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Educazione: 10 consigli per crescere figli forti

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28 Febbraio 2018
Crescere figli forti significa insegnare ai bambini ad avere fiducia in se stessi e negli altri, non aver paura ad esprimere le proprie idee in modo rispettoso e costruttivo e  a chiedersi nei momenti difficili della vita: "in che modo posso venirne fuori?", "quali strategie posso usare?". Ecco i consigli della psicologa Rosa Angela Fabio, autrice del libro "Genitori positivi, figli forti". 

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A volte osservando i nostri figli temiamo che siano troppo fragili in un mondo che ci appare sempre più difficile. 

Ma come si fa a crescere figli forti? Ce lo spiega Rosa Angela Fabio, psicologa e docente di psicologia presso l'università degli studi di Messina e autrice del libro "Genitori positivi, figli forti" (Erickson).

 

Che cosa significa essere forti?

"La forza è la capacità di accettare gli altri, che possono avere mentalità diverse dalla nostra; è la capacità di resistere alla paura e continuare ad andare avanti senza garanzie di ricompensa; è la capacità di vivere nell'amore". 

Le personalità forti sono quelle che hanno un comportamento assertivo, cioè hanno piena fiducia in sé e negli altri, sanno affermare i propri diritti senza negare quelli degli altri e si esprimono in modo chiaro e diretto, ma non minaccioso né aggressivo. 

"Questo tipo di personalità", spiega Rosa Angela Fabio "si contrappone ad altri due tipi: quella passiva e quella aggressiva, entrambe accomunate dalla mancanza di fiducia in sé e negli altri e dall'incapacità di comunicare i propri bisogni e diritti". 

 

Crescere figli assertivi e forti significa abituarli a chiedersi nei momenti difficili della vita: "in che modo posso venirne fuori?", "quali strategie posso usare?".

 

 

1. Coltivare l'autostima

Per crescere un bambino con fiducia di sé è fondamentale trasmettergli l'idea che lui vale per il solo fatto di esistere.

Vale anche se prende un brutto voto, anche se fa un capriccio e viene sgridato. L'accettazione incondizionata da parte del genitore è alla base dell'attaccamento sicuro. E lo aiuterà, quando sarà  grande, ad affrontare la vita in modo costruttivo. 

Accettazione ovviamente non vuol dire permissivismo, anzi i limiti e le regole sono importanti. Incondizionalità significa essere in empatia con il proprio figlio, accettarlo per quello che è. Mai uscire con frasi che colpiscono l'essere "tu non sei bravo perché...", ma solo il comportamento: "è sbagliato lanciare gli oggetti, non devi farlo!"

 

Inoltre è importante avere verso i propri figli aspettative realistiche e insegnare  a raggiungere un traguardo per gradi. Pretendere troppo da un bambino è controproducente, può demotivarlo, con conseguenze negative per l'autostima. 

 

 

2. Il rinforzo positivo

Ogni volta che un bambino fa un piccolo passo verso il suo obiettivo, va sottolieato e lodato con parole di incoraggiamento. Questi rinforzi lo aiutano a motivarsi.

Ma non limitatevi ai rinforzi condizionati, cioè quelli legati a comportamenti specifici, tipo: "sono contenta della tua bella pagella", ma usate spesso anche i rinforzi incondizionati: "insieme a te sto bene", "che bello stare con te!". 

 

E se un bambino è particolarmente difficile, per esempio è iperattivo, approfitatte dei brevi momenti in cui sta tenendo un comportamento corretto e intervenite subito per sottolineare quanto di buono sta facendo, in modo da consolidare e potenziare un atteggiamento positivo. Immaginate di avere una lente di ingrandimento che fa vedere solo gli aspetti positivi, altrimenti il rischio è quello di innescare un circolo vizioso di rimproveri con conseguente aumento di comportamenti problematici. 

 

 

3. Ascoltatelo con empatia

"L'ascolto autentico è un atteggiamento che viene dal cuore dell'adulto e arriva a quello del bambino dove sono racchiuse le sue emozioni. L'ascolto presuppone forte disponibilità affettiva, benevolenza, comprensione, vicinanza emotiva"

Il consiglio è quindi dedicare al proprio figlio almeno 10-15 minuti al giorno prestandogli la massima attenzione (magari la sera prima di dormire...). Durante questo ascolto potete anche chiedergli di raccontarvi tre cose belle e tre cose brutte che gli sono successe durante la giornata. 

Le tre cose positive lo aiutano a visualizzare che anche nelle giornate peggiori c'è sempre qualcosa di positivo; le tre cose brutte a far comprendere che anche le emozioni negative possono essere accettate e che condividerle con i genitori è d'aiuto. Riformulate quello che vi dice e date un nome alle sue emozioni, ad esempio potete dire: "ti capisco tesoro, dopo quello che è successo ti sei sentito triste...".

Questo ascolto empatico prevede che il genitore non dia soluzioni (devono imparare a trovarle da soli), né giudizi. 

 

4. Aiutatelo a superare le difficoltà raccontandogli fiabe 

Un buon modo per aiutarlo a risolvere da solo i suoi problemi è attraveso fiabe terapeutiche. Cioè raccontategli delle storie appositamente ideate da voi per affrontare uno specifico problema.

Create un protagonista con le caratteristiche fisiche di vostro figlio, in modo che si identifichi con lui. Poi inventate il personaggio dell'amico che risolve subito il problema e lo racconta al protagoniosta, evidenziando i vantaggi di aver superato quella difficoltà. Ascoltando le parole dell'amico anche il protagonista/bambino riuscirà a raggiungere l'obiettivo. 

 

5. L'importanza delle regole

Le regole danno sicurezza e favoriscono il processo di adattamento alla vita sociale e relazionale. Acquisire le regole vuol dire diventare persone costruttive e sviluppare una sensazione di sicurezza. "Sono i binari entro cui canalizzare le energie: senza di esse il treno può andare ovunque e deragliare". 

Per dare regole in modo efficace è importante prima di tutto esprimerle in positivo: anziché dire: "non fare il solito monello con la nonna!", meglio: "quando arriva la nonna aiutala a sedersi e offrile dei biscotti". 

Esprimetele con dolcezza ma in modo femo, chiaro e senza dilungarvi troppo: "sono sicura che oggi metterai in ordine al cameretta: inizia con il cesto delle bambole". Se lo fa subito, evidenziatelo con lodi positive. 

Non esagerate nel numero: stabilite 4/5 regole fondamentali, comunicatele in famiglia. Potete fare anche il gioco del contratto: se il bambino le rispetta, avrà in cambio un riconoscimento (una merenda al bar... un'ora in più di gioco al parchetto...)

 

6. Insegnate per gradi

Come spiegato nel primo punto è importante non avere aspettative irrealistiche nei confronti dei figli per non creare in loro inutili frustrazioni.

Insegnategli a fare le cose a piccoli passi, rinforzandoli positivamente per ogno step che raggiungono.

Ad esempio se volte che impari a riordinare la cameretta, iniziate a facendogli mettere a posto due giochi... e poi tre... e così via, fino a quando non farà tutto da solo. 

L'obiettivo finale dei nostri insegnamenti deve essere quello di abituarli a fare da soli. Al bambino che si chiede di fare da solo gli si dà un messaggio di fiducia, importante per la sua autostima. 

 

7. Assumersi dei rischi e saper dire di no

Una persona forte è quella che impara ad assumersi dei rischi, cioè portare avanti le proprie idee e convinzioni, in modo rispettoso e non aggressivo, anche col rischio di perdere qualcosa. 

Insegnare questo atteggiamento, come anche a dire dei no è importante perché abituerà i figli ad avere coraggio e a rifiutare richieste sbagliate o inopportune.

Questi atteggiamenti si imparano fondamentalmente attraverso l'esempio dei genitori. 

 

 

8. La forza di volontà

Trasmette ai vostri figli il concetto che nella vita per ottenere quello che si desidera, bisogna impegnarsi.

Anche in questo caso conta molto l'esempio del genitore: se dopo uno sforzo vi mostrate soddisfatti e non solo stanchi, mostrate loro che raggiungere la meta,  per quanto faticoso, fa sentire appagati e fa stare bene.

 

Se l'obiettivo da raggiungere è molto difficile, spezzettatelo in tante piccole fasi intermedie, e per incentivare vostro figlio usate tanti rinforzi positivi.

E se un giorno non dovesse farcela a raggiungere la tappa prevista, non drammatizzate, bisogna insegnare anche a essere autoindulgenti  (al contrario si rischia di avere una visione di sé negativa). 

Utile può essere aiutare il bambino a visualizzare le cose che deve fare con una lista disegnata o scritta.

Un altro trucco è far ripetere più volte le stesse istruzioni in modo che il piccolo, quando si troverà nella situazione dal vivo, gli ritorni in mente il comporamento da mettere in atto, ad esempio chiedetegli più volte: "come dovrai comportarti quando sarai seduto in aula con la maestra?".

Si può anche fare il gioco e mimare  il comportamento che deve seguire. Queste ripetizioni servono ad automatizzare i gesti e a far vedere il successo più vicino. 

 

9. Limitate televisione e dispositivi digitali

Vecchi e nuovi media sono fonti di distrazione: compromettono lo sviluppo dei bambini e ne indeboliscono la personalità.

Uno studio (di Fabio, Antonietti e Balconi del 2007) ha dimostrato che solo dopo un'ora di esposizione alla televisione il rendimento scolastico diminuisce.

Altre ricerche hanno evidenziato che un'esposizione precoce e massiccia ha effetti negativi sullo sviluppo del linguaggio, sulle abilità logiche, sulla socializzazione e anche sulla forza di volontà (Siniscalco 1988). 

Per i cellulari vale un discorso analogo. La Pediatric Academic Societies canadese ha presentato uno studio nel 2017 in cui i bambini tra i 6 mesi e 2 anni che hanno trascorso più tempo con gli smartphone hanno avuto maggiori probabilità di avere ritardi nel linguaggio.

E' quindi importante limitare la tv o altri mezzi digitali. L'Accademia Americana di Pediatria sconsiglia qualsiasi tipo di schermo fino ai 18 mesi, dai 18 ai 24 mesi pochissimo e contenuti ben selezionati, fra i due e i cinque anni non più di un'ora al giorno e dai sei un uso comunque regolato da limiti precisi. 

 

 

10. Prendersi del tempo per sé 

Per poter crescere un figlio forte è importante prima di tutto che i genitori stiano bene, se si è carichi di energie si è naturalmente più forti e positivi e si può dare  il buon esempio.

Se un genitore è stanco e stressato è più facile che abbia una bassa resistenza e davanti alle difficoltà reagisca con depressione e disperazione. 

Quindi prima di tutto cercate di limitare lo stress.

Mettete le preoccupazioni nella giusta prospettiva, spesso nelle sitauzioni stressanti si tende a esagerare. Chiedetevi: "quello che è successo è davvero così brutto? mi ditruggerà?". 

Un modo per ricaricarsi di energie è tuffarsi nel presente, non crogiolarsi nel passato né rimadare all'indomani la felicità. Bisogna imparare a godere dell'attimo, e a concentrarsi sulle piccole cose del quotidiano.

Poi non dimenticatevi di concedervi delle attenzioni solo per voi: prendetevi 20 minuti di tempo per leggere un libro, per bere un caffè, per fare un bagno...

Fate attività fisica: una buona norma sarebbe tre volte alla settimana per almeno 20 minuti. L'esercizio fisico influisce sul rilascio di endorfine che innalzano l'umore e fanno star bene. 

Cercate di dormire tra le sette e le otto ore (l'assenza di sonno porta a uno stato di stress cronico).

Se non riuscite a rilassarvi si potete provare con lo yoga, il training autogeno, la mindfulness... E infine cercate di seguire un'alimentazione corretta.