Psicologia

Come insegnare ai bambini a perdere

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17 Settembre 2013
Occorre insegnare al piccolo a perdere? Come spiegare al bimbo ad accettare le piccole "sconfitte" quotidiane? Risponde Anna Oliverio Ferraris, professore ordinario di psicologia dello sviluppo presso l'Università La Sapienza di Roma, psicologa e psicoterapeuta.
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Un tiro al pallone sfortunato, una torre che crolla, o un disegno mal riuscito possono scatenare lacrime e rabbia a ogni bambino in età prescolare. L'esperienza di 'perdere' nel corso di un gioco (da solo o con gli amichetti) o non farcela a concludere un'attività con successo, spesso, dà vita a una (mezza) tragedia...

Occorre insegnare al piccolo a perdere?

In effetti, questo non è il punto di partenza... È opportuno, invece, fare un passo indietro e riflettere sull'atteggiamento che il genitore mostra al figlio di fronte alle piccole 'sconfitte' quotidiane.

A spiegarlo è Anna Oliverio Ferraris, professore ordinario di psicologia dello sviluppo presso l'Università La Sapienza di Roma, psicologa e psicoterapeuta e autrice di molti saggi.

Il bambino non si vergogna dei suoi errori, spesso è proprio la famiglia a portarlo, invece, a vergognarsi e, quindi, a non accettare di perdere. Di base, ogni bimbo è molto esplorativo, e si muove, scopre e impara 'per prove ed errori': questo è molto importante - dice l'esperta.

Basta pensare, per esempio, che usa il materiale che trova a modo suo, in base all'età e allo sviluppo. Se l'adulto non interviene, lui fa quello che vuole, costruisce qualcosa, per esempio una casetta, seguendo il colore e non una logica architettonica!”.

Non occorre sapere tutto

Secondo la psicologa, spesso, è la famiglia che fa vivere al figlio in età prescolare una situazione come un insuccesso accentuando la sua voglia di vincere (peraltro tipica di questa fascia di età). Capita, per esempio, che anche un fratello maggiore contribuisca a far sentire poco capace il piccolo impedendogli di 'perdere' con tranquillità.

Dal canto loro, i bimbi hanno una forte spinta alla conoscenza con i loro ritmi. Questo significa che se lasciato in pace, ogni piccolo sperimenta e prova secondo i suoi tempi, vivendo anche la frustrazione in modo abbastanza naturale.

“Quando l'adulto vuole portare il bimbo nella sua direzione, con poca sensibilità verso le sue esigenze, crea un disagio. In questo modo, lo spinge a voler primeggiare, alla competizione a tutti i costi - spiega la docente universitaria. Se il genitore spinge il figlio a voler fare e sapere tutto, questo approccio ha risvolti molto negativi. Non a caso, il bimbo 'saputello' non tollera di avere torto e, di fronte a una possibile sconfitta, si fa prendere da una crisi isterica perché è convinto di sapere tutto”.

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Si impara anche quando si perde

Una tendenza piuttosto diffusa, e sbagliata, dal punto di vista della psicologa, è quella di far crescere i bambini troppo in fretta, sottoponendoli a una quantità di stimoli esagerata, che finisce con il confonderli.

È importante spiegare al bimbo che anche quando perde, può imparare... Secondo la lezione della Montessori, attraverso il gioco e la sperimentazione, anche sbagliando, si impara”, dice Anna Oliverio Ferraris.

Il bambino sbaglia? Sorridi e sdrammatizza la situazione

Quando il bimbo di 4-5 anni mostra tutta la sua insofferenza se perde durante un gioco (come nel tipico caso delle prime partite a palla), o non riesce a svolgere un compito, è bene dire qualcosa di spiritoso.

“Se il bimbo sbaglia, o non ce la, in ogni caso, è importante sdrammatizzare la situazione e mostrare fiducia nelle sue capacità. Tutto ciò lo aiuta a tollerare i piccoli insuccessi”, afferma la psicologa e psicoterapeuta.

Ogni cosa al suo tempo, ogni gioco a suo tempo

Un altro aspetto importante che il genitore, a casa, dovrebbe considerare, per Anna Oliverio Ferraris, è l'età del suo bambino. “Quando si pone il bimbo di fronte a compiti troppo alti per il suo sviluppo, si crea frustrazione, smette di giocare, non accetta di perdere”, spiega la psicologa.

Un caso classico è quello delle costruzioni, disponibili in mille tipologie, che seguono ogni bimbo dalla nascita in poi durante la crescita. Capita che il bimbo si arrabbi moltissimo perché non riesce a fare qualcosa e non accetti la frustrazione che ne deriva.

“Se l'adulto regala una versione complicatissima, non adatta all'età del bimbo, lo mette in una situazione difficile – dice l'esperta.

Anche a scuola dell'infanzia, per esempio, se la maestra porta delle lenti per mostrare un petalo, o la zampetta di un animale va bene, mentre l'uso del microscopio a 5 anni è troppo difficile da manovrare”. In altre parole, una situazione del genere 'stufa' il bimbo e lo porta a non accettare il fatto di non essere capace.

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Stare con altri bambini lo aiuta ad accettare a perdere

In genere, il bimbo di 4-5 anni, quando gioca con i suoi coetanei vuole sempre vincere. Ma poi, piano piano, verso i 5-6 anni si rende conto che non può arrivare ogni volta primo. Stare con gli altri lo aiuta a capire e ad accettare eventuali 'sconfitte'.

“Alla fine, il bimbo accetta di perdere per mantenere l'amicizia, al tempo stesso, sviluppa la relazione e il dialogo con i compagni – spiega la psicologa. L'adulto può esplicitare la situazione a parole ma ha un significato limitato, in questo caso, si impara a perdere attraverso l'esperienza, vivendo bene il rapporto con gli altri”.

Al contrario, la spiegazione diretta di un adulto non è molto efficace. Se, per esempio, durante un gioco a palla, il bimbo si arrabbia, dichiarando 'la palla è mia!' , il genitore dovrebbe intervenire solo al momento giusto. E offrire al bimbo un messaggio semplice e chiaro: 'In fondo, se il gioco finisce, non ti diverti più!'.