Crescere bene

12 strategie per favorire lo sviluppo mentale del bambino

Di Francesca Paola Rampinelli
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12 Novembre 2012
Secondo le neuroscienze, il cervello cambia continuamente per tutto il corso della vita, plasmato dalle esperienze belle e brutte che si fanno. Questo vale soprattutto per i bambini.
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I genitori possono dunque con il loro comportamento di ogni giorno favorire esperienze in grado di favorire uno sviluppo equilibrato delle diverse parti del cervello dei loro figli.

Lo sostengono due psicoterapeuti americani, Daniel J. Siegel e Tina Paine Bryson, nel libro “12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino”, in Italia pubblicato da Raffaello Cortina editore.

Il succo delle 12 strategie è questo: ascoltare molto il proprio bambino, favorire al massimo il dialogo, non dimenticarsi mai di qualche coccola e di rispettare il bambino, cioè non mostrarsi mai superiori rispetto alle sue emozioni.

Ecco che cosa prevedono le 12 strategie.

1. Sei arrabbiato? Lo capisco! Però questo non si fa …

Quando vostro figlio è sopraffatto da emozioni intense, per esempio è arrabbiato o agitato, per prima cosa cercate di comprendere le sue emozioni. Poi quando il bambino è più recettivo passate alla spiegazione razionale.

E’ importante cominciare il prima possibile a far conoscere le emozioni al bambino, facendo da “specchio” ai suoi stati d’animo. Fategli capire che lo capite, magari con un abbraccio o un’espressione piena di comprensione (es. Sei deluso vero?).

Dopo essere entrati in sintonia con lui si può definire il limite: per es. i morsi fanno male. Oppure per favore cerca di stare calmo. Infine concentratevi su una alternativa appropriata oppure occupandovi di altro: per es. “Ecco il tuo orsacchiotto. E’ da tanto che non lo vedevo”.

Quando il bambino diventa più grandicello potrete cercare insieme una soluzione. Sempre da evitare gli atteggiamenti di superiorità.

Leggi anche: Il bimbo fa i capricci? Calmatelo in bambinese. e Adriana risponde: sos pianti e capricci

2. Ti sei fatto male vero?

Quando esplodono emozioni intense e incontrollabili, aiutate vostro figlio a raccontare che cosa lo fa stare male. In tal modo dovrà rendere razionale la sua esperienza, sentendosi maggiormente in controllo.

In pratica fin da subito va presa l’abitudine di insegnare al bambino a riconoscere l’emozione che prova, dandole un nome: Ti sei fatto male vero? Oppure sembri così triste. Poi raccontate l’accaduto con le parole ma anche mimando la scena, se possibile con un po’ di umorismo. Vostro figlio ne rimarrà affascinato.

Può essere utile realizzare un libretto o un album con disegni e foto per raccontare una esperienza, oppure per preparare il bambino a una transizione, come un nuovo “rituale del sonno” oppure l’ingresso alla scuola materna.

La narrazione del trauma, grande o piccolo che sia, può essere ancora a carico del genitore anche se, dai sei anni in poi, il bambino dovrebbe impadronirsi della narrazione diretta magari agevolata con domande dirette da parte del genitore. Dopo i nove anni lasciate che sia lui a descrivere l’accaduto con i suoi ritmi.

Va tenuto presente però che non si possono obbligare i bambini a raccontare e quindi se vostro figlio non vuole parlare di qualcosa con voi suggerite di raccontare l’accaduto nel suo diario o aiutatelo a trovare qualcuno con cui parlerebbe volentieri.

3. Il no solo quando serve davvero

La strategia del “no, no, no …” si rivela particolarmente inefficace, soprattutto con bambini di due-tre anni, se usata troppo spesso: risparmiate il no per quando ce n’è davvero bisogno.

La prossima volta che vi accorgerete di dirgli un no o di vietargli qualcosa, provate un’alternativa. Che ne dici se andiamo a fare un giro fuori?

Quando il bambino cresce una domanda efficace per evitare prove di forza potrebbe essere: hai qualche idea su come potremmo entrambi avere ciò che vogliamo?

Tra i sei e i nove anni potete spiegare le vostre ragioni, sollecitare domande e soluzioni alternative. Dai nove anni in poi si entra nella fase più difficile. Pur mantenendo la vostra autorità esaminate, per quanto possibile, delle alternative e negoziate con il bambino regole e disciplina.

4. Allenate la sua parte razionale del cervello

Fornite al bambino opportunità di esercitare la parte del cervello che consente di riflettere sulle proprie azioni, affinché possa rafforzarsi e sappia mettersi in contatto con la parti del cervello collegate all’istinto, alle reazioni viscerali e alla sopravvivenza, e con il corpo.

Come si fa? Ogni volta che è possibile cercate di fare prendere al bambino decisioni autonome, dalle scelte del cibo o dei vestiti a, più tardi, ipotetiche situazioni di “cosa faresti in questa situazione?”

Quando il bimbo diventa più grandicello, ogni volta che potete farlo senza correre rischi, astenevi dal risolvere i problemi di vostro figlio e resistete alla tentazione di accorrere in suo soccorso.

Man mano che il cervello del bambino si sviluppa, le situazioni ipotetiche diventano sempre più occasioni di divertimento.

5. E’ arrabbiato? Fatelo muovere

Un modo efficace per aiutare il bambino a ritrovare l’equilibrio è fargli fare del movimento.

Quando vostro figlio è sopraffatto da emozioni intense, dopo avergli dimostrato di comprendere il suo stato d’animo, trovate una scusa per farlo muovere. Es. giocate a fare la lotta, fate la gara a chi arriva per primo in un determinato posto.

Quando il bambino diventa più grande, ditegli chiaramente che fare movimento può essere d’aiuto per cambiare umore e modificare uno stato d’animo.

Anche concedersi un piccolo break per sgranchirsi un po’ le gambe e le braccia o giocare con uno yo-yo può essere d’aiuto.

6. Fategli usare il telecomando della mente

Il ‘telecomando della mente’ aiuta il bambino a raccontare un’esperienza che lo ha fatto soffrire perché gli consente, durante la narrazione, di fare delle pause, tornare indietro o avanzare velocemente a punti della storia meno angoscianti, lasciandogli quindi il controllo su quanto vuole “rivedere”.

Anche se vi annoiate a riascoltare o raccontare la storia all’infinito, ricordate che la narrazione favorisce la comprensione e il superamento dei traumi, piccoli o grandi che siano.

Andando avanti con l’età i bambini hanno meno voglia di raccontare esperienze negative e servirà una sempre maggiore dose di tatto e incoraggiamento. Nella fase della preadolescenza si potrà spiegare al bambino che pur con la possibilità di fermare la narrazione in qualunque punto e persino di avanzare velocemente per parti successive del racconto, tuttavia è necessario ripercorrere l’esperienza per intero comprese le parti più dolorose.

7. Allenate la memoria

Aiutate vostro figlio ad allenare la memoria, stimolandola spesso a ricordare esperienze che ha compiuto.

Per i più bambini piccoli bastano domande semplici per ripercorrere all’indietro la giornata. Più in là poi aiutate vostro figlio a ricordare esperienze del passato perché possa meglio comprendere quello che gli accade nel presente.

8. Lasciare scivolare via le nuvole dalle emozioni

Ricordate al bambino che le emozioni vanno e vengono. La paura, la frustrazione e il senso di solitudine non sono tratti permanenti, bensì stati temporanei.

Come si fa? Si comincia ponendo le basi per insegnare al bambino la differenza tra “sentirsi” e “essere”. Dimostrategli di riconoscere le sue emozioni attuali e consolatelo, poi aiutatelo a comprendere che non si sentirà triste per sempre, che presto si sentirà meglio.

In seguito, per aiutare i più grandi ad avere una visione di più ampio respiro, domandategli come pensa che si sentirà dopo cinque minuti, cinque ore, cinque giorni, cinque mesi e cinque anni.

9. Alla scoperta di quello che abbiamo dentro, pensieri ed emozioni

Aiutate vostro figlio a prestare attenzione a sensazioni, pensieri, immagini ed emozioni presenti dentro di se e a comprenderli.

Come si fa? Parlate con vostro figlio del suo mondo interiore. Aiutatelo a capire che può prestare attenzione a ciò che avviene dentro la sua mente e il suo corpo, e che può parlarne.

Crescendo questa attenzione permetterà al bambino di esercitare un certo controllo su ciò che ha imparato a conoscere e che accade dentro di lui.

10. Insegnate la calma e la concentrazione

Persino i bambini più piccoli sono in grado di imparare a mettersi calmi e fare respiri profondi, anche se solo per qualche secondo. Per fare esercitare il bambino a dirigere l’attenzione in modo che possa modificare il proprio stato d’animo potete far leva sulla sua fervida immaginazione: immagina di essere sulla spiaggia al sole…

Oppure fatelo sdraiare a pancia insù e mettetegli una barchetta sul pancino. Insegnategli a fare dei respiri lenti e lunghi in modo da fare andare la barchetta su e giù. Anche pochissimo tempo farà capire al bambino come ci si sente quando si è calmi, tranquilli e sereni.

Dopo i nove anni spiegate espressamente al bambino i benefici del rilassamento e della concentrazione e dimostrategli che è in grado di dirigere la propria attenzione su pensieri ed emozioni che lo facciano sentire felice e in pace.

11. Divertitevi in famiglia

Create occasioni di divertimento in famiglia, affinché i vostri figli possano compiere esperienze positive e appaganti con le persone con cui trascorrono la maggior parte del loro tempo. Giocate con lui, ridete insieme, coccolatelo. Suonate pentole e pentolini, andate al parco giochi.

Quando i bambini diventano più grandicelli, non sottovalutate l’importanza dei giochi di società per rafforzare i legami familiari. Oppure andate in campeggio insieme, cucinate insieme, scoprite insieme un parco divertimenti.

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12. Il litigio? Un’opportunità

Anziché ritenerlo un ostacolo da evitare, considerate il conflitto come un’opportunità per insegnare ai vostri figli abilità relazionali fondamentali.

Parlate dell’importanza di condividere e di fare a turno fin da piccoli e più tardi spiegategli l’importanza di comprendere il punto di vista degli altri mostrandogli quali sono i segnali non verbali da considerare.

Tenete sempre presente che dovete insegnare che il conflitto non è qualcosa da evitare ma da risolvere, e che farlo spesso migliora una relazione.

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