Educazione

Lettone, no, meglio mantenere spazi distinti. La parola agli esperti

Di Antonella Galli
daniele-novara
16 Maggio 2013
Lettone si o no? La parola a Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza.
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Lettone si o no? La parola a Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, 52 anni, una figlia di 21 anni. Per Franco Angeli ha da poco pubblicato Dalla parte dei genitori. Strumenti per vivere bene il proprio ruolo educativo.

Seppur in una condivisione pressoché totale, la vita dei bambini e quella degli adulti dovrebbero comunque avere anche spazi e momenti fra loro ben distinti. La notte è uno di questi momenti e la camera da letto matrimoniale uno di questi spazi. Permettere ai bambini di entrarvi senza opporre alcuna resistenza impedisce loro di cogliere questo limite.

Non solo: poter accedere liberamente a questo luogo, che per gli adulti è sinonimo di particolare riservatezza e intimità, crea nei più piccoli una pericolosa idea di onnipotenza che, crescendo, potrebbe dare loro non poche difficoltà nelle relazioni con gli altri.

La presenza del bambino nel lettone, o meglio nella camera, di mamma e papà può avere un senso nel primo anno di vita. Progressivamente, però, questa abitudine va abbandonata e, dai tre anni in poi, a mio parere un bimbo dovrebbe dormire da solo.

E nel tempo, continuare a farlo. Soprattutto quando arriva ad avere sei, sette anni. A quest’età, infatti, la sua presenza nel lettone assume un senso molto particolare. Per certi versi, è come se volesse “controllare” mamma e papà, sia dal punto di vista emotivo che da quello sessuale. Questa idea di controllo è tipica del periodo edipico (che si sviluppa fra i tre e i cinque anni e durante il quale, secondo la psicoanalisi, nel bambino nascono sentimenti amorosi per il genitore di sesso opposto e, contemporaneamente, sensazioni di gelosia per quello dello stesso sesso, n.d.r.) ed è normale che ci sia. È un po’ meno normale che i genitori vi acconsentano, magari per timore di creare frustrazioni ai loro figli. Soprattutto dinnanzi a un pianto disperato, che non può che scatenare qualche senso di colpa…

Naturalmente, un bimbo che piange va consolato. E la paura del buio, che per i più piccoli è una delle più significative, non va minimizzata. I genitori, però, devono aiutare il bambino ad affrontarla, non limitarsi a “sottrargliela” accogliendolo nel lettone. In questo modo, infatti, non fanno altro che protrarre il periodo della dipendenza infantile, correndo il rischio di minare il percorso di crescita e di conquista di autostima che egli sta compiendo.

No al lettone anche per i giochi e le coccole? Sì, a mio parere sarebbe meglio trovare uno spazio davvero “neutro”. Se proprio non si sa rinunciare al letto, bisognerebbe almeno far capire ai piccoli la differenza fra la notte e il giorno. Di notte, è riservato a mamma e papà; di giorno, invece, magari la mattina, può accogliere anche loro, per divertirsi e scambiarsi tenerezze. Senza che questa diventi un’abitudine, però. Come ho già sottolineato, credo sia giusto che i genitori godano liberamente dei loro spazi. E che i bambini percorrano serenamente la strada verso l’autonomia.

Per questo, allora, per giocare e coccolarsi, sarebbe meglio buttarsi sul divano…

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