BILINGUISMO

Bilinguismo e bambini: 20 cose da sapere

Di Alice Dutto
23 febbraio 2016 | Aggiornato il 18 ottobre 2017
Quando si dice che un bambino sia bilingue, che cosa comporta questa caratteristica dal punto di vista dell'apprendimento e qual è il comportamento migliore che i genitori devono avere per aiutare i loro figli? Ne parliamo con Patrizia Cordin, direttrice di Bilinguismo Conta di Trento.
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Per capire
“Ormai il monolinguismo nel mondo sta diminuendo: è sempre maggiore infatti il numero di parlanti bilingui. Tuttavia, questo dipende da cosa intendiamo per bilinguismo. Antonella Sorace, professore ordinario di Linguistica Acquisizionale (Developmental Linguistics) all’Università di Edimburgo, propone questa definizione: «è bilingue la persona che, senza sforzo e senza fatica, può passare da una lingua all'altra»”.

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Le differenze
“Non tutti sono uguali: c'è chi questo passaggio lo fa sia nell'oralità sia nella scrittura, oppure solo oralità o nella scrittura. C'è chi lo fa in maniera perfetta e chi, invece, con una lingua migliore dell'altra. Ma se è bilingue vuol dire che lo fa regolarmente e in maniera naturale, senza sforzo”.

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Non solo lingue straniere
“Bisogna poi ricordare che quando si dice che un bambino è bilingue può voler dire che usa l'italiano, ma anche il dialetto, ad esempio quello bergamasco o il veneto. Se consideriamo anche i dialettofoni, dunque, il numero dei bilingui aumenta esponenzialmente”.

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Bilinguismo acquisito
“Ci sono i bambini che nascono bilingui, perché crescono in una famiglia dove mamma e papà parlano lingue diverse. Ma ci sono anche bimbi che per 3 anni vivono in una famiglia monolingue e poi frequentano un asilo con un'altra lingua e di conseguenza diventano bilingui”.

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Un processo senza sforzo
“Il bambino, molto più che l'adulto, apprende senza sforzo. Il cervello non fa fatica a gestire due lingue, perché non si fanno concorrenza tra loro. Dunque, non è necessario che prima ne impari una e poi l'altra: è un po' come quando impara a camminare e a correre, le due cose non interferiscono l'una con l'altra. La differenza è che invece per l'adulto c'è bisogno di un po' più tempo”.

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Le varie fasi
“Per quanto riguarda la pronuncia ci sono vari stadi: dagli zero ai 3 anni è il momento ideale perché il bambino possa riprodurre alla perfezione i suoni di una lingua. Ma la facilità rimane fino agli 8 anni”.

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Vantaggi culturali
“Il bilinguismo comporta una serie di vantaggi culturali: imparare un'altra lingua fin da bambino può servire in seguito per ottenere un lavoro migliore. Inoltre, significa essere anche più aperti culturalmente e avere dunque una predisposizione maggiore alla conoscenza e al confronto: tutte caratteristiche che possono aiutare molto un essere umano”.

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Maggiore capacità di concentrazione
“Un bilinguismo praticato con regolarità abitua il bambino (ma anche l'adulto) ad avere un maggiore controllo. Il bilingue, infatti, a seconda della situazione in cui si trova, deve scegliere una delle lingue che conosce. Questa abitudine alla scelta e a tenere sotto controllo uno dei due (o più) sistemi, fa sì che il bilingue sia in grado di gestire meglio alcuni compiti evitando di distrarsi: inibisce più facilmente ciò che non lo favorisce, che lo distrae, che non gli serve”.

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La fase del rifiuto
“Può accadere che il bimbo a un certo punto rifiuti una delle lingue che conosce. Può essere solo una fase, che ha diverse ragioni. Il bambino non vuole distinguersi dai suoi pari, quindi quando si accorge che la lingua di uno dei due genitori non è conosciuta e parlata dai suoi amici e compagni di scuola, può rifiutarla per identificarsi col gruppo”.

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Come si risolve
“Questa fase tende poi a risolversi naturalmente. Ci sono diversi casi in cui il bimbo passa un lungo periodo nel Paese di origine di uno dei due genitori e lì ricomincia a usare la lingua che aveva rifiutato. Perché comunque, anche se non la parla, il bambino ce l'ha dentro e sa usarla quando ne ha bisogno o semplicemente voglia”.

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La confusione
“Capita spesso che i bambini mescolino le diverse lingue tra loro. Ma lo fanno quando sanno che l'interlocutore li può capire, altrimenti è molto difficile che lo facciano. Ciò vuol dire che sanno benissimo come non mescolare: se lo fanno, lo fanno per creatività”.

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Il comportamento dei genitori
“I genitori non si devono vergognare della loro lingua madre e dovrebbero, nell'interesse del bambino, insegnargliela sempre. Parlare una sola lingua significa far perdere al proprio figlio delle opportunità. Inoltre, un genitore si esprimerà meglio e in modo più completo nella sua lingua. Bisogna dunque avere fiducia nel bambino e dargli la possibilità di arricchirsi dall'apprendimento di più lingue”.

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Il metodo
“Un sistema molto conosciuto è 'one person, one language', che significa che ogni individuo parla nella sua lingua madre al bambino. Si sceglie poi una lingua comune quando si deve parlare tutti insieme. È un metodo comune, ma non è legge. Diciamo che è importante dare un equilibrio anche quantitativo a tutte le lingue presenti in famiglia, per evitare sbilanciamenti”.

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Nessuna confusione
“Tra l'altro, non bisogna pensare che i bambini si confondano se sentono parlare diverse lingue: i piccoli infatti hanno una capacità innata di discriminare i diversi suoni linguistici e non hanno difficoltà ad discernere quali suoni siano di una lingua e quali dell'altra”.

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L'importanza della lettura
“Quando si insegna un'altra lingua al bambino, poi, è molto importante la lettura fin da quando è molto piccolo. Questo perché gli permette di apprendere un lessico con un registro più alto, elemento che lo faciliterà a scuola e nella vita”.

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Avere pazienza
“Spesso i genitori si spaventano perché i bimbi bilingui ci mettono un po' più di tempo ad acquisire le stesse competenze linguistiche di quelli monolingui. In realtà, bisogna solo avere un po' più di pazienza. È tutta una questione di tempo: se sono concentrato 24 ore al giorno su un solo codice di linguaggio è ovvio che impiegherò meno tempo a padroneggiarlo, ma se il mio tempo è diviso a metà tra due lingue, il processo sarà un pochino più lungo”.

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I dubbi
“Dal momento che i bambini bilingui ci mettono più tempo ad acquisire le stesse competenze di quelli monolingui, può accadere che i genitori si spaventino e si chiedano se il bimbo non abbia altri problemi, come ad esempio la dislessia. Per verificarlo ci sono dei test molto efficaci. Del resto, se il bimbo è dislessico, il bilinguismo non aggraverà la sua situazione, ma di certo non lo aiuterà a guarire”.

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La scuola
“Se voglio che mio figlio diventi bilingue allora una buona strategia è quella di mandarlo in una scuola dove si insegnano le varie materie in un'altra lingua, soprattutto se il bimbo è piccolo. Ad esempio, si può cominciare con l'asilo inglese, che è una buona possibilità. Questo tenendo sempre conto della qualità della scuola, a prescindere dalla lingua che vi si utilizza”.

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Bilinguismo bimodale
“Anche i bambini che non sentono possono essere bilingui. Come si sa, la lingua dei gesti è diversa da Paese a Paese. Per questo, potrebbe accadere che un bimbo impari dei codici differenti simultaneamente. Ci sono poi bimbi figli di genitori non udenti, che magari parlano una o due lingue con le altre persone e la lingua dei segni con i loro genitori. Questo caso si definisce con il termine 'bilinguismo bimodale'”.

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Evidenze scientifiche
Che il bilinguismo contribuisca a un potenziamento cognitivo nei bambini è dimostrato anche da studi scientifici, come potete leggere nel nostro articolo: Bambini bilingue? Apprendono più velocemente

Per capire
“Ormai il monolinguismo nel mondo sta diminuendo: è sempre maggiore infatti il numero di parlanti bilingui. Tuttavia, questo dipende da cosa intendiamo per bilinguismo. Antonella Sorace, professore ordinario di Linguistica Acquisizionale (Developmental Linguistics) all’Università di Edimburgo, propone questa definizione: «è bilingue la persona che, senza sforzo e senza fatica, può passare da una lingua all'altra»”. | Alamy