Nostrofiglio

Salute e benessere

Il catarro nei bambini, le 7 cose da sapere

Di Valentina Murelli
investigation-2458540_1920

29 Gennaio 2018
Quando arriva uno stimolo infiammatorio, (per esempio virus e batteri, allergeni o sostanze inquinanti) che colpisce le vie aeree, l'organismo può reagire producendo catarro. Ecco come comportarsi e quando è il caso di consultare il pediatra

 

Facebook Twitter Google Plus More

Quella tipica tosse "grassa", quel caratteristico respiro rumoroso (specie di notte). Non c'è dubbio, il bambino ha il catarro, ma niente paura: è una normale risposta dell'organismo ad alcuni stimoli infiammatori.

 

In genere non comporta problemi e non richiede trattamenti particolari, salvo magari qualche semplice rimedio casalingo per aiutare a scioglierlo. In alcune situazioni, però, è bene consultare subito il pediatra. Scopriamo tutto quello che c'è da sapere sull'argomento con l'aiuto dello pneumologo Antonio Di Marco, dirigente medico dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

 

1. Che cos'è
"Il catarro non è altro che muco prodotto dalle mucose dell'apparato respiratorio in risposta alla presenza di stimoli capaci di provocare infiammazione, per esempio virus e batteri, allergeni, ma anche sostanze irritanti contenute nel fumo di sigaretta o in generale nell'aria inquinata" sottolinea l'esperto.

 

Si tratta di una normale reazione "benefica" dell'organismo, che attraverso la produzione di questo muco riesce a bloccare e ad allontanare agenti e sostanze irritanti. A volte, però, questa produzione può essere eccessiva o troppo prolungata nel tempo: è allora che sale la preoccupazione nei genitori e, giustamente, scattano le richieste di aiuto al medico.

 

2. Come si riconosce
"La produzione di catarro può essere alta, cioè da parte delle alte vie respiratorie come faringe o seni paranasali, oppure bassa, da parte per esempio della trachea o dei bronchi" sottolinea Di Marco.

 

La sua presenza viene rivelata dal tipo di respiro, che diventa più rumoroso del solito, specialmente di notte, quando il bambino dorme, e da una caratteristica tosse "grassa", i cui colpi promuovono appunto l'espulsione degli agenti irritanti. "Più precisamente, la tosse associata al catarro è detta umida. Quando l'associazione è con catarro prodotto dalle vie aeree superiori, la tosse può insorgere in alcuni momenti caratteristici della giornata, per esempio nel sonno o al risveglio".

 

3. Cosa fare
Come dicevamo, la produzione di catarro è una risposta assolutamente fisiologica dell'organismo: "Se il bambino da qualche giorno ha catarro e un po' di tosse ma non ha febbre o difficoltà respiratoria basta tenere sotto controllo la situazione con alcuni accorgimenti, senza allarmarsi" afferma Di Marco.

 

Le cose da fare sono molto semplici: curare l'idratazione, facendolo bere in modo adeguato, e fare dei lavaggi nasali con soluzione fisiologica o salina per disostruire il naso e aiutarlo a respirare meglio. "Anche il miele, assunto a piccole dosi, può essere d'aiuto: la letteratura scientifica conferma che può dare un certo grado di sollievo nel caso di tosse catarrale". Via libera, dunque, alle bevande calde con un po’ di miele. Ricordando però che, dopo, vanno lavati i denti.

 

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il grado di umidità dell'ambiente (per esempio, a una temperatura di 20°C l'ideale è un'umidità del 60%): se questo è troppo secco, è opportuno umidificarlo con un umidificatore.

 

4. Attenzione ai farmaci

Per quanto riguarda i farmaci mucolitici, va detto che in genere sono controindicati nei bambini con età inferiore a due anni a causa della possibilità di rendere meno gestibili le secrezioni una volta fluidificate. Non vanno inoltre prescritti nei bambini con tendenza a presentare broncospasmo.

 

Anche la tosse in genere non va trattata, perché serve proprio all'espulsione del catarro, ma se è così insistente da impedire al bambino di riposare, il pediatra potrebbe prescrivere un sedativo della tosse ad azione periferica (parliamo sempre di bambini sopra i due anni). È bene comunque ricordare che questi prodotti non sono mai straordinariamente efficaci. "Infine - afferma Di Marco - va precisato che esistono anche sedativi ad azione centrale, prescrivibili però solo sopra i 12 anni".

 

5. Quando sentire il medico
Ci sono due situazioni nelle quali la presenza di catarro deve mettere in allerta il genitore, portandolo a mettersi in contatto con il pediatra:

  • se c'è anche febbre;
  • se c’è difficoltà di respirazione.

"In questi casi in genere il pediatra chiede a mamme e papà di portare il piccolo in ambulatorio, per visitarlo", sottolinea Di Marco. "Può darsi che questi siano i sintomi di una condizione più seria, come una bronchite, una bronchiolite, una broncopolmonite. A seconda dei  casi, si interviene con altre terapie, per esempio con antinfiammatori, broncodilatatori, antibiotici".  

 

Inoltre, è il caso di contattare (o ricontattare) il pediatra se il catarro persiste per più di  7-10 giorni o se ci sono variazioni nella sua consistenza e colorazione, che da chiara diventa giallognola o verdastra. "Il medico potrebbe infatti valutare eventuali modifiche della diagnosi fatta e quindi della terapia".

 

6. Quando il catarro è ricorrente
Nella percezione dei genitori ci sono alcuni bambini che hanno "sempre" il catarro. In realtà, quando si analizzano bene queste situazioni si vede che nella maggior parte dei casi la presenza di catarro è, più propriamente, "molto frequente".


"In alcuni bambini la risposta di produzione del catarro agli stimoli che abbiamo elencato è particolarmente attiva. Si parla allora di catarro ricorrente ma non c'è motivo di allarmarsi" rassicura l'esperto. "I bambini sono diversi tra loro, alcuni producono poco catarro, altri molto: per altro, questo succede in genere nei primi anni di vita, soprattutto se in casa ci sono altri fratellini o se il piccolo va al nido o alla scuola materna, poi a poco a poco la situazione si normalizza".

 

7. Quando il catarro è cronico
Diverso il caso del catarro cronico: "In questo caso, molto più raro, davvero il bambino ha sempre il catarro, ed è sempre associata la tosse, della durata di  più di due mesi continuativi. Serve allora qualche accertamento più approfondito, per valutare se possano essere presenti disturbi immunitari, malformazioni dell'apparato polmonare o altre malattie generalizzate come la discinesia ciliare e la fibrosi cistica".