BAMBINI E ANIMALI

Come responsabilizzare un bambino alla cura di un animale domestico

Di Zelia Pastore
bambinocane
20 Ottobre 2016
Coinvolgere i bambini dando compiti semplici ma da svolgere in autonomia, presentare le esigenze di cura a partire dalle necessità dell’animale, ricordarsi che i genitori sono il primo esempio: i consigli della dottoressa Gloria Borromeo, psicologa e psicoterapeuta che opera a Pavia e Ardenno per far partecipare i figli nell’accudimento degli animali.
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Cani, gatti, criceti o conigli non è determinante: avere un animale domestico è sempre una buona opportunità di crescita per i bambini. «Un cucciolo è primo contatto che i bambini possono avere con una creatura differente da sé: li aiuta a socializzare e a vedere anche le esigenze dell’altro, che sono diverse dalle loro» spiega la dottoressa Gloria Borromeo, psicologa e psicoterapeuta che opera a Pavia e Ardenno.

 

«Prendersi cura di un altro essere vivente li aiuterà, sia da piccoli e poi anche da adulti, a capire come accudire e rispettare gli altri. Si inizia con l’animale domestico e poi si replicano gli stessi schemi con gli altri bambini, i compagni di classe e i grandi».

 

 

1. Fargli capire le esigenze degli animali

 

Il rapporto tra cani e bambini (e altri animali) va costruito con pazienza: «Fino ai due anni i bambini non riescono a capire con chiarezza le esigenze degli animali, ma i genitori possono aiutarli in questo processo di comprensione, spiegandogli i concetti con alcuni esempi concreti come: “Uuh lascialo dormire che è stanco: adesso ha bisogno di essere portato a spasso”, oppure “Ora vedi che ha fame, diamogli la pappa”. Così si riesce ad aiutare i piccoli a capire che gli animali hanno bisogni che vanno rispettati».
 

2. Fargli comprendere le loro reazioni


Altro aspetto fondamentale da non sottovalutare è stare vicini ai bambini quando sono in compagnia di cani e gatti: «State vicini ai bambini quando sono con gli animali - avverte la dottoressa Borromeo - ad esempio, se toccano la coda al cane mentre mangia e la bestiola ha uno scatto d’ira, spieghiamo al bimbo che l’animale quando si nutre ha l’esigenza di essere lasciato in pace».

 

 

 

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3. Dare dei piccoli compiti

 

Fin da piccoli ci sono alcune mansioni in cui i bambini possono essere tranquillamente coinvolti: «Dai 4 anni in su possiamo far presente ai nostri figli che il cane va spazzolato, bisogna pulire la gabbia del criceto, cambiare la sabbia del gatto: presentiamo le esigenze di cura a partire dall’animale e non a partire da noi. Ad esempio, non bisogna dire “Ora la mamma ha tempo, cambiamo la sabbia”, ma “Ora c’è bisogno di cambiare la sabbia”: sono compiti da far entrare nella routine quotidiana».

 

4. Coinvolgere i bambini

 

Bisogna sempre ricordare che il cucciolo è un membro della famiglia a tutti gli effetti: «È importante che il cane, il gatto o il criceto non diventino l’accessorio, non è che ce li portiamo dietro quando ci fanno compagnia e basta. Non si può passare del tempo con loro solo quando sono puliti e sistemati, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti». La tecnica è coinvolgerli passo dopo passo: «Proviamo ad iniziare con frasi come “Dai apri l’acqua che riempiamo la ciotolina”, per poi passare a compiti da svolgere in assoluta autonomia, ad esempio “oggi lo porti fuori tu”. Un figlio così si sente importante, e si sottolinea che quanto ha fatto è importante per il cane (o per l’animale in questione) e per la famiglia stessa».
 

 

5. Dare il buon esempio

 

Il responsabilizzare alla cura è legato anche al tempo che un genitore ha per trasmettere questo valore al proprio bambino. «Se si ha poco tempo, si deve fare una scelta ponderata fin dall’inizio: ad esempio si prende un animale che richiede meno tempo rispetto ad un altro». Per i figli adolescenti valgono le stesse regole, ma con un’accortezza in più: «Ponderiamo i compiti che possono svolgere da soli, per evitare frustrazioni, ed evitiamo di fare noi le cose al posto loro per non intaccare la loro autostima». L’importante è fare sempre da modello: «Verbalizziamo a voce alta anche le cose che facciamo, come ad esempio “oggi sono stanca ma anche se piove porto fuori il cane perché so che lui ha bisogno di uscire”. Una mamma o un papà con il muso passano il concetto che badare agli animali è una cosa noiosa».

 

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