Nativi digitali

La generazione touchscreen non esiste

Di Daniele Novara
generazionetouchscreen
16 Novembre 2015
Attenzione: la “generazione touchscreen” è un’idea creata dal marketing. È il marketing che preme per invadere la realtà di strumenti vantandone potenzialità in termini di apprendimento che sono ancora tutte da dimostrare. Anzi, per essere precisi, l’evidenza scientifica, segnala piuttosto proprio nella fascia d’età 0-6 anni la deprivazione di alcune competenze fondamentali.
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Si sente continuamente parlare di “generazione touch”: bambini e ragazzi nascono oggi immersi in una realtà fatta di telecomandi, orologi, smartphone, tablet, pc, connessioni superveloci, ereader, app e schermi touch screen di ogni ordine dimensione e colore, e per questo sono stati definiti una generazione in grado di connettersi al mondo grazie al tocco di un dito. È un’idea che affascina e spaventa, anche perché ci troviamo per la prima volta di fronte a una generazione più competente di quella che l’ha preceduta: insegnanti e genitori arrancano dietro a bambini che sanno già muoversi dentro e attraverso tecnologie che gli adulti quasi non conoscono.

 

Ma attenzione: quella “generazione touch” è un’idea creata dal marketing. È il marketing che preme per invadere la realtà di strumenti vantandone potenzialità in termini di apprendimento che sono ancora tutte da dimostrare. Anzi, per essere precisi, l’evidenza scientifica ma anche quello che oggi pedagogisti, logopedisti, insegnanti osservano tutti i giorni, segnala piuttosto proprio nella fascia d’età 0-6 anni la deprivazione di alcune competenze fondamentali.

 

La “generazione touch” non sembra essere una generazione sana. Uno studio presentato nel 2014 al Congresso annuale della Pediatric Academic Societies1 che si proponeva di verificare l’efficacia delle App cosiddette “educative” in termini di sviluppo cognitivo nella fascia d’età 0-3 anni, ha concluso che non solo non c’è alcuna differenza in termini di apprendimento tra bambini che utilizzano dispositivi touch e quelli che non li usano, ma anche che i bambini che giocano con app non educative (Angry Birds, fruit Ninja, ecc.) presentano ritardi nello sviluppo del linguaggio.

 

E l’aumento esponenziale delle diagnosi dei disturbi dell’apprendimento registrato negli ultimi anni (disgrafia, discalculia, disturbi dell’attenzione) appare sempre più ricollegabile a un accesso sregolato e privo di controllo al digitale. Il vero problema è che dal punto di vista strettamente scientifico i dati non possono ancora essere definitivi perché l’invenzione dei touch screen è relativamente recente.

 

Ma se guardiamo a un passato non troppo lontano, quando i dubbi e le analisi pedagogiche riguardavano la televisione, possiamo osservare che oggi i risultati delle ricerche sul piccolo schermo confermano quello che come pedagogisti, insegnanti ed educatori sapevamo già: i bambini, nella prima infanzia hanno un fondamentale e assoluto bisogno di attivare tutte le loro risorse sensoriali. Obesità, disturbi dell’attenzione, ritardi nelle competenze linguiste, relazionali e sociali sono il risultato di una deprivazione di esperienze sensoriali concrete e variate.

 

Se vogliamo bambini sani dobbiamo fare in modo che possano muoversi, toccare materiali, forme, strumenti diversi, sperimentare, giocare, utilizzare materiali primari e naturali (legnetti, foglie, terra, sabbia, farina, acqua), sporcarsi le mani e anche i vestiti.

La relazione concreta e attiva con la realtà che li circonda è ciò che di più formativo esiste: la voce dei genitori che raccontano una storia, il litigio con i coetanei, il gioco esplorativo e il “far per finta”, il sperimentarsi in ruoli, attività, luoghi e strumenti diversi. Niente di tutto questo riesce a stare in uno screen touch, per quanto educational lo si strutturi.

 

Le nuove tecnologie riescono ad avere così appeal e successo proprio perché da un lato attivano i bambini su quel versante sensoriale così dominante nella prima infanzia, e dall’altro agiscono sulle debolezze dei genitori (“Guarda che bravo! Sa già fare un video, e passare da un’app all’altra… Si vede che sta diventando grande!) fornendo anche baby sitter diversi a costi (relativamente!) contenuti e sempre disponibili.

 

Non perdiamo il nostro ruolo educativo. Ogni cosa a suo tempo. I bambini durante la prima infanzia non possono essere esposti ai touch screen solo perché questa tecnologia si diffonde sempre più. Una regola chiara e condivisa fra scuola e famiglia risulta indispensabile per tutelarli da un’invadenza decisamente eccessiva.