Come superare l'ansia da interrogazione

Ansia da interrogazione: come gestirla?

Di Zelia Pastore
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03 Settembre 2019
Sudore, difficoltà a prendere sonno e il classico “mal di pancia” di prima mattina: le manifestazioni della sottile paura di bambini e ragazzi prima di affrontare un’interrogazione le conosciamo tutti. Vediamo con l’aiuto di una psicologa di gestirle al meglio
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Nonostante abbia studiato e fatto i compiti tutto il pomeriggio precedente, il bambino si sveglia la mattina molto presto, con un “mal di pancia” sospetto e nessuna voglia di fare colazione: sono segnali che potrebbero indicare una possibile ansia da interrogazione.

“Si tratta sostanzialmente di una forma di ansia da prestazione - spiega Silvia Andrich, psicologa e collaboratrice del Centro studi Erickson - tutti noi, grandi e piccini, l’abbiamo sperimentata prima di un colloquio di lavoro o di un esame all’università. Entro certi limiti si tratta di un meccanismo utile perché permette di raggiungere degli obiettivi e libera energie”.

 

Bisogna però porre attenzione a quei parametri che possono sfociare nel patologico: “Vanno valutati intensità, frequenza e durata delle manifestazioni ansiose. L’ansia anticipatoria è proficua se sporadica e legata a determinati momenti in cui bisogna fare una buona performance, ma se perdura è un handicap. Se ad esempio viene molto prima dell’interrogazione e prosegue anche dopo, mettendo in una condizione di “corto circuito” bambini e ragazzi, bisogna intervenire”.

 

 

ANSIA ANTICIPATORIA: CHI NE SOFFRE

 

Ma chi sono i soggetti più predisposti a soffrire di questa problematica? “L’ansia da interrogazione è molto più diffusa tra gli adolescenti (uno su tre circa) che tra i bambini (uno su nove circa), e nelle femmine si riscontra una maggiore predisposizione. Le percentuali aumentano nel caso di bambini e adolescenti con una certificazione di Dsa o di ADHD”.

 

In generale, “i più colpiti sono i bambini ipersensibili e con bassa autostima, che di solito sono molto capaci ma fanno l’errore di porsi degli standard molto alti e con il primo insuccesso attivano dei meccanismi che li fanno andare in tilt: ad esempio, se non prendono il massimo dei voti si sentono incapaci. Possiamo dire che l’ansia anticipatoria colpisce i bambini bravi a scuola che si sentono in dovere di mantenere un alto standard di perfezione per valere come persone, confondendo il voto scolastico come un giudizio di merito sulla persona”.

 

L’ansia da interrogazione potrebbe anche essere legata all'aspetto del parlare in pubblico: “in questi casi l’insegnante dovrebbe fare la sua parte nel cercare di creare un buon clima in classe, in modo che l’interrogato non si senta ulteriormente a disagio”.

 

 

QUANDO MI INTERROGANO MI BLOCCO: LE MANIFESTAZIONI DELL’ANSIA DA INTERROGAZIONE

I segnali fisici:

  • tono di voce basso
  • sudorazione eccessiva
  • macchie rosse sul collo
  • necessità di andare in bagno
  • a volte lieve balbuzie
  • incapacità di stare fermi
  • a volte mancanza di appetito o onicofagia

Un mal di pancia mattutino (che non è simulato, ma è un disagio psicosomatico) mal di testa, un risveglio agitato o una difficoltà serale a prendere sonno: sono dei segnali che potrebbero destare sospetto. “Queste cose accadono spesso quando il bambino cambia ciclo scolastico, ad esempio quando passa dall’asilo alle elementari: nuovi compagni e maestre nuove, i tipici momenti di passaggio. Ma se sono abbinati anche ad altre manifestazioni, bisogna fare attenzione”.

 

I segnali fisici che denotano un disagio più importante sono ad esempio il parlare con un tono di voce molto basso, “l’eccessiva sudorazione, il comparire di macchie rosse sul collo, la necessità impellente di andare in bagno, a volte compare anche una lieve balbuzie e l’incapacità di stare fermi. Può accadere anche che i bambini si mangino le unghie o perdano l’appetito”.

 

Gli adolescenti poi “tendono a ritirarsi in loro stessi, a procrastinare. Possono sopraggiungere crisi di pianto e rifiuto di andare a scuola. Nei casi peggiori si può arrivare all’autolesionismo”.

 

Il problema che si verifica durante l’interrogazione è che “il ragazzo si concentra su questi sintomi, la memoria si azzera e la prestazione è molto al di sotto delle sue possibilità”.

 

 

COME SUPERARE L’ANSIA DA INTERROGAZIONE

 

I genitori possono fare molto per aiutare i loro figli a fronteggiare questo problema: ecco alcuni consigli.

 

  • Attenzione allo stile genitoriale. “Essere iper-critici e perfezionisti non aiuta certo il bambino a tranquillizzarsi: sono da evitare esclamazioni come “bene, ma potevi prendere di più” oppure “non sai ancora abbastanza”. Anche lo stile ansioso non aiuta: frasi come “accidenti, speriamo che stavolta vada bene l’interrogazione, altrimenti è un bel guaio!” non sono opportune. Il messaggio che dobbiamo trasmettere è che il bambino ha tutte le capacità per farcela”.
  • Spiegare a bambini e ragazzi il vero motivo per cui si studia. “Fermiamoci a pensare: perché il ragazzo dovrebbe studiare? Chi ha obiettivi di prestazione è molto legato al giudizio dell’insegnante: se si studia “per il voto” è molto facile che questo non corrisponda alle aspettative, che si possa fallire, e questo potrebbe ingenerare una spirale di sfiducia (identificando erroneamente il voto come un giudizio sulla persona) e conseguente ansia. Chi al contrario si pone obiettivi di apprendimento, ovvero studia per imparare nuove cose, se prende un bel voto è contento, ma se ne prende uno meno brillante non ne fa un dramma. L’attenzione va posta sul fatto che prima non si sapeva una cosa e ora la si sa: chi studia per il gusto di apprendere ha una maggiore spinta a rilanciarsi, a rimettersi in gioco dopo un giudizio non positivo”.
  • Cercare di capire di cosa esattamente ha paura il bambino. Per sconfiggere l’ansia da interrogazione, bisognerebbe innanzitutto capire di cosa ha effettivamente paura il bambino: “teme di non essere bravo? di non saper fare le operazioni di matematica? Cerchiamo di circoscrivere il problema. Se capiamo ad esempio che il bambino ha paura a fare esercizi alla lavagna, bisogna parlare con l’insegnante di questo. Probabilmente, rispondendo dal proprio posto potrebbe avere risultati migliori. Chi utilizza modalità di apprendimento cooperativo sa bene che lavorando in gruppo qualsiasi paura viene smorzata”.
  • Contribuire al “pensiero positivo” valorizzando i piccoli successi. “I genitori devono creare un pensiero positivo nei bambini, per coltivare l’autostima e sconfiggere l’ansia. Come? basta tornare al buon vecchio proverbio “sbagliando si impara”: non è importante fare tutto giusto, l’importante è cercare di imparare e di fare meglio. Mamma e papà devono cercare di creare il più possibile delle immagini di successo nella mente dei figli, anche perché quelle negative sono profezie che si auto avverano. Basta anche solo sottolineare nella quotidianità i piccoli successi (“Che bel disegno che hai fatto! Come hai apparecchiato bene la tavola!”. Farli riflettere sulle azioni che hanno fatto bene aiuta molto”. Molto utile è anche leggere insieme la sera delle “storie positive”, che facciano riflettere sulle emozioni: si parla di “narrativa psicologicamente orientata”, come "11 favole di felicità" o "Con la testa tra le favole".
  • Sdrammatizzare e alleggerire. Senza ridicolizzare o banalizzare i loro sentimenti, l’ideale è sdrammatizzare ma con comprensione. “Bisogna stare vicino ai ragazzi in maniera intelligente: si può studiare un po’con loro, ricordandogli con discrezione che stanno facendo bene, con frasi come “ti ho fatto questa domanda, la sai, non devi avere paura perché si vede che sei preparato”.
  • Promuovere lo sport. “I bambini che fanno dello sport e fanno delle piccole gare sono aiutati nel “reggere” l’ansia da interrogazione. Si può ricordare loro che ce la possono fare con frasi come “Vedi anche di questa gara avevi paura ma è andato tutto bene!” e trasferire questa immagine di successo nella scuola”. Fare sport o altre attività come un corso di musica sono utili anche “per staccare la spina, come momento rigenerante: l’ansia porta via tanta energia”
  • Curare il sonno ristoratore. “Sia per il bambino che per l’adolescente, dormire è importante: i piccoli dovrebbero riposare 10 ore, i grandi minimo 8”.
  • Promuovere lo studio in gruppo. “Soprattutto per gli adolescenti, studiare con i propri pari è utilissimo per attivare meccanismi di controllo dell’ansia”.