Acqua e bambini

4 esercizi per avviare i bambini alla loro prima volta in acqua

Di Valentino Maimone
acquabambini
27 Giugno 2017 | Aggiornato il 21 Giugno 2018
Come fare per evitare traumi al bimbo quando, in vacanza, è il momento di relazionarsi all'acqua del mare o della piscina? "Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo quando si tratta di immergersi in acqua, infatti ciascuno ha i propri tempi, l’importante è non forzarli mai a fare ciò che non vogliono”, raccomanda Sara Sabbadini, istruttrice di nuoto dell’Aquatic Center di Montichiari. Di seguito quattro esercizi per preparare i più piccoli alla loro prima volta in acqua. 
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Al mare o in piscina per la prima volta con un bimbo di 4-5 anni che non sa nuotare. Come fare per evitare traumi e fargli godere la vacanza? “Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo quando si tratta di immergersi in acqua.

 

C’è chi si tuffa subito come se niente fosse e chi invece scappa spaventato. Ciascuno ha i propri tempi, l’importante è non forzarli mai a fare ciò che non vogliono”, raccomanda Sara Sabbadini, istruttrice di nuoto dell’Aquatic Center di Montichiari (Brescia).

 

Ecco allora quattro esercizi per avviare i più piccoli alla loro prima volta con l’acqua.

 

 

Camminare e giocare sulla battigia

 

“Sei sei al mare, il primo giorno basterà farlo camminare e correre lungo la battigia con i piedi in acqua, saltellare sollevando qualche schizzo per gioco, bagnando anche le mani. In piscina, è ok anche un giretto lungo i bordi o farlo sedere con le gambe in acqua e muoverle un po’”, suggerisce Sabbadini.

 

A cosa serve: “Il cervello del bambino familiarizza con il nuovo elemento e con le reazioni che esso provoca: la pelle bagnata, il cambio di temperatura, la resistenza al movimento”.

 

Pallina da ping pong

 

“Fagli spingere soffiando una pallina da ping pong sul pelo dell’acqua. Ogni volta che lo ripete, dovrà avvicinare sempre di più il mento alla superficie, finché non sarà costretto a fare le bollicine con la bocca o con il naso. Spiegagli di fare come quando ha il raffreddore d’inverno”, consiglia Sabbadini.

 

A cosa serve: a imparare come si respira in acqua.

 

La posizione della stella marina 

 

Giocate insieme a fare la posizione della stella marina: “Fallo distendere sul pelo dell’acqua, sostenendolo con una mano alla base della schiena e facendogli appoggiare la testa sulla tua spalla. Fai qualche passo tenendolo in questa posizione, rassicurandolo con la voce e facendogli percepire la tua presenza”. Poi ripeti tutto, ma mettendolo a pancia in giù.

 

A cosa serve: “Staccare i piedi dal fondale è fondamentale per abituarlo all’idea di muoversi in acqua”, spiega Sabbadini.

 

“Andiamo a recuperare il tesoro della mamma?”

 

“Andiamo a recuperare il tesoro della mamma?”: con questo espediente, convincilo a raccogliere qualcosa che avrai fatto cadere in acqua: “Il bambino prima cercherà di farlo con il piede nell’acqua bassa, poi man mano si avvicinerà sempre di più fino a immergersi con la spalla e, quando si sentirà più sicuro, con il viso”.

 

A cosa serve: a imparare a mettere la testa sott’acqua.

 

Braccioli, ciambella o giubbotto salvagente? Sono i tre strumenti classici per aiutare i bambini a restare a galla. Ma quale tra braccioli, ciambella e giubbotto salvagente è il più utile ed efficace? I consigli dell’istruttrice di nuoto Sara Sabbadini.                                 
Braccioli – Sono l’ideale per imparare a nuotare, perché danno un senso di indipendenza al bambino. E il genitore li può gradualmente sgonfiare senza che il piccolo se ne accorga, finché saprà cavarsela anche senza.
Ciambella – Molto sicura, ma meno utile per imparare perché consente di muovere liberamente solo le gambe.
Giubbotto – è in assoluto il più efficace dal punto di vista della sicurezza, perfetto per esempio per una gita in barca. Ma è meno adatto per chi deve imparare a nuotare, perché troppo ingombrante.