Educazione

Educazione di genere? In-Formiamoci

Di Matilde Conti
bambinamacchinine
03 Luglio 2018
“Le femmine non giocano con le macchinine”, “il blu è un colore da maschio”. Quante volte abbiamo sentito dire queste frasi senza rifletterci troppo? O magari riflettendoci e rendendoci conto che c’è qualcosa che non va?
È dell’educazione di genere che stiamo parlando. Che cos'è? E che cosa può fare la famiglia?
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“I maschi non giocano con le bambole”, “il rosa è un colore da femmina”, “i maschi non piangono”, “sei stato battuto da una femmina?”, “non fare la femminuccia”, “perché non guardi il calcio?”, “sei ancora vergine?”, “sei così sensibile per essere un ragazzo”, “non ti dispiace che lei guadagni più di te?”

 “Le femmine non giocano con le macchinine”, “il blu è un colore da maschio”, “perché vuoi giocare a calcio?”, “ti muovi come un maschio”, “devi farti desiderare”, “ma perché tu esci con i soldi la sera quando sei con lui?”, “sei sposata e pensi di avere un figlio? Se si, non ti possiamo assumere”.

Quante volte abbiamo sentito dire o pronunciato queste frasi senza rifletterci troppo? O magari riflettendoci e rendendoci conto che c’è qualcosa che non va?


È dell’educazione di genere che stiamo parlando. 
Educare un essere umano in base al genere è un tema complesso e delicato, poiché vi sono divergenze di pensiero e la nostra cultura sostiene e alimenta questo tipo di educazione, tramandata da secoli. 

L’essere umano fin da piccolo viene riempito di nozioni che deve apprendere, di atteggiamenti e comportamenti “giusti” o “sbagliati”, di ideali e valori da divorare. 

 

L’essere umano per sopravvivere in mezzo alla complessità si crea un prontuario, parte di quest’ultimo sono le regole in base al genere, giustificando tutto ciò con la biologia, “siamo fatti così”, “è natura”.

Proviamo a riflettere un po’…


Nella fase preparatoria all’accoglienza di un bambino tutto si veste di azzurro, dalle bomboniere per annunciare la nascita alle copertine, dai bavaglini ai sonaglini fino ad arrivare alla stanza del nascituro, lo stesso viene attuato per una bambina, cambia il colore, tutto rigorosamente rosa. Tutto è diverso in base al genere, come viene fasciato, trasportato, se e come viene allattato, quando viene svezzato, cosa accade quando si sporca, quando si tocca le parti intime. 

Nel corso della vita i bambini e le bambine riversano quello che hanno imparato sui giochi, imitano i comportamenti degli adulti e li ripropongo sui e con i giochi, infatti se ad una bambina di sei anni viene data una bambola la cullerà e non per istinto materno, se viene data ad un bambino probabilmente non ci giocherà e non perché i bambini non gli piacciono, questo accade perché già a quell’età hanno introiettato gli stereotipi. 

 

Questo tipo di educazione lentamente porta a delle differenze di genere, che più in là diventeranno fonte di disparità, come si rileva dai dati del “Global Gender Gap Report” e come ci racconta la storia.

 

La disparità si fomenta anche con i giochi, quelli per le bambine fanno riferimento alla cucina, la cura per la propria bellezza e ad attività dentro le mura, mentre i giochi per bambini fanno riferimento ai mestieri, alle avventure, dunque fuori le mura. 

 

Alle bambine viene insegnato, consapevolmente o meno, che devono essere belle, truccate, composte, ai bambini invece ad essere forti fisicamente ed emotivamente, perché da grandi dovranno lavorare per mantenere la famiglia e portare i soldi a casa. 
Questo lo si insegna fin da piccoli, a partire dai giochi fino all’indirizzamento scolastico. 

 

Durante il percorso della vita, in base al genere, viene trasmesso, indotto, insegnato come comportarsi per non deviare rispetto alla società. Viene insegnato anche come relazionarsi con gli altri, sia con i maschi che con le femmine. 
Alla bambina, generalmente, viene insegnato ad essere pudica, a proteggersi dai maschietti che ci proveranno spesso, che se un bambino è duro con lei vuol dire che si è innamorato, “è solo che non sa esprimere i suoi sentimenti”, verrà insegnato anche a farsi desiderare, a non dire subito “si”.

Un film del 2009 dal titolo: “La verità è che non gli piaci abbastanza”, esprime bene questo concetto. 

 

 

La protagonista del film da bambina ha introiettato il principio spiegatole dalla madre, da questo nasce la conclusione che la verità è che, se si comporta male, non gli piaci abbastanza. 
Ma quante ragazze riescono ad arrivare a questa conclusione? E quanti ragazzi sono in grado di esprimere i propri sentimenti?
L’uomo deve corteggiare, la donna essere corteggiata. 
L’uomo ha degli istinti sessuali che deve mettere in mostra, altrimenti “è spento”, la donna invece deve tenerli a bada, altrimenti è “una facile”.
 “Che poi alla donna piace farsi guardare e quando dice no vuol dire si”
“Che poi l’uomo se non offre la cena è uno strano”.
La donna deve prendersi cura dei figli dunque non può lavorare, nel caso in cui lavori le verrà recriminato di non fare abbastanza per i propri figli, mentre all’uomo no, il problema non si presenta. Accade allora che se una donna non lavora, da sposata si aspetterà di essere sostenuta economicamente dal proprio uomo.


È un circolo vizioso, tutto dovuto ai ruoli assegnati dalla cultura e non in base alle caratteristiche di ognuno di noi.

 

Si arriva alla violenza di genere


In questo modo ci avviciniamo alla violenza di genere senza neanche accorgercene, queste logiche estremizzate, in situazioni di povertà culturale, ma anche in situazioni più agiate possono portare a delle conseguenze estreme, per non parlare della fatica che fanno gli adolescenti, ma anche gli adulti soprattutto nel mondo di oggi, ad instaurare relazioni sane, pure senza logiche contorte dietro. 

 

L'importanza dell'educazione

La vita di un bambino prende pieghe differenti rispetto ad una bambina, tutto questo dipende dall’EDUCAZIONE. La famiglia come prima agenzia educante è responsabile di questo processo, di seguito la scuola, il gruppo dei pari e l’intera comunità. 

 

L’educazione di genere non è da sottovalutare, bisogna informarsi e formarsi, prendendo notizie da fonti certe.

 

Insegnare al proprio figlio ad esprimere i propri sentimenti, e alla propria figlia a saper urlare quando ne sente il bisogno, per poi convergere nello stesso insegnamento: rispetta te stesso/a e gli altri, è di fondamentale importanza. Eviteremmo alcuni suicidi e problematiche legate alla gestione delle emozioni, all’autostima, all’autoefficacia.

 

Ogni persona è originale, unica e irripetibile, non la ingabbiamo in schemi predefiniti. Un bambino può essere sensibile e piangere più di una bambina, allo stesso modo una bambina può non essere sensibile e risultare più forte a livello emotivo, non per questo si perde la propria identità biologica. 

 

Un giardino va curato, bisogna strappare le erbacce non i petali dei fiori che non ci piacciono perché, a nostro avviso, brutti o storti. Cosa è bello? Cosa è storto?

 

Sull'autrice, Matilde Conti


Sono Matilde Conti, ho 23 anni e sono Dottoressa in Scienze dell’educazione, ad ottobre pedagogista. Da un anno vice-presidente e socia fondatrice dell’Associazione RelAttiva, una nuova realtà che si occupa di educazione e formazione a 360 gradi. Da meno di un anno mi occupo anche di educazione di genere. L’articolo scritto è un estratto della tesi magistrale modificato, dove viene trattata la tematica in maniera approfondita e si cerca di dare una risposta a questa sfida educativa.
Credo fortemente nel valore dell’educazione, ritengo che sia la chiave del miglioramento.