mamma o il papà, notando un rigonfiamento sullo scroto, che a volte appare di colore violaceo.

 

La presenza di idrocele non ha conseguenze sul testicolo o sulla fertilità. Se persiste, però, a lungo andare può provocare fastidio o disagio.

 

Come viene fatta la diagnosi? 

La diagnosi è essenzialmente clinica e non servono strumenti particolari. "Una volta si utilizzava una lampada speciale che, illuminando lo scroto, permetteva di vedere il testicolo  in trasparenza, immerso in liquido", spiega Cheli. Oggi in genere il medico si affida per la diagnosi alla sola palpazione.

 

L'iter è solitamente questo: il genitori si accorge di "qualcosa di strano" e sottopone la quesitone al pediatra di famiglia. Questi è già in grado di ipotizzare l'idrocele, ma per conferma di solito richiede una visita specialistica presso un chirurgo. "In alcuni casi si fa anche un'ecografia, ma va detto che spesso questi esami sono fatti su richiesta dei genitori, non perché servano davvero"

 

Come si interviene? 

Nel caso dell'idrocele congenito, che interessa i bambini piccoli, si aspetta un certo periodo di tempo per vedere se la situazione si risolve da sola. Se questo non accade, si procede con un intervento chirurgico per rimuovere il liquido in eccesso e chiudere il canale rimasto aperto.

 

Nel mondo anglosassone in genere si aspetta l'anno di età e poi si interviene. In Italia in molti centri si preferisce aspettare di più, fino a due-tre anni del bambino. Qualche caso può ancora risolversi e se il bambino è più grande l'intervento - che comunque è considerato semplice - è più agevole, perché le strutture anatomiche su cui bisogna intervenire sono più grandi.

 

L'operazione avviene di solito in day hospital - il bambino va a casa alla sera - o richiede al massimo un giorno di ricovero. "In genere si preferisce l'anestesia loco-regionale, tipo peridurale, che permette anche un miglior controllo del dolore post-operatorio" afferma Cheli. In alcuni casi, però, si usa ancora l'anestesia totale.

 

Dopo l'intervento la ripresa è abbastanza veloce. "Basta qualche giorno di riposo" spiega il chirurgo. "Non occorre prendere particolari farmaci. Al massimo, se serve, si può dare qualche antidolorifico, come il paracetamolo".

 

Se l'idrocele interessa ragazzi più grandi, invece, si interviene non appena fatta la diagnosi: a quell'età si tratta infatti di una condizione fastidiosa e che può creare impaccio.

 

Altre fonti per questo articolo: Materiale informativo dell'Ospedale San Raffaele; Materiale informativo del Boston's Children Hospital