Educazione

Educazione: 14 cose che i genitori NON dovrebbero mai fare con i figli

Di Angela Bisceglia
genitori
07 Luglio 2016 | Aggiornato il 26 Ottobre 2017
Considerarli troppo ‘piccoli’ per capire o dilungarsi in spiegazioni ‘da grandi’; far trovare sempre la ‘pappa pronta’ e risparmiare loro ogni fatica; concedere sempre tutto e subito: sono alcuni dei comportamenti che i genitori dovrebbero evitare con i loro figli, sin da quando sono piccolissimi. 
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1. Dare per scontato che il carattere è qualcosa di innato.

 

“E’ ora di sgombrare la testa dal luogo comune che il carattere sia qualcosa di genetico e che non si possa far nulla per modificarlo” premette la psicologa Rosanna Schiralli.

 

“La lunga diatriba tra genetisti e ambientalisti è finita già da alcuni decenni e le evidenze scientifiche hanno ormai dimostrato che la base ereditaria-costituzionale influisce sul carattere di un individuo solo per un 10% circa, il restante 90% lo fanno l’ambiente e l’educazione”.

 

Se sarà coraggioso, pigro, timido o estroverso dipenderà dalle relazioni che costruiremo con lui e non da un ‘marchio di fabbrica’.

 

2. Credere che i bambini siano troppo piccoli per capire…

 

Va da sé che i bambini piccoli non capiscono il senso delle parole che usiamo, però sono in grado di cogliere perfettamente l’atteggiamento dei genitori nei loro confronti da tutto il contorno che accompagna le parole, ad esempio dal tono della voce, dallo sguardo, dai gesti, che comunicano ad esempio se siamo convinti di quel che diciamo o se ci stiamo davvero divertendo a giocare con loro.

 

3. … Ma anche credere di poter parlare loro come se fossero adulti.

 

Non bisogna cadere neanche nell’eccesso opposto, ossia di voler spiegare ogni nostra risposta, regola o divieto con mille argomentazioni, altrimenti il figlio recepisce che il genitore ha difficoltà a mettere un confine e tenta quasi di giustificarsi per quello che sta dicendo. “Troppe spiegazioni generano confusione e fanno produrre ormoni dello stress, al contrario un no pacato ma deciso infonde calma e fiducia che il genitore sa il fatto suo.

 

4. Precipitarsi a soccorrerli al primo richiamo.

 

Sin da quando sono piccolissimi, non accorriamo ad ogni minimo richiamo dei nostri figli, cercando di prevenire ogni ‘dolore’. Se il neonato piange, aspettiamo un po’ prima di intervenire e vediamo se riesce a risolvere da sé il suo problema, qualunque esso sia (a meno che non si sia incastrato tra le barre del lettino, ovviamente!).

 

“Il neonato ha un sistema nervoso molto poco specializzato e risponde piangendo a stimoli anche minimi, come un piedino avvolto nel lenzuolo o un momento di noia” spiega la psicologa. “Può darsi che dopo un po’ riesca a trovare da solo la strada per liberare il piedino o che la sua noia venga interrotta da una tenda colorata. Se il genitore corre subito da lui, gli toglie l’opportunità di sperimentare da solo le sue potenzialità e di compiere un piccolo passo verso lo sviluppo dell’autostima. Che si costruisce sin dalla tenera età”.

 

Ma anche quando diventeranno più grandicelli, non ci affanniamo a risparmiare loro ogni fatica: se il tragitto lo consente, a scuola possono andare a piedi; lo zaino possono portarselo in spalla da soli; se piove, usano l’ombrello e, se si buscano qualche goccia, non è la fine del mondo. Non c’è bisogno che ad ogni passo del bambino gli si stenda davanti il red carpet, è giusto che impari a sopportare qualche sacrificio!

 

5. Fare le cose al posto loro.

 

Se ad esempio il bambino è attratto da un oggetto vicino, aspettiamo che sia lui a prenderlo, portarlo alla mamma e mostrarglielo, piuttosto che prendere noi l’oggetto e farglielo vedere dicendogli ‘ guarda come è bello’. “Sembra la stessa cosa, invece è dimostrato che l’intelligenza viene stimolata molto di più quando il bambino è attore e protagonista della sua azione anziché semplice spettatore passivo di azioni altrui” è il commento della Schiralli.

 

6. Stare attaccati 24 ore su 24.

 

Più i bambini sono piccoli più hanno bisogno della mamma, questo è assodato, ma ciò non significa che la mamma debba stare sempre attaccata o ‘a vista’. “Qualunque relazione si basa sull’alternarsi di vicinanza e distanza, che aiutano il bambino sviluppare un attaccamento sicuro e una fiducia che, se la mamma va via, dopo un po’ torna e che durante la sua assenza può ‘sopravvivere’ ugualmente” dice la psicologa. “Questo vale di giorno ma anche di notte: se il piccolo si sveglia e piange, la mamma può avvicinarsi al lettino, far sentire la sua voce, accarezzarlo, ma senza prenderlo subito in braccio o attaccarselo al seno”. Questo ovviamente non significa arrivare ad atteggiamenti ‘da caserma’ o eccessi tipo il metodo Estivill, ma aiutare il piccolo un po’ per volta a diventare autonomo.

 

7. Concedergli sempre tutto e subito.

 

Non è il caso di dire subito di sì ad ogni singola richiesta, altrimenti si abituerà a voler ottenere tutto a tutti i costi e quando non ci riuscirà non sarà in grado di sopportare la frustrazione che seguirà alla delusione. Coltivare l’attesa educa a trasformare la pulsione, che vuole l’appagamento immediato, in qualcosa di gestibile che si chiama emozione, che favorisce il controllo e la calma.

 

8. Credere ai “Lucignoli”.

 

“Finiamola con la storia delle cattive amicizie che portano i ragazzi sulle cattive strade” dice Rosanna Schiralli. “Nel corso della loro vita i nostri figli verranno inevitabilmente a contatto con tanti ‘Lucignoli’, come droga, alcol o varie altre forme di dipendenza, e non possiamo certo tenerli in una campana di vetro: è fondamentale invece vaccinarli prima, in modo che quando incontreranno Lucignolo non avranno alcun interesse a seguirlo nel Paese dei Balocchi. E la nostra vaccinazione si basa sull’educazione emotiva, ossia sulla sintonizzazione adeguata ai loro bisogni, sulla condivisione delle loro emozioni, sul giusto mix di accoglienza e regole: se un bambino/ragazzo si sente compreso e accolto, ma anche contenuto da regole e confini, non sente il bisogno di andare a cercare fuori un vuoto che prova dentro; se ha valori, entusiasmo, passioni, non si lascia attrarre neanche un po’ da certe tentazioni, semplicemente perché lo annoiano”.

 

9. Programmare ogni spazio della giornata.

 

Ci sono bambini che hanno ogni ora del giorno programmata e determinata, neanche fossero un Capo di Stato! I bambini devono avere anche momenti di relax, in cui stare senza far niente e dar spazio alla loro fantasia: momenti di noia pura, che dovranno esser loro a gestire senza la nostra tabella di marcia.

 

10. Essere incoerenti.

 

Se mamma dice un no, il papà non deve dire di sì, se ieri si è posta una regola, oggi non si può lasciare che la trasgredisca: l’educazione emotiva passa anche per la coerenza, altrimenti il bambino va in confusione, anzi capisce che può sempre ‘maneggiare’ i genitori come gli piace. (Leggi anche: come insegnare il rispetto delle regole)

 

11. Mentire.

 

Un conto è omettere di dire qualcosa, un altro è mentire esplicitamente: come a noi non piacerebbe se nostro figlio ci raccontasse bugie, così a lui non piace scoprire che non gli abbiamo detto la verità e l’abbiamo ingannato.

 

12. Prenderlo in giro.

 

Se è arrabbiato per qualche motivo, se ha avuto una delusione a scuola, non bisogna minimizzare il suo dispiacere, con frasi tipo’ ma che sarà mai’, ‘perché te la prendi per così poco’, ‘sono sciocchezze’. Per lui in quel momento quel’episodio è importante, quindi bisogna sempre mostrare di comprenderlo, con frasi come ‘lo vedo che sei dispiaciuto’, ‘ti capisco’, ‘fammi capire perché te la sei presa tanto’.

 

13. Permettergli di mancarci di rispetto.

 

Mai un figlio deve permettersi di usare parolacce, dare risposte maleducate, alzare la voce o addirittura le mani nei confronti del genitore. Certi limiti non devono essere valicati mai e certi eccessi vanno stroncati sul nascere, senza se e senza ma.

 

14. Abbandonare la cabina di pilotaggio.

 

In conclusione, tutti questi punti si possono riassumere in uno solo: mai rinunciare al ruolo di pilota d’aereo che spetta al genitore, mai abbandonare la cabina di pilotaggio, mai far guidare il bambino al posto nostro, soprattutto nei momenti di turbolenza. Ma condurre noi l’aereo dell’educazione con calma e sicurezza, accoglienza e regole, buon senso, voglia di stare con i figli e di condividere emozioni con loro: solo in questo modo li condurremo felicemente a destinazione.