Nostrofiglio

Autostima nei bambini

Come crescere un bambino sicuro di sé: un decalogo di consigli

Di Giulia Foschi
autostima

18 Dicembre 2017
Autostima e sicurezza nel proprio valore e nelle proprie capacità sono elementi fondamentali per uno sviluppo equilibrato del bambino. E' facile, da genitori, commettere qualche errore, pur se in buona fede: ecco dieci consigli di un'esperta per iniziare a comportarsi nel modo giusto.

Facebook Twitter Google Plus More

La psicologa, psicoterapeuta e psicoanalista Paola Santagostino, autrice del libro «Crescere un bambino sicuro di sé… e rafforzare la sua autostima», edito da Red! e curatrice del sito pensieroecorpo.it ci spiega quali sono le parole da dire e da non dire e i comportamenti più corretti da mettere in atto per rafforzare l’autostima e il senso di sicurezza di un bambino, fondamentali per l’equilibro di ogni persona.

 

1. Che cos’è l’autostima 


L’autostima è la percezione, il giudizio che ognuno ha di sé. Nessun bambino nasce con un pensiero già formato su sé stesso, ma lo elabora in base alle reazioni che riceve dall’ambiente esterno, in primo luogo di mamma e papà, poi di parenti, insegnanti e altre persone. Ecco perché è importante porre attenzione a come ci si comporta e alle parole che si utilizzano.

 

2. Informazioni verbali e non verbali

 

Non si comunica solo a parole: già dal momento della nascita, se la madre non ha molta voglia di tenere con sé il figlio, lo maneggia con gesti bruschi, lo tiene poco in braccio e a contatto, il bambino lo sente: il suo corpo è sensibilissimo. La conseguenza è diretta: sono amato uguale sono amabile, non sono amato uguale non sono amabile.

 

3. No a troppi no

 

L’occhio della mamma vede pericoli dappertutto. Le mamme tendono a trasmettere la propria ansia con molti no – non correre che cadi, non saltare, non mettere le mani in bocca -, così il bambino si fa due idee: quello che faccio è sempre sbagliato e il mondo è un luogo pericolosissimo. I genitori dovrebbero trasmettere fiducia nel mondo e nel prossimo. E’ normale che il bambino esplori e faccia dei disastri. Pur controllandolo, non blocchiamo sul nascere le sue iniziative, altrimenti vedrà solo pericoli e nessuna opportunità.

 

 

4. Pilotare verso il positivo

 

L’alternativa ai no è la spinta verso il buono e il bello. Indichiamo al bambino le opportunità positive presenti, guidiamolo in direzione di ciò che c’è d’interessante, piuttosto che evidenziare i pericoli che, magari, senza la nostra sollecitazione neppure noterebbe.

 

5. Puntare sull’imitazione 

 

Se la mamma evita il pericolo, il bambino tenderà a imitarla, senza bisogno di metterlo in allarme: ad esempio, se la mamma sceglie un percorso rispetto ad un altro, il bambino semplicemente la seguirà.

 

6. A casa e all’esterno

 

In casa non è difficile predisporre un ambiente sicuro, spostando tutto ciò che è pericoloso fuori dalla portata del bambino, così non sarà necessario porre dei divieti. Fuori casa, non si può pretendere che i pericoli non esistano: cerchiamo di affrontare il mondo con serenità.

 

7. Sottolineare i comportamenti corretti…

 

Si tende spesso a sottolineare ciò che il bambino sbaglia, pensando in questo modo di stimolarlo e correggerlo, a e dare per scontato quello che fa bene. Invece, sottolineando i comportamenti positivi lo si rinforza e ignorando i comportamenti negativi questi perdono d’interesse: pur di avere l’attenzione dei genitori il bambino è disposto a prendersi uno schiaffo; un bambino un po’ più grande, qualche volta si comporta male consapevolmente proprio per questa ragione.

 

 

8. …Ma non passare dall’altra parte

 

Esiste anche la situazione opposta: genitori che accettano tutto, arrivando a mendicare l’amore del figlio per paura di assumersi qualunque ruolo di autorità: così i figli crescono fragili come i genitori, incapaci di accettare una critica. Rimarcare i comportamenti positivi non significa dire sempre e solo bravo. Se si trasmette al bambino la certezza che l’amore non viene mai a meno, allora anche la critica diventa accettabile.

 

9.  La gestione dell’errore

 

La gestione dell’errore è fondamentale: solo chi non fa non sbaglia. Gli errori sono momenti di apprendimento. Un’autostima basata sui risultati è un’autostima estremamente fragile, ansiosa e sempre a rischio, minacciata dalla possibilità costante dell’errore. Allora come fare? Dare al bambino molti segnali di amore incondizionato, offrire complimenti gratuiti. Per riuscire a staccare la percezione di sé dal risultato deve essere orgoglioso semplicemente di essere al mondo, di essere sé stesso.

 

10. Nessuno è perfetto

 

Alla gestione dell’errore è collegata la consapevolezza che nessuno può essere perfetto. Non possono esserlo i genitori, non può esserlo il bambino. La paura di sbagliare paralizza e impedisce di sperimentare cose diverse: lanciandosi in un campo nuovo è ovvio che si sbagli, ma aprirsi al nuovo, andare oltre a quello che già si conosce è l’unico modo per crescere.