Bambino non parla

Quando il bambino non parla

Di Caterina Valletti
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30 Giugno 2017 | Aggiornato il 04 Aprile 2019
Imparare a parlare è un atto naturale. Per alcuni bambini è un po' più difficile. Ma quando bisogna chiedere aiuto al logopedista? La dottoressa Anna La Guzza, ha risposto ad alcune nostre domande in merito!
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Prendere pieno possesso della lingua madre è uno dei primi compiti che il nostro sistema cognitivo mette in atto: ascoltando e provando a emettere suoni ci appropriamo di quella che diventerà la lingua del nostro pensiero. Per alcuni bambini questo meccanismo non è così semplice, c'è qualcosa che rallenta gli ingranaggi. Cosa? Chiediamolo alla logopedista Anna La Guzza, del Centro Amamente

 

1. Come insegniamo ai bambini a parlare

«Il processo di apprendimento della lingua madre viene inteso come la capacità di comprendere ed esprimersi in maniera comprensibile formulando frasi nucleari o più complesse. Questo avviene gradualmente tra 12 e 36 mesi, in rari casi più tardi. Esiste una finestra di sviluppo, cioè il periodo in cui questo apprendimento è possibile, che coincide con i primi anni di vita. Il nostro sistema cognitivo è naturalmente predisposto all'apprendimento della lingua, a meno che sia condizionato da un disturbo neuropsicologico di base (disturbi del linguaggio, deficit cognitivo, sindromi evolutive ecc. diagnosticabili da un neuropsicologo). 

 

 

«In questa fase di apprendimento sembra che le bambine siano più precoci nell'espressione del linguaggio. Tuttavia le abilità riferite ai due sessi si livelleranno nel tempo».

 

«Il prerequisito fondamentale per l'apprendimento della lingua stessa è l'esposizione continuativa e adeguata alla lingua madre».


2. Il ruolo del genitore

«Il genitore, così come il bambino è programmato per apprendere da modelli esterni, allo stesso modo è programmato per comunicare in maniera adeguata con il bambino stesso. Il tono della voce, la postura, la scelta dei vocaboli e la struttura delle frasi che utilizziamo per rivolgerci  al bambino sono finalizzati all'apprendimento. Non esistono esercizi particolari, ma tutta una serie di accorgimenti che, sin dal concepimento, possono educare il bambino a riconoscere suoni, a differenziarli, a riconoscere le parole e, quindi, più in là nel tempo produrre vocalizzi e poi parole e frasi». 

 

 

3. Come si evolve il linguaggio

«In una società multiculturale come la nostra è bene fare una premessa: « i bambini esposti a due o più lingue hanno generalmente sei mesi di ritardo nell'apprendimento delle tappe del linguaggio».

 

In generale sappiamo che «un bambino a due anni pronuncia generalmente almeno 100 parole. È importante basarsi su questo dato e integrarlo alle capacità di comprensione di relazione e di gioco: verso i 3-4 anni dovrebbe aumentare il vocabolario e iniziare dei piccoli discorsi».

4. Quando chiedere aiuto


«Se le tappe indicate sopra non vengono raggiunte dal bambino, che a 3-4 anni parla ancora male, usa pochi vocaboli e manca ancora di alcuni suoni è opportuno chiedere un consulto».

 

Ogni situazione è differente e «andrà valutata in tutti i suoi aspetti con estrema cura».

 

 

Il logopedista è in grado di intervenire già nella prevenzione, «con il trattamento e la cura dei disturbi del linguaggio e dei ritardi riscontrabili nel bambino».


5. Come risolvere il problema

Una volta individuato il problema si lavora per trasmettere competenze, per far sì che il bambino possa sfruttare i benefici della terapia anche nella vita quotidiana.

«Lo strumento utilizzato per lavorare sui bambini è sempre il gioco. Attraverso il gioco si instaura un percorso di accompagnamento alla lingua».
 

I tempi, dedicati all'interazione con il logopedista, «possono essere estremamente vari e spaziano dalle cinque sedute ai tre o più anni di trattamento a seconda del tipo di difficoltà che viene riscontrata».

 

Il tipo di lavoro proposto è sempre integrato: «il lavoro sul bambino e la consulenza continua ai genitori. Quest'ultima è molto importante: genitori ben informati e seguiti sono di notevole aiuto al bambino. Se da una parte il logopedista si erge a modello linguistico, i genitori con il dialogo a casa possono diventare un ponte efficace tra la terapia e il quotidiano».

 

Video: I bambini late talker. Come aiutarli a parlare

In questo video la logopedista, Dott.ssa Silvia Mari, ci parla dei bambini late talker, o bambini tardivi nel linguaggio. Ci spiega come intervenire per stimolarli a parlare