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Concorsi di bellezza dei bambini, giusto o sbagliato iscriverli?

Di Giulia Cannarella
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03 Febbraio 2017
Attenzione genitori, cercate di capire perché volete far partecipare il vostro bambino a un concorso di bellezza. Spesso desideri inespressi vengono proiettati sui figli ed è importante non fare confusione tra i vostri sogni e i loro bisogni
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L’idea di vedere il proprio bambino sul palco in un concorso di bellezza (e magari vederlo vincere) può essere motivo di orgoglio per un genitore, ma iscriverlo a una competizione in cui a essere giudicato è il suo aspetto fisico è la scelta giusta? Lo abbiamo chiesto a Chiara Suttora, psicologa dell’età evolutiva, ricercatrice e docente dell’Università degli studi di Milano Bicocca.

 

1. Mettersi in gioco nel giusto modo

«I contesti competitivi danno la possibilità ai bambini di mettersi in gioco, sperimentare i propri limiti e comprendere di essere fallibili. Permettono loro anche di imparare a gestire gli aspetti positivi della vittoria e della condivisione di un traguardo. Nelle competizioni sportive per esempio il bambino apprende che l’impegno, l’esercizio e la costanza servono per migliorare; questo aspetto però manca nei concorsi di bellezza in cui viene giudicato qualcosa di poco governabile dal bambino».

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2. Un concorso non è un gioco 

«I concorsi di bellezza per bambini non possono essere scambiati per un momento ludico o di condivisione per la coppia genitore-bambino. Se i genitori vogliono creare maggiori occasioni di condivisione e di gioco possono leggere, disegnare con loro, piuttosto che uscire di casa per una passeggiata al parco. I bambini non dovrebbero essere esposti a delle occasioni competitive che possano mettere i piccoli in situazioni di inutile stress e generare ansie prestazionali».

 

3. Segnali di allarme 

«I bambini possono mostrare disagio in modi molto diversi, in funzione dell’età e della loro personalità. Spesso le difficoltà si evidenziano nell’alimentazione, nel sonno, in un cambiamento dei comportamenti dei piccoli nelle relazioni con i pari o con gli altri significativi (es. fratelli, nonni, zii). Nel contesto dei concorsi anche mostrarsi troppo sicuro e a proprio agio possono rappresentare dei segnali di disagio».

 

4. Il corpo di un bambino non è quello di un adulto 

A creare maggior preoccupazione sono i concorsi per bambine e l’attenzione mediatica che stanno avendo. «Tacchi alti e abiti aderenti, atteggiamenti provocanti, in questi tipi di competizione le piccole reginette di bellezza si mostrano come delle adulte, ma non lo sono». L’aperto contrasto tra i loro corpi ancora acerbi e la precoce sessualizzazione degli atteggiamenti possono avere conseguenze nocive. «Da adulte possono sviluppare un’insoddisfazione del proprio corpo, avere problemi di fiducia con le altre persone e di regolazione degli impulsi. Anche far vedere programmi in tv di questo tipo ha effetti negativi e influenzare la percezione corporea di chi li guarda».

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5. I rischi

La domanda che un genitore deve porsi prima di iscrivere il proprio figlio a un concorso di bellezza è una: “Perché?”. Tutti i genitori infatti hanno delle aspettative rispetto ai propri bambini, che possono attingere in maniera più o meno consapevole dalla propria storia personale. «In questo senso, iscrivere a un concorso di bellezza per bambini il proprio figlio o la propria figlia significa proiettare in lui/lei il bisogno di essere ammirato. Il figlio diventa come uno specchio del genitore pronto a ricevere gli sguardi e gli applausi del pubblico».

 

In questo caso, si crea una forte confusione tra i desideri del genitore e il bisogno del bambino e il rischio per il piccolo è di sviluppare un personalità che non gli appartiene per non deludere le aspettative. «L’aderire con compiacenza di un bambino al desiderio del genitore deve metterci in allarme rispetto al suo bisogno di essere amato».