LE ANTIREGOLE

"Crescerli senza educarli": le antiregole di Raffaele Morelli

Di Alice Dutto
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18 Agosto 2017
«La migliore educazione è quella che trova spazio per la luce e per l’ombra, dove non si recita un copione prestabilito e dove ogni giorno si impara a vivere, tutti, genitori e figli». Così andrebbero cresciuti i figli secondo lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli
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Un titolo provocatorio, che parte da un presupposto molto chiaro: «Siamo cresciuti nell’idea sbagliata che i bambini siano fragili e che l’educazione li deve rendere forti, sicuri di sé, capaci di lottare nelle battaglie della vita. E in questa premessa c’è la malattia della nostra epoca…» scrive lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli nella prefazione del suo libro “Crescerli senza educarli – Le antiregole per avere figli felici”.

 

Con questo volume l'esperto vuole comunicare ai genitori che: «ci sono altri modi di dire le cose, linguaggi primordiali, suoni che rompono gli schemi della sintassi conosciuta. Sì, perché il mondo infantile è il mondo dell’innovazione, del presente, dell’assenza di dibattito». Dunque, tutto è possibile nel mondo dell'infanzia: «per forza, i piccoli vivono a contatto con le energie primordiali del cervello!». Energie che Greci e Romani chiamavano “dèi”.
 

«Quando state con un bambino siete nel regno del Senza Tempo, del sacro, degli dèi. I bambini sono l’ultimo rifugio del sacro. Sono loro che restituiscono al mondo i miti, le leggende e i riti perduti. Senza i nostri piccoli, procedendo solo con la nostra razionalità, non si va da nessuna parte. Custodirli, non educarli, è il nostro compito. I loro dèi ci aiuteranno a ritrovare, come Pollicino, le tracce per tornare a casa. E dunque, non “Oggi che cosa ho insegnato a…”, ma “Che cosa ho imparato oggi da…? Che cosa mi ha mostrato?”. I bambini ci stanno educando e non lo sappiamo. Vediamo di non disturbarli: ci stanno insegnando a vivere».

 

7 ANTIREGOLE PER AVERE FIGLI FELICI


 

1. Il genitore peggiore è quello che vuole essere perfetto
È sbagliato voler applicare l'ideale di una famiglia “perfetta” dove tutti vanno d'accordo e nessuno perde la pazienza, dando sempre il buon esempio. «Si tratta di un modello irrealizzabile e, a lungo andare, controproducente. Meglio, molto meglio, puntare sulla spontaneità». Solo utilizzando la naturalezza, mamme e papà potranno trasmettere ai loro figli un modo “sano” per affrontare la vita.

2. È bene che i bambini dicano le bugie
«Raccontare bugie è un’espressione dell’animo infantile, è energia creativa che viene alla luce». In questo senso, è bene lasciare che imparino a raccontarle: si tratta infatti di un esercizio creativo, tramite cui il bambino «si esercita e acquisisce nuove abilità». In realtà, attraverso le bugie, i bimbi «ci insegnano che la verità ha tante facce: invece di sgridarli, ringraziamoli, perché ci aprono gli occhi».

3. Non abbiate paura di lasciarli da soli
«Molti genitori organizzano ogni minuto della vita dei figli per timore che si annoino o soffrano di solitudine. Sbagliato! È quando non hanno niente da fare che i bambini attivano le loro risorse migliori. L’atteggiamento giusto è lasciare che si inventino da soli come passare il tempo. I bambini sanno costruire mondi fantastici, popolati di amici immaginari, animali che parlano e altri personaggi straordinari, in cui vivere grandi avventure. Quando avranno voglia di compagnia, saranno loro a chiederli».

4. Uno schiaffo non è la fine del mondo
A volte, può capitare che un genitore dia uno schiaffo ai propri figli. Si parla di uno schiaffo estemporaneo, dato ai figli che provocano per testare qual è il limite. Eppure, questo è un avvenimento che solitamente genera grandi sensi di colpa. «L'85% dei genitori di oggi, dopo aver picchiato i figli, si pente». Ma questo atteggiamento, in realtà, è controproducente: «Se ti colpevolizzi per lo schiaffo che hai dato a tuo figlio, inevitabilmente finirai per tornare a picchiarlo. Infatti, se ci rimugini sopra, l’avvenimento si ingigantisce. E più ingombrante è, meno lo controlli. Risultato: la mano ti scapperà di nuovo». Il modo migliore per affrontare la situazione è quello di «sapere che un buon genitore non è quello a cui non scappa mai una sberla, ma quello che si rende conto di quanto lo schiaffo non serva a educare o a indurre rispetto».
 

5. Ci sono cose che solo la mamma può fare
La nostra cultura ha perso il rapporto con le radici, ma «se diamo ascolto alla saggezza della tradizione scopriamo delle verità ineludibili: per esempio che ci sono cose che può e deve fare solo la madre, come i vecchi hanno sempre detto… Soprattutto, è bene sapere che nei primi anni di vita del bambino il ruolo della mamma è fondamentale, il papà può fungere solo da comprimario».

6. Dobbiamo insegnare la passione, non il sacrificio
“Prima il dovere, poi il piacere” è un insegnamento antico che, come i nostri genitori, riproponiamo anche noi ai nostri figli. «È l'elogio del sacrificio, come se dovesse essere questa la molla del nostro agire». Ma se ci pensiamo un attimo, realizzeremo quanto sia più facile e spontaneo avere buoni risultati se ci si impegna in qualcosa che ci dà piacere e ci gratifica. Dunque, «Potremmo fare una cosa differente: insegnare la passione, non il sacrificio. […] sono proprio le persone realizzate e felici quelle che ottengono i risultati migliori, non quelle che si sacrificano».

7. Non è vero che con i figli occorre evitare lo scontro
Non bisogna essere spaventati dal conflitto generazionale: «Amiamo i nostri figli e la conseguenza diretta ci sembra debba essere la pace perenne. È un fraintendimento: il conflitto generazionale esiste, è nell’ordine naturale delle cose che chi “viene dopo” tenti di abbattere i modelli di chi l’ha preceduto». L'importante è che non pensare che «ubbidienza e amore viaggino insieme e che, quando manca l’una, diminuisca anche l’altro. Non è così. Se abbiamo costruito un rapporto affettivo valido, questo rimane» anche se ci sono scontri e divergenze.

Dunque, per Morelli, «La migliore educazione è quella che trova spazio per la luce e per l’ombra, dove non si recita un copione prestabilito e dove ogni giorno si impara a vivere, tutti, genitori e figli».

 

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