FASE OPPOSITIVA

Il bambino dice sempre no: come affrontare la fase oppositiva?

Di Zelia Pastore
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22 Settembre 2017 | Aggiornato il 22 Ottobre 2018
Mettere la giacca, andare a dormire, mangiare: a ognuna di queste proposte, la risposta del piccolo tiranno è sempre no. Cosa fare per uscire indenni dalla fase oppositiva del bambino? I consigli della psicologa
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«No, no e no». È la tediosa fase oppositiva dei bambini in cui pare che l’unica risposta che conoscono sia composta da due sole lettere. C’è un modo di superare indenni questo periodo? Lo abbiamo chiesto ad Annalisa Carrera psicologa e psicoterapeuta familiare di Helping Mama.

 

FASE DEL NO NEI BAMBINI

Iniziamo a capire come definire questa fase di eterni capricci«È una tappa fondamentale della crescita di un bambino. È il momento in cui il bimbo si rende conto di essere altro rispetto alla sua mamma, di essere un individuo a sé stante. Quindi questa fase, anche se faticosa, è fondamentale per la definizione della sua identità: bisogna affrontarla e gestirla, non negarla. Il bambino non va colpevolizzato: sta impostando il suo modo di essere, ma va instradato attraverso una serie di regole».
 

 

I TERRIBILI DUE

Quando inizia e soprattutto quando finisce? «Di solito questa fase è conosciuta come i "terribili 2" (conosciuti anche come "terrible two") proprio perché avviene intorno ai 24 mesi di vita del bambino, e dura circa un anno»

Dietro a questi continui capricci, ci sono delle motivazioni: «Il bambino vive come un esploratore in una landa sconosciuta: vede il mondo dei grandi con gli occhi, ma emotivamente e cognitivamente non lo comprende. Quindi si muove per prove ed errori, esplora i limiti e vede fin dove può arrivare. Sente delle emozioni ma non sa cosa sono, e cerca di esprimerle come può».
 

 

FASE OPPOSITIVA: COSA FARE

Mamma e papà avranno quindi il loro bel da fare: «Un genitore deve agire come il suo bambino: andare per tentativi e provare a mettersi nei panni di un piccino di due anni, provare anche solo a pensare cosa voglia dire vivere la sua vita di ogni giorno»
 


«Dietro quelli che vengono definiti capricci spesso c'è altro: il tentativo del bimbo di definire la propria individualità, il desiderio di manifestare il proprio dissenso, la richiesta di una maggiore lentezza. A volte il capriccio non è nient’altro che stanchezza, perché, diciamocelo, crescere è un’avventura meravigliosa ma anche molto faticosa».
 

 

MANTENERE LA CALMA

Che fare quindi? «Il nostro suggerimento è quello di cercare di mantenere il più possibile la calma, di non alzare i toni di voce se non strettamente necessario e in modo molto fermo: un “no” detto bene vale più di mille strilli. Sappiamo bene che tutto questo è molto facile a dirsi e più complicato a farsi, ma a volte serve veramente poco per cercare di capire e di ascoltare il nostro bambino: fermatevi, respirate e andate avanti. Non c'è una risposta magica che vada bene per tutto, si procede per tentativi».
 

 

Vediamo qualche esempio:

  • Non voglio mettere il cappotto prima di uscire!
    «In questo caso il genitore deve spiegare l’utilità della giacca e dare al bambino una possibilità di scelta tra due indumenti diversi. Mai più di due perché se no si confonde: per i bambini la scelta è complicata».
  • Non voglio mangiare!
    «La questione alimentare è un mondo a parte: potrebbe rifiutarsi perché non sta bene, ha la febbre o ha mangiato troppo. Il rifiuto potrebbe essere relativo al momento del pasto in sé: si può aggirare l’ostacolo preparando il cibo insieme, apparecchiando la tavola assieme al piccolo, proponendogli di condividere il pasto con un pupazzo (ma non bisogna inondare il seggiolone di giochi)».
  • Non voglio andare a dormire!
    «Per far fronte a questo problema, si dovrebbe creare una routine e valutare il momento in cui avviene il rifiuto: a settembre, quando riprendono le scuole? In occasione della nascita di un fratellino? Il genitore deve cercare di capire i motivi per cui un bimbo non vuole dormire e verbalizzarli al posto suo, trovando anche delle possibili alternative, come ad esempio “Oggi che è stata una giornata un po’ complicata possiamo leggere due favole invece che una sola come al solito”».