Educazione

La psicologa americana Alison Gopnik avverte: essere genitori non è un mestiere ma una cosa naturale

educareifigli
24 Ottobre 2016
Non esistono modelli educativi buoni o cattivi, non ci sono regole per avere figli perfetti. L'unica formula è che non ci sono formule e per essere bravi genitori bisogna innanzitutto smettere di pensare al ruolo di padre e madre come se fosse un mestiere, ma puntare a crescere bambini sereni, coltivandone le attitudini con spontaneità e senza pretendere di determinarne l'indole e il futuro. A sostenerlo è la psicologa americana Alison Gopnik. 
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Oggi essere genitori è considerato quasi un mestiere. Si studiano su libri e manuali le istruzioni per crescere figli perfetti, o almeno quasi. Se ne discute su blog e social.

Ci si confronta (e a volte ci si scontra), con altri genitori, alla ricerca del modello educativo migliore. E poi alla fine, rimane a tutti un gran senso di colpa, la sensazione di non aver agito per il meglio.

 

Ma forse è arrivato il momento di mettere via i manuali e tutte le aspirazioni e goderci con naturalezza il nostro essere mamme e papà. Basta fare i "falegnami", molto meglio essere "giardinieri" perché: "i bambini non sono tavoli da costruire sperando che i chiodi piantati oggi li rendano solidi domani. Sono piuttosto orchidee, lilium, margherite: fiori diversi da far sbocciare nel miglior ambiente possibile fino a creare un ecosistema" scrive la psicologa Alison Gopnik suo libro "The Gardener and the Carpenter"  (il giardiniere e il falegname) appena uscito negli Usa e intervistata da Repubblica.

 

"Non esistono modelli educativi buoni o cattivi: essere genitori è più naturale del lavoro in cui lo abbiamo trasformato" racconta nell'intervista. 

 

1. Il primo punto da mettere in chiaro è quello appunto che non bisogna fare della genitorialità un lavoro.

E' quindi sbagliato pensare che applicando determinate regole i bambini diventeranno in un certo modo, "se una formula del crescere bene esiste è che non ci sono formule. E l'unico vero errore è continuare a cercarle".

 

Il segreto di essere un buon genitore è quello di crescere bambini sereni, coltivandone le attitudini con spontaneità, senza pretendere di determinare l'indole e il futuro di un figlio.
"Meglio prendersi dei rischi e abituarsi all'idea che i figli affronteranno fallimenti. Si vivrà con meno ansia la relazione reciproca e si tireranno su persone autonome, capaci di affrontare le insidie della vita. Naturalmente bisogna offrire ai propri figli un ambiente confortevole e stabile. Accompagnarli: ma saperli lasciar andare". 

Leggi anche: 10 regole per crescere figli felici e sereni da 0 a 21 anni

 

Quindi tutto il contrario delle mamme tigri che impostano l'educazione su regole rigide e alte aspettative sui successi dei figli, con tabelle di marcia serrate per essere primi in tutto: a scuola, nei corsi di lingue, negli sport, nella musica...


2. Questo naturalmente non significa che i figli vadano lasciati da soli 

"Prendersene cura con amore e abnegazione è essenziale. Ma all'interno di questa cornice bisogna lasciarli esplorare: per fargli scoprire le loro attitudini".

Fondamentale è l'ambiente in cui crescere un piccolo, l'ideale sarebbe il "villaggio familiare", formato da nonni, zii, cugini con cui il bambino si relaziona. Certo oggi non tutti hanno a disposizione una famiglia di questo tipo, ma si può sostituire con una buona scuola primaria, insegnanti stimolanti...

 

3. Oggi si conosce meglio il mondo del lavoro che quello dei bambini

Secondo la Gopnik uno dei motivi per cui oggi crescere i figli è come un mestiere dipende anche dall'età anagrafica in cui si fanno figli.
"Sicuramente chi ha figli tardi conosce meglio il mondo del lavoro che quello dei bambini: così li affronta come un mestiere, cercando regole per farlo al meglio su manuali che parlano di obiettivi da raggiungere. E in una società che misura tutto attraverso i concetti di consumo e produzione anche i figli diventano azioni di valore o in perdita. Dimenticando che i veri valori sono altri".

 

"I figli sono parte del nostro essere umani. La relazione con loro è parte fondante della nostra evoluzione: la cura dei bambini ha generato adattamenti come le figure sociali di padri e nonni che altre specie di mammiferi non hanno. Non solo: essere unici e imprevedibili fa parte della nostra strategia di sopravvivenza. Ci ha permesso di superare le avversità".

 

 

Stimolate i figli, ma poi lasciate che a scegliere siano loro

Per l'esperta piuttosto che spingere i bambini verso una particolare attitudine, molto meglio dargli stimoli e lasciar scegliere il piccolo. Trasmettere valori e passioni è importante, ma un genitore non può pretendere che i figli seguano le sue indicazioni.

Il rischio di troppe regole educative è quello crescere bambini più vulnerabili e timidi.

Leggi anche: Perché i bambini non devono avere troppi impegni dopo la scuola?

 

4. Basta sensi di colpa

Ma la cosa peggiore del "parenting" secondo la Gopnik è quella di "aver trasformato la relazione con i figli in una fatica, l'aver soffocato mamme, papà e figli con regole e conseguenti sensi di colpa".


"Spero che i genitori imparino a liberarsi dalla pressione di dover fare le cose giuste.

I bambini imparano a risolvere le situazioni difficili da soli, attraverso l'osservazione e il gioco. Imparano così quella flessibilità senza schemi che li aiuterà ad affrontare ogni insidia. E questo, sulla lunga distanza, ha un grande valore".