disturbi psichiatrici

Quali sono i principali disturbi psichiatrici infantili

Di Jessica Bordoni
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27 dicembre 2016
Oggi sono in aumento le difficoltà legate al comportamento, allo spettro autistico e al linguaggio. L’età media della prima visita specialistica si è abbassata e da parte di genitori e degli insegnanti c’è molta più attenzione e sensibilità. Abbiamo affrontato il tema con la dottoressa Tiziana Pozzi, neuropsichiatra infantile di Milano

Negli anni della crescita, il bambino si trova a fronteggiare situazioni molto diverse, spesso complicate, e non sempre riesce ad agire con la giusta serenità. In lui si sviluppa così un forte senso di disagio psicologico, che se trascurato o non identificato tempestivamente, rischia di trasformarsi in un disturbo psichiatrico infantile.

 

 

I genitori e gli insegnanti sono molto più sensibili

 

«Fortunatamente oggi c’è molta più attenzione che in passato», spiega la dottoressa Tiziana Pozzi, neuropsichiatra infantile del Servizio di Riabilitazione di via Carlo Bazzi e del Poliambulatorio di via Valle a Milano. «Gli insegnanti degli asili nido e delle scuole dell’infanzia si rivelano molto preparati e sensibili, consigliando subito una visita specialistica in caso di comportamenti non conformi allo sviluppo normotipico. Gli stessi genitori, poi, sono molto più informati e consapevoli».

 

 

Problemi di comportamento, autismo e apprendimento

 

Una quindicina di anni fa, l’età media della prima visita neuropsichiatrica era intorno ai 4-6 anni; oggi si è abbassata a 1-2 anni. Il dato è certamente positivo, perché prima si arriva a una diagnosi, prima si può intervenire a livello medico. Ma quali sono i disturbi psichiatrici infantili più diffusi? Appartengono a tre macroaree ben distinte:

 

· i disturbi di disregolazione del comportamento

 

· i disturbi dello spettro autistico

 

· i disturbi del linguaggio e dell’apprendimento

 

 

1. Comportamenti aggressivi e mancanza di autonomia

 

Atteggiamenti ostili, aggressività, irrequietezza, sono solo alcuni esempi della condotta tenuta da un bambino con difficoltà legate al comportamento. «In questo caso non si tratta di problemi di neurosviluppo in senso stretto, ma di soggetti che fanno molta fatica ad adattarsi alle richieste dell’ambiente. Spesso non manifestano alcun tipo di autonomia e, ad esempio, chiedono di essere imboccati anche se sono in età per mangiare da soli, oppure vogliono dormire nel lettone, fanno continui capricci e passano freneticamente da un’attività all’altra».

 


 

 

2. L’indifferenza e la ripetitività tipiche dell’autismo

 

Anche i disturbi legati all’autismo sono facilmente riconoscibili. «Spesso il bambino ha uno sguardo evitante, sembra indifferente a ciò che gli succede intorno, non usa la mimica facciale per comunicare e non parla o comunque manifesta un certo ritardo nell’acquisizione del linguaggio verbale. Il contatto fisico non viene ricercato in alcun modo o, al contrario, il bimbo è troppo adesivo e considera l’adulto come un prolungamento del sé». È assai comune, inoltre, che i piccoli affetti da forme autistiche si fissino su un’attività e la ripetano ossessivamente, arrabbiandosi se qualcuno cerca di interromperli.

 

 

3. Difficoltà di linguaggio, dislessia, disgrafia e discalculia

 

In aumento anche le diagnosi di disturbi legati al linguaggio. I bambini che ne soffrono hanno difficoltà nel parlare, usano pochi termini, confondono le lettere che formano le parole o non riescono a formulare delle frasi. «Spesso le problematiche del linguaggio si traducono in disturbi dell’apprendimento. È il caso della dislessia, della disgrafia e della discalculia, che impediscono una corretta attività di lettura, scrittura e calcolo matematico. Tali patologie vengono riconosciute in età scolare e sono diagnosticabili solo dopo la fine del secondo e del terzo anno scolastico elementare».

 


 

 

Come affrontare questi disturbi

 

«La premessa fondamentale è che ogni caso è a sé e necessita di un progetto di intervento individuale», conclude la dottoressa Pozzi. «È importante che l’iter di terapia sia sostenibile da tutto il nucleo familiare. Anche la scuola, i nonni e i parenti devono fare rete». È richiesto un minimo di due sedute a settimana, che possono diventare anche cinque nelle situazioni più complesse. Il percorso è piuttosto lungo e in alcuni casi prosegue per anni.

 

Ecco un elenco delle principali forme di intervento oggi attuate. Sarà lo specialista, dopo aver visitato il bambino, a formulare la terapia più adatta:

 

· Psicoterapia

 

· Logoterapia

 

· Neuropsicomotricità

 

· Terapia occupazionale o ergoterapia

 

· Comunicazione aumentativa e alternativa

 

· Terapia cognitiva

 

· Trattamenti psicoeducativi per l’autismo