Le sue prime volte vai allo speciale
Primi passi

Il bambino inizia a camminare

Di Angela Bisceglia Simona Regina
primipassi
18 Aprile 2019
Quando i bambini iniziano a gattonare? Tutti passano per la fase del gattonamento? Quando dovrebbero cominciare a camminare? Quali sono le prime scarpe giuste? E in casa devono indossare le scarpine, le calzine oppure meglio lasciare i piedi nudi? 
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È un processo delicato ed emozionante, sia per il bambino e la bambina, che a poco a poco comincia a gattonare, poi impara a mettersi in piedi e infine a muovere i primi passi, sia per i genitori!

 

Solitamente i bambini hanno un’irrefrenabile voglia di verticalizzarsi e, appena raggiungono l’equilibrio, di muoversi. Ma come incoraggiarli e sostenerli in questo periodo così importante?

 

Alle domande dei genitori rispondono Manuele Lampasi, responsabile di Ortopedia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer di Firenze, Alberto Villani, responsabile dell'Unità Operativa di pediatria generale dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, e Gaetano Pagnotta, già responsabile di Alta Specializzazione nelle malattie congenite e rare dello scheletro dello stesso ospedale.

 

 

Quando inizia la fase del gattonamento?

 

In genere si comincia a gattonare tra i 6 e i 12 mesi, ma non c’è una regola valida per tutti. Anzi, c’è chi salta addirittura questa fase e sperimenta altre modalità di movimento - per esempio strisciando a pancia in giù, spostandosi da seduti e aiutandosi con mani e piedi - per poi passare direttamente alla stazione eretta.

 

Il gattonamento difatti non è un pre-requisito per camminare e ognuno ha un processo psicomotorio personale.

 

Nella fase del gattonamento, compito del genitore deve essere innanzitutto quello di controllare che non ci siano ostacoli e/o pericoli negli spazi in cui gattona. Una volta eliminati, è bene lasciare il bambino o la bambina libera di sperimentare il più possibile in autonomia. Solo in questo modo acquisiranno gradualmente sicurezza e si prepareranno a poco a poco a mettersi in piedi. L’atteggiamento di mamma e papà deve essere sempre giocoso e incoraggiante, mai preoccupato e troppo protettivo.

 

Una buona ‘palestra’ per sperimentare può essere un tappetone morbido - con la gomma sotto (così non si arrotola) - con alcuni giocattoli: il bambino imparerà a spostarsi nella modalità che gli risulta più congeniale per raggiungerli, allenando i suoi muscoli.

 

Che cosa dovrebbe indossare ai piedini? 

 

Per gattonare non c’è bisogno di scarpe: possono farlo scalzi o indossando i calzini antiscivolo.  

 

Quando il bambino inizia a camminare?

 

Mediamente a 9-10 mesi si verticalizza, sta bene da solo in piedi. Progressivamente inizia a fare qualche passetto di lato tenendosi aggrappato a oggetti o ai mobili (la cosiddetta navigazione costiera). E dopo aver conquistato l’equilibrio, capendo cioè che lanciando il passo in avanti deve posizionare il corpo lungo l’asse di carico, in poco tempo poi inizia a camminare da solo.

 

La media per i primi passi è 12 mesi, ma ancora una volta il calendario è individuale. Ci sono bambini più precoci che, eccezionalmente, iniziano anche a 9 mesi, altri che aspettano l’anno e mezzo. 

 

In ogni caso entro i 18 mesi si è nella norma.

 

su mammenellarete I CONSIGLI DELLE MAMME - Mio figlio a 14 mesi non cammina. Che cosa faccio?

 

Come aiutarlo quando fa i primi passi?

 

Semplicemente assecondandolo: il bambino fa ciò che si sente di fare e non va forzato. Per questo motivo non deve essere il genitore a metterlo in piedi, per poi cercare di lasciarlo da solo: il bambino deve raggiungere autonomamente la stazione eretta, perché solo allora vuol dire che è pronto per stare in piedi e muovere i suoi primi passi.

 

A mamma e papà il compito di incoraggiarlo e complimentarsi con lui per i traguardi raggiunti.

 

E se cade?

Se succede, i genitori non devono mostrarsi spaventati: certe cadute per lui non sono dannose e se piange è solo perché ha visto la nostra espressione preoccupata.

 

Un atteggiamento allarmato da parte dei genitori potrebbe anzi dargli insicurezza e scoraggiare ulteriori tentativi.

Mamma e papà, però, sono avvisati: è cominciato un periodo “faticoso” in cui non lo si può perder d'occhio nemmeno per un istante!

 

Come dovrebbe essere una casa a misura di bambino ai primi passi? 

 

Non appena il bambino comincia a spostarsi da solo, occorre riorganizzare gli spazi in casa:

  • bisogna eliminare dalla sua altezza tutti gli oggetti fragili o pericolosi,
  • via i soprammobili dai ripiani più bassi,
  • coprire gli spigoli con paraspigoli,
  • le prese elettriche con copripresa,
  • chiudere i detersivi negli armadietti,
  • togliere i tappeti che potrebbero farlo inciampare,
  • e attenzione ai lembi delle tovaglie, che potrebbe facilmente trascinarsi giù con tutte le stoviglie appoggiate

Ormai gli spazi devono essere tutti a sua misura e della sua voglia irrefrenabile di esplorare!

 

Il girello può essere utile per aiutare il bambino a camminare? 

 

Il girello è potenzialmente dannoso, perché fa impostare male l’andatura, inoltre non gli permette di allenare la muscolatura e il senso dell’equilibrio.

La raccomandazione è quindi: NON usarlo, anche se la tentazione di ricorrere al girello può essere forte. Ma oltre a non essere utile – non insegna a camminare – espone i bambini al pericolo  di ribaltarsi facilmente.

Il rischio di incidenti è infatti documentato e per questo l’American Academy of Pediatrics chiede di vietarne la fabbricazione e il commercio.

 

Come si legge nella Guida per la famiglia Da 0 ai 6 anni a cura della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps), “il girello, troppo spesso utilizzato per aiutare il bambino a muoversi precocemente da solo, è invece un nemico della corretta postura di piedi e gambe. Infatti abitua il bambino a camminare sulle punte e ritarda l’acquisizione del senso di equilibrio, con la conseguenza di frequenti cadute, per un tempo prolungato, quando davvero comincerà a camminare da solo”.

 

 

Molto meglio un "deambulatore" con rotelle: a forma di camion, cagnolino, macchinina, sono tutti dotati di un maniglione posteriore al quale il bambino si può appoggiare e spostarsi a suo piacimento.

 

 

Per aiutare il piccolo a muovere i primi passi, basta offrirgli un dito, che il bimbo impugnerà e al quale si sosterrà.  

 

Sbagliato invece tenerlo per mano, poiché si rischiano strattonamenti che possono anche provocare la lussazione della testa del radio (l’osso laterale dell’avambraccio, posto tra gomito e polso).

 

Oltretutto tenerlo sempre per mano può renderlo insicuro e rallentare la conquista della deambulazione autonoma (“se mi tengono per mano, vuol dire che da solo non posso farcela”), e la mano dell’adulto potrebbe diventare un appiglio dal quale il bebè fatica a separarsi.

 

Non si dimentichi che per il bambino riuscire a camminare da solo è anche una conquista dal punto di vista psicologico, poiché rappresenta una prima importante forma di distacco da mamma e papà.

 

Quali le scarpe giuste? 

 

Le prime scarpe dovrebbero essere morbide e flessibili. Ma ne avrà bisogno quando inizia a camminare fuori casa. 

 

Le scarpe per camminare andranno calzate solo quando sarà in grado di camminare e lo farà fuori di casa.  Leggi anche Le scarpe del bambino e come scegliere le scarpe per i primi passi

 

E in casa: è meglio che stiano a piedi nudi o con le scarpe? 

 

Per i primi passi in casa va benissimo se il bambino o la bambina cammina a piedi nudi o con calze antiscivolo. La preferenza dipende dal tipo di pavimento: con moquette e parquet si può stare a piedi nudi, con marmo e piastrelle è meglio con calze antiscivolo, per evitare di scivolare e il contatto con la superficie fredda che può dar fastidio.

 

Se il bimbo cammina con le punte verso l'interno o sulle punte, che cosa vuole dire?

 

In termini medici, nel primo caso si parla di marcia a punte intraruotate. Anche se i genitori tendono ad allarmarsi, in realtà la marcia a punte intraruotate fa parte della normale ricerca dell’equilibrio che i bambini mettono in atto quando imparano a camminare. 

 

Inoltre, la deambulazione con le punte dei piedi rivolte all’interno fa parte del percorso fisiologico di persistenza delle posture fetali che scompare con la crescita senza bisogno di alcun trattamento.

 

Anche la deambulazione sulle punte rientra nella fisiologica ricerca di equilibrio, che porta il bambino a mettere i piedi nel modo che trova più congeniale alla stazione eretta.

 

Col passare dei mesi, l’aumento di peso lo porterà spontaneamente ad appoggiare a terra tutta la pianta del piede.

 

Questo è vero nella stragrande maggioranza dei casi, perché la deambulazione sulle punte al 90% è fisiologica e transitoria. Se però persiste oltre i 3-4 anni, il bambino cioè non accenna a portare il calcagno sul terreno, è consigliabile valutare con l’ortopedico pediatra se questo tipo di deambulazione non derivi da altre problematiche più rare (disturbi del comportamento, problematiche neuromuscolari, tendine di Achille corto, ecc.).

 

Il bambino sembra avere i piedi piatti: come comportarsi?

 

Fino ai 3-4 anni il cosiddetto piede piatto è piuttosto normale: fa parte della normale crescita del piede. In altre parole, nei primi anni di vita è tipico che quando il bimbo o la bimba si mette in posizione eretta, il piede non mostra la fisiologica curvatura plantare ma tutta la pianta del piede tocca a terra.

 

Questo perché l’arco plantare è nascosto dall’adipe che nel piedino del bambino è piuttosto abbondante.

 

Tipicamente questa situazione si corregge in maniera spontanea entro i 6-7 anni.

 

Entro certi limiti, dunque, un leggero piattismo rientra nella norma ed è legato alla presenza di un maggior tessuto adiposo sotto la pianta plantare.

 

Se tuttavia, su parere del pediatra, il piattismo è troppo pronunciato, se il bambino si stanca facilmente e si rifiuta di passeggiare o se permane oltre i 6 anni di età, allora è doveroso un controllo da un ortopedico pediatra, che, fatta la diagnosi, potrà valutare l’opportunità di inserire nelle scarpe un piccolo plantare.

In altre parole, se il piattismo non recede, si può ricorrere a un plantare mobile da inserire nelle scarpe comuni, NON correttive. In merito all’utilizzo del plantare, bisogna evitarne le prescrizioni eccessive e inutili, ma può essere utile in casi specifici.

 

Come si legge nella Guida per la famiglia Da 0 ai 6 anni, a cura della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps), "sono veramente pochi i casi che richiedono un intervento ortopedico correttivo. In passato si è fatto eccessivo uso di scarpe ortopediche e di plantari, nella convinzione che fossero utili. La ricerca più moderna ha messo in evidenza che tali presidi, a parte casi particolari, non sono di alcuna efficacia”.

 

Si fa comunque la valutazione clinica dell’appoggio e del retro piede: a gambine nude e piedini scalzi, si guarda cioè se il calcagno è in asse con la gamba o se cede verso l’esterno e/o con il podoscopio (la pedana di vetro su cui il bambino viene fatto salire a piedi scalzi) si valuta l’appoggio e l'impronta plantare.

 

E se invece ha le gambe ad arco (ovvero ginocchio varo)?

 

Può succedere quando il bambino comincia a stare in piedi: se si mette con i piedi uniti, si vede uno spazio tra le ginocchia, che formano, appunto, un arco. Il fenomeno si chiama propriamente ginocchio varo (o tibia vara) e può interessare con maggiore frequenza i bambini robusti, che con il loro peso possono far arcuare le ginocchia.

 

Spesso c’è una componente familiare, ma nella maggior parte dei casi è una caratteristica che tende a regredire spontaneamente intorno ai 2-3 anni. In ogni caso è bene farlo presente al pediatra che, se lo riterrà opportuno, potrà consigliare una visita ortopedica.

 

Come il ginocchio valgo, la tibia vara infantum è uno dei paramorfismi dell’età evolutiva, noto già nei tempi antichi quale caratteristica dei primi momenti del passo che solitamente si autorisolve: cioè scompare con la crescita.

 

Oppure le gambe a X (ovvero del ginocchio valgo)?

 

È la situazione opposta al ginocchio varo: quando il bambino sta in piedi, anche se le ginocchia sono a contatto fra di loro, i piedi restano distanziati. È il fenomeno del ginocchio valgo, e si manifesta in genere fra i 3 e i 4 anni. Anche in questo caso tendenzialmente è un processo fisiologico che si corregge con la crescita.

 

Anche in tal caso c’è in genere una componente familiare e anche in tal caso il fenomeno tende a scomparire con il fisiologico sviluppo degli arti inferiori. Sarà però il pediatra, nelle periodiche visite di controllo, a valutare se e quando è il caso di consultare uno specialista ortopedico.