Salute

Malattie esantematiche: il morbillo

Di Valentina Murelli
morbillo
13 Ottobre 2016 | Aggiornato il 12 Novembre 2018
È  una malattia infettiva virale molto contagiosa e tendenzialmente poco grave. In alcuni casi, però, può portare a complicanze molto temibili. Può essere facilmente prevenuta con un vaccino.
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Che cos'è il morbillo


Si tratta di una malattia infettiva molto contagiosa causata da un virus del genere morbillivirus. Colpisce spesso i bambini, in particolare tra 1 e 3 anni, e per questo appartiene al gruppo delle cosiddette malattie infantili, come rosolia, varicella, pertosse e parotite.

 

I sintomi della malattia


Nella grande maggioranza dei casi, il morbillo non provoca sintomi gravi. I primi a comparire sono simili a quelli di un raffreddamento - tosse secca, naso che cola, arrossamento degli occhi (congiuntivite) - con la febbre che diventa sempre più alta.

 

Il passaggio successivo è la comparsa di macchioline bianche all'interno delle guance.

 

Dopo 3-4 giorni, appare infine la caratteristica eruzione cutanea (esantema), caratterizzata da macchioline di colore rosso-bruno che partono da dietro le orecchie per diffondersi, nel giro di 2-3 giorni, a faccia, collo, tronco e infine braccia e gambe. L'eruzione cutanea dura da qualche giorno a una settimana, poi scompare gradualmente a partire dalla zona di orecchie e collo. A volte, dopo la scomparsa delle macchioline rimane per qualche giorno una leggera desquamazione della pelle.

 

Dovresti sentire il medico non appena sospetti che il tuo bambino possa avere il morbillo: ti consiglierà cosa fare e come evitare la diffusione dell'infezione ad altri.

 

Come si fa la diagnosi del morbillo


Di solito, per la diagnosi basta l'osservazione clinica. In casi dubbi si può fare un esame del sangue, per confermare o meno la presenza di anticorpi contro il virus (se ci sono, significa che la malattia è in atto).

 

Come si trasmette il morbillo


Il virus del morbillo si trasmette molto facilmente per via aerea, attraverso le goccioline respiratorie che si diffondono nell'aria quando una persona infetta tossisce o starnutisce. Può essere trasmesso anche attraverso il contatto con posate, piatti, bicchieri, toccati da persone malate.

 

La possibilità di contagio inizia 2-3 giorni prima dell'eruzione cutanea, essendo massima quando è presente la febbre, e si protrae per 4-5 giorni dopo la sua scomparsa. Per questo, il bambino malato va tenuto a casa da scuola e lontano da persone che potrebbero contrarre la malattia.

 

Come si cura il morbillo


Non esiste una terapia specifica per il morbillo, perciò il trattamento riguarda soltanto i sintomi. In particolare, si possono utilizzare paracetamolo oppure ibuprofene per abbassare la febbre, colliri per calmare il fastidio agli occhi ed eventualmente sciroppi contro la tosse.

 

Gli antibiotici vanno utilizzato solo nel caso in cui compaiano delle complicazioni.

Per tutta la durata della malattia, è bene tenere il bambino a riposo e ben idratato (specialmente se al morbillo si associa diarrea). Se la congiuntivite risulta molto fastidiosa, oltre al collirio può essere d'aiuto mantenere l'ambiente poco luminoso.

 

È una malattia grave? Le possibili complicanze


Nella grande maggioranza dei casi il morbillo non è una malattia grave. Tuttavia, possono sempre comparire complicazioni che sono relativamente rare, ma anche potenzialmente molto pericolose. Ricordiamo infatti che il morbillo rimane responsabile di circa 30-100 decessi ogni 100 mila persone colpite, e che ogni anno nel mondo muoiono per questa malattia più di 100 mila persone, soprattutto bambini sotto i 5 anni.

 

In Italia, l'ultima grave epidemia di morbillo si è verificata nel 2002: sono stati colpiti oltre 40 mila bambini, con più di 600 ricoveri in ospedale e, purtroppo, 6 morti.

 

La situazione del morbillo in Europa e in Italia


Il 2017 è stato un anno terribile per quanto riguarda la diffusione del morbillo in Europa: oltre 21 mila persone si sono ammalate (5006 solo in Italia) e 35 sono morte (4 in Italia). E anche il 2018 ha un suo notevole carico di malattia: secondo gli ultimi dati del Sistema di sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia, da gennaio a settembre 2018 si sono verificati nel nostro paese 2295 casi di morbillo.

 

Le complicazioni principali sono dovute a superinfezioni batteriche e sono in particolare diarrea, otite media, laringite, polmonite o encefaliti, cioè infiammazioni del cervello. Un'altra complicanza possibile è la trombocitopenia, cioè la riduzione delle piastrine - gli elementi che servono per la coagulazione - nel sangue. Queste complicazioni si riscontrano più spesso nei neonati, nei bambini malnutriti o nelle persone immunocompromesse, il cui sistema immunitario cioè non funziona bene.

 

Rischi in gravidanza


Se una donna incinta contrae il morbillo durante la gravidanza, il suo bambino corre un maggior rischio di nascere prematuro o di basso peso.

 

Come si previene il morbillo


Il morbillo può essere prevenuto in modo molto efficace attraverso la vaccinazione.

 

Il vaccino contro il morbillo esiste in una forma combinata con i vaccini contro parotite e rosolia (MPR). Il calendario vaccinale prevede la somministrazione di due dosi del vaccino: una a 12-15 mesi e una verso 5-6 anni. Se la copertura vaccinale è adeguata - cioè superiore al 95% della popolazione - il morbillo smette di circolare.

 

Dal 2017 vaccino contro il morbillo è uno di quelli obbligatori per legge. Il calendario vaccinale prevede la somministrazione di due dosi del vaccino: una a 13-15 mesi e una a 6 anni.Il vaccino è efficace nel 98-99% dei casi e l’immunità dura tutta la vita.

 

Poiché si tratta di un vaccino cosiddetto attenuato - cioè contenente virus vivi, per quanto resi il più possibile innocui - il vaccino è sconsigliato a persone che hanno carenze del sistema immunitario e alle donne in gravidanza. In situazioni di rischio, se è possibile un contatto con malati di morbillo, le persone che non possono essere vaccinate possono ricevere una terapia a base di immunoglobuline che riduce il rischio di infezione.

 

Ricordiamo che un enorme massa di studi condotti negli ultimi 15 anni ha definitivamente dimostrato che non esiste alcuna correlazione tra la somministrazione del vaccino MPR e il rischio di autismo.  

Fonti per questo articolo: Sito web VaccinarSì, Sito web Epicentro; Pagina di approfondimento del Servizio sanitario inglese; Pagina di approfondimento della Mayo Clinic americana; Sito WebMD; Pagina informativa dei Centri per il controllo delle malattie di Atlanta

 

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