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BULLISMO

Mio figlio è una vittima di bullismo: 5 cose da fare

Di Alice Dutto
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08 Settembre 2016 | Aggiornato il 09 Febbraio 2018
Come accorgersi e intervenire nel caso in cui il proprio bambino subisca le angherie dei bulli: tutti i consigli della psicologa Serena Costa 

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Un bambino triste, che somatizza il suo malessere, magari lamentando frequenti mal di pancia o cefalee, o che esprime la volontà di non andare a scuola e di frequentare i suoi amichetti.

 

Ecco gli indizi a cui i genitori devono prestare particolare attenzione e che possono indicare che il bimbo è vittima di bullismo. E che cosa si può fare. «Perché ci si debba preoccupare, però, questi elementi devono persistere nel tempo – specifica Serena Costa, psicologa dell'infanzia e autrice della guida “Tutti insieme contro il bullismo” – e non si deve trattare di manifestazioni estemporanee».

È anche vero che non sempre è semplice accorgersi della sofferenza dei piccoli, che spesso non manifestano le loro emozioni: «Perché non vogliono dare l'impressione ai genitori di essere dei perdenti e quindi nascondono ciò che gli sta succedendo».

 

 

Come affrontare la situazione

Ci sono diverse cose che i genitori possono fare per aiutare i loro figli contro il bullismo

  1. Agire con delicatezza
    «È molto importante che i genitori aiutino i loro figli intervenendo con delicatezza. È inutile, ad esempio, che li incitino a reagire, perché per loro è impossibile farlo – continua l'esperta –. Al contrario, bisogna trovare un equilibrio cercando di aprire un dialogo con loro, capendo ciò che gli sta accadendo e rendendoli in grado di gestire le relazioni che hanno con gli altri pari».
  2. Instaurare una comunicazione affettiva
    È importante che questa comunicazione sia affettiva e non un interrogatorio, in modo da conquistare la fiducia del proprio bambino e farlo aprire.
  3. Non fare da soli
    Allo stesso tempo, è sconsigliato sostituirsi ai figli andando a parlare direttamente con i bulli, perché lo sminuirebbero aggravando ancora di più la situazione e comunicandogli che non è in grado di farcela da solo.
  4. Avere un atteggiamento collaborativo
    «Quello che si può fare è parlare direttamente con il bambino, poi con i genitori del bullo, ma con un atteggiamento collaborativo, e solo dopo andare a parlare con gli insegnanti e, nel caso in cui non fosse sufficiente, andare fino dal dirigente scolastico. Infine, è necessario ricordare che è possibile anche rivolgersi alle Forze dell'Ordine per fare denuncia. Questa però deve essere considerata l'ultima strada percorribile».
  5. Rivolgersi a degli esperti
    Nei casi più gravi è poi bene consultare degli esperti che favoriscano una collaborazione con la scuola, che a volte è un po' difficoltosa, oppure che aiutino il bambino ad aumentare e rafforzare le sue risorse nei confronti dei bulli.

 

Come si diventa vittime
Spesso si è portati a pensare che siano elementi caratteristici a determinare la scelta di una vittima da parte di un bullo, come il fatto di essere un po' più in carne, avere una disabilità o anche solo portare gli occhiali. «Ma questo non è necessariamente vero – precisa Costa –. Uno dei fattori principali che determina la predisposizione a diventare delle vittime è la fragilità personale: la fatica dei bimbi a difendere i loro diritti, che talvolta non sanno nemmeno di avere. Si tratta di individui insicuri, che non credono in loro stessi, ma al contrario temono di essere sbagliati e che gli altri siano sempre arrabbiati con loro». E dal momento che sono più sensibili, attraggono più facilmente la prepotenza dei bulli che trovano soddisfazione nella loro sofferenza.

 

Non si può dire che ci sia una sola causa a trasformare un bambino in una vittima di bullismo: «Ma una può essere l'iperprotezione dei genitori nei confronti dei figli, un fattore che li rende più fragili perché non li responsabilizza e non li rende capaci di difendersi da soli».

 

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«Le vittime di bullismo sono, in genere, individui fragili, che non credono in loro stessi, ma al contrario temono di essere sbagliati e che gli altri siano sempre arrabbiati con loro» | Pixabay