Educazione

Come educare i bambini alla diversità

Di Giorgia Fanari
differenza1
27 Giugno 2017 | Aggiornato il 04 Maggio 2018
Educare i bambini alla diversità senza essere razzisti: servono onestà, pazienza ed esempi positivi, come ci spiega Elisabetta Raggio, psicologa dell’età evolutiva e terapista a.b.a. presso l’associazione Steps-ABA
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Non esistono bambini diversi ma esistono bambini con le proprie specificità: è questo il presupposto da tenere a mente per educare i bambini alla diversità, che sia fisica, etnica, culturale o di genere. «Accoglienza, integrazione e onestà sono senza dubbio le parole chiave da cui partire», ci spiega Elisabetta Raggio, psicologa dell’età evolutiva e terapista a.b.a. presso l’associazione Steps-ABA.

 

La diversità è solo un concetto

«È fondamentale capire il ruolo che gli adulti hanno in questo processo educativo: i bambini quando nascono sono come una tabula rasa, non hanno preconcetti che gli consentano di esprimere cosa sia simile e cosa sia diverso. Per i più piccoli non è tanto importante, ad esempio, il colore della pelle, soprattutto se fin da piccoli si è cresciuti in un ambiente multiculturale, o il fatto che un compagno di classe abbia delle disabilità fisiche».
 


I bambini osservano molto, ma per loro sono altre le differenze che saltano agli occhi. «In età prescolare e scolare, in cui il momento del gioco è fondamentale, capiterà che molti bambini evidenzieranno delle caratteristiche dei loro compagni: lui è bravo in porta a calcio, lui ha il fidget spinner con le luci, lui fa ridere, lui a ricreazione si mangia sempre la pizza. Come chi è genitore avrà notato, sono spesso differenze legate a oggetti, preferenze e abilità più che all’aspetto fisico. Sono quindi i genitori, insieme agli insegnanti, in questo primo periodo di vita in particolare, a contribuire a formare il modo di considerare la diversità dei bambini».

 

Per dirla in altro modo: «Potrebbero essere i genitori a costruire i pregiudizi nei loro figli. Infatti, il bambino fa riferimento all’adulto come modello e punto di riferimento; è per questo che i genitori dovrebbero stare attenti a non fornire opinioni preconfezionate o a trasmettere paure immotivate, a meno che non desiderino che il bambino le faccia sue facilmente».

Per i grandi la diversità è spesso vista come un pericolo e questa idea può essere trasmessa ai più piccoli. «È importante invece spiegare loro che la diversità tra gli essere umani è soltanto un concetto, ed educarli allo stesso tempo al rispetto reciproco e alla valorizzazione delle caratteristiche di ciascuno».

 


Sincerità: è inutile edulcorare i concetti

In questo percorso «"onestà" è una parola importante: se il bambino comincia a fare domande sul perché il compagno di classe si muove con una sedia a rotelle o perché la sua pelle è nera e non bianca, il genitore non deve assolutamente sottrarsi, girare intorno all’argomento o edulcorare il concetto, altrimenti si rischia di rendere strano qualcosa che in realtà è normale e fa parte del mondo in cui sta crescendo il bambino». 
 


È raro che i bambini siano preoccupati dalla diversità, «molto più frequentemente dietro alle domande dei piccoli si nasconde curiosità. Perciò può essere controproducente parlare di bambini disabili dicendo che sono bambini speciali o stramitici, mettendo in luce soltanto gli aspetti positivi. Meglio sarebbe spiegare ai propri figli che il compagno ha una sindrome o una disabilità che lo porta ad avere degli atteggiamenti e delle abilità differenti, che ad esempio ha delle difficoltà nel relazionarsi con gli altri bambini ma ha grandi capacità nel ricordare tutti i nomi dei calciatori». 

 

Ascoltare i bambini per combattere forme di razzismo

«Qualora il bambino presentasse degli atteggiamenti o delle forme di discriminazione o razzismo nei confronti di un compagno, sarebbe opportuno prima di tutto fermarsi ad ascoltarlo per arrivare a conoscere in quale contesto si è avuto il comportamento e da dove si è originato: ad esempio i bambini potrebbero aver litigato e si stanno appellando a caratteristiche fisiche per avere ragione l’uno sull’altro, o ancora potrebbe trattarsi di un episodio di bullismo».

Parlando con il bambino si possono approfondire le motivazioni, per poi affrontarle insieme. «È preferibile non tanto fare una ramanzina, quanto aiutarlo a vedere le cose sotto la giusta luce: da soli i piccoli possono non rendersi conto della gravità del proprio atteggiamento».
 

I bambini imitano i genitori

«I genitori giocano una parte fondamentale nella formazione di un bambino sul tema del rispetto e dell’uguaglianza. Presentarsi ai genitori del bambino straniero o disabile all’uscita di scuola, rendersi disponibili e invitare loro figlio a una merenda, così come si farebbe con la mamma e il papà di qualsiasi altro compagno: sono piccole accortezze che aiuteranno i bambini, che tendono a imitare il comportamento dei genitori, a sviluppare il concetto di uguaglianza».

O ancora, «può essere utile fare al proprio figlio domande sul compagno di classe che però mettano in luce gli aspetti che hanno in comune: dal suo gioco preferito alla materia in cui va meglio. Organizzare una merenda o un’uscita che coinvolga sia grandi che piccini potrà essere infine un’occasione che aiuterà a mediare e mettere in luce le specificità positive di ciascuno, dal cibo alla lingua, alle abilità in qualunque campo». 

«L’augurio è che un atteggiamento di questo tipo, cioè propositivo, inclusivo e concreto, lo abbiano anche gli insegnanti in classe, ad esempio trattando tutti allo stesso modo o spronando i bambini ad aiutarsi l’un l’altro per compensare mancanze di vario tipo».