Alimentazione e salute

Latte ai bambini prima dei 12 mesi: perché evitare quello vaccino

Di Valentina Murelli
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24 Maggio 2019
Troppe proteine e troppo poco ferro: ecco perché il consumo di latte vaccino dovrebbe essere rimandato oltre il primo compleanno. E anche in questo caso con alcune cautele, nell'ambito di un'alimentazione generale equilibrata e ben bilanciata
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Un bel bicchiere di latte vaccino: a colazione o a merenda fa parte della tradizione alimentare del nostro paese, ma quando è il momento giusto per introdurlo nell'alimentazione del bambino? Se un tempo non ci si poneva neppure la domanda e già a bambini di pochi mesi veniva offerto latte di mucca, oggi le conoscenze scientifiche in materia di nutrizione pediatrica ci dicono che è meglio aspettare almeno il primo compleanno.

 

Perché evitare il latte vaccino prima dei 12 mesi

Le indicazioni della Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica lo dicono chiaramente: “Il latte vaccino non dovrebbe essere impiegato come bevanda principale prima dei 12 mesi, mentre sono consentite piccole quantità in aggiunta a preparazioni alimentari”  (come il purè di patate o la besciamella, NdR)”.

 

Le ragioni principali per questo “divieto” sono due e ce le spiega il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di dietologia e nutrizione pediatrica del Dipartimento Materno-infantile e Scienze urologiche dell'Università Sapienza di Roma. “La prima ha a che fare con le proteine, che nel latte vaccino sono troppe”. Ormai sappiamo che un eccesso di proteine dei primi due anni di vita si associa a un aumento del rischio di obesità durante l'infanzia: da qui l'attenzione a tenere basso l'apporto di questo nutrienti e, dunque, l'attenzione nei confronti di un alimento che ne è particolarmente ricco come il latte vaccino.

 

Basta un semplice calcolo per rendersene conto: come scrive Vania insieme a Luigi Nastri e Jacopo Pagani nel libro Impariamo a mangiare, lo svezzamento giusto con il metodo Margherita, intorno ai 6-8 mesi un bambino ha bisogno di circa 17 grammi di proteine al giorno. Ma mezzo litro di latte vaccino – ed è ragionevole pensare che a quell'età tanto, se non di più, ne assuma un bambino – ne apporta da solo ben 15 grammi. Significa che dal punto di vista delle proteine non dovrebbe esserci più spazio per altro nel corso della giornata: non solo per alimenti proteici come carne, pesce, legumi, uova, ma anche per altri tipi di alimenti come cereali e altri vegetali, che comunque un minimo di proteine lo contengono.

 

 

“La seconda ragione per evitare il latte vaccino prima del primo compleanno – prosegue Vania – riguarda invece la carenza di ferro, in un'età nella quale il fabbisogno di questo micronutriente è molto elevato”.

 

Alcuni studi, infine, suggeriscono che il consumo di latte vaccino prima dell'anno di vita possa favorire la comparsa di microemorragie intestinali, favorendo il rischio di anemia. “È un'osservazione emersa soprattutto da studi relativi al consumo di latte crudo, ma non vedo ragioni per cui non debba essere estensibile anche a quello pastorizzato” sottolinea il nutrizionista.

 

Il latte materno è SEMPRE quello raccomandato
Prima e dopo l'anno di vita è sempre e comunque il latte materno quello raccomandato per i bambini. È la norma biologica, ovviamente, e il suo consumo è associato a molteplici vantaggi per la salute a breve e a lungo termine della mamma e del bambino.

L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno non solo per i primi mesi di vita (in particolare raccomanda l'allattamento esclusivo per i primi sei mesi) ma anche oltre, fino a due anni e più, se mamma e bambino continuano a gradirlo.

 

Latte vaccino dopo i 12 mesi: sì ma con cautela

Spenta la prima candelina cadono le raccomandazioni a evitare il latte vaccino, a patto però di usare qualche cautela. “Dal punto di vista delle richieste nutrizionali non cambia poi molto tra un bambino di 12 e uno di 14 mesi, per cui l'indicazione fondamentale è quella di non esagerare”.

 

Se il bambino si accontenta di 200-400 ml di latte al giorno (secondo le indicazioni del Ministero della salute), quindi, va bene il latte vaccino, ma se le sue richieste sono più alte meglio fare altre scelte. “Per bambini che anche dopo l'anno continuano a consumare molto latte sarebbero preferibili le formule di crescita, ma se proprio si vuole restare sul latte vaccino questo deve essere diluito”.

 

Quando e quanto diluire il latte vaccino

“La diluizione del latte vaccino è opportuna se il bambino è un forte consumatore di latte e si preferisce usare questo alimento al posto della formula di crescita” afferma Vania. “In questi casi, il latte va diluito a metà con acqua per almeno tutto il secondo anno di vita”.

 

Diluizioni gradualmente più “spinte” potrebbero essere una buona strategia anche per disabituare il bambino alla richiesta di un biberon di latte alla sera, prima di andare a dormire. “Dopo l'anno di vita il bambino dovrebbe cominciare ad assumere le abitudini alimentari della famiglia e difficilmente i genitori berranno una tazza di latte prima di andare a dormire. Al massimo si può mantenere come coccola l'offerta, se richiesta dal bambino, di una piccolissima quantità di latte, non più di 30-50 cc”.

Ovviamente il discorso è diverso se parliamo di latte materno: in questo caso la poppata serale o notturna non ha “controindicazioni” di alcun genere.  

 

Latte intero o scremato?

Intero, non c'è dubbio” sostiene l'esperto. “Il latte parzialmente scremato è sconsigliato per i bambini fino ai tre anni d'età, perché in questa fase della vita c'è bisogno di grassi, più di quanti ne servano agli adulti. Ora, è vero che molti dei grassi del latte sono grassi saturi, dunque non i 'migliori', ma è altrettanto vero che se nel resto dell'alimentazione si è attenti a fornire al bambino grassi insaturi, va benissimo che ci sia una parte di grassi saturi proveniente dal latte”.  

 

Non solo: il latte scremato ha anche un contenuto proteico più elevato (circa 3,3-3,5 grammi per 100 ml, contro i 3 gr per 100 ml del latte intero) e anche per questo è sconsigliato per i bambini.

 

Fresco o a lunga conservazione?

“Se è agevole per la famiglia direi fresco, sia perché il sapore è generalmente migliore (anche se il latte a lunga conservazione disponibile oggi ha comunque un buon sapore), sia perché con i processi di conservazione un minimo di nutrienti si perde” risponde Vania. Suggerendo che una buona via di mezzo potrebbe essere il latte vaccino microfiltrato, che ha una durata dai 7 ai 10 giorni.

 

Il latte vaccino va bollito?

“Il latte vaccino pastorizzato, microfiltrato o UHT non va bollito: può tranquillamente essere consumato tal quale o appena scaldato se lo si preferisce. Quello che invece va assolutamente bollito è il latte crudo, di cui però il Ministero della salute ha sconsigliato l'uso per il rischio di contaminazione batterica”.

 

Latte di crescita: occhio agli zuccheri aggiunti
Se anche dopo l'anno di vita si preferisce dare al bambino, in assenza di latte materno, un latte formulato, il professor Vania consiglia di prestare attenzione al contenuto in zuccheri della formula scelta.

“Il latte di crescita può essere una valida alternativa perché ha un contenuto proteico adeguato e garantisce un apporto significativo di vitamina D, ferro e acidi grassi polinsaturi come DHA. Ma non tutte le formule sono uguali e alcune effettivamente presentano un eccesso di zuccheri aggiunti. L'ideale sarebbe orientarsi su quelle che contengono solo lattosio - e non altri zuccheri come maltodestrine, saccarosio, glucosio, fruttosio – con una concentrazione di circa 7 grammi per 100 ml, paragonabile alla concentrazione di lattosio presente nel latte materno”.