Educazione

Lettone sì o lettone no? Le opinioni degli esperti e dei genitori

Di Antonella Galli
famiglianellettone
25 Agosto 2014
Prima della nascita del bambino eravate tra i convinti assertori del "Mai nel lettone!" ma al primo uè vi siete fatti intenerire? Oppure siete tra i (pochi) fortunati ad avere un pargolo contento di dormire nel suo lettino? 
Facebook Twitter Google Plus More

 

Da piccoli, ci arrivano fra le braccia dei genitori. Crescendo, poi, ci si infilano da soli. A passi felpati, durante la notte, varcano la soglia della camera matrimoniale e, silenziosi, si infilano nel lettone, dove poi rimangono, felici e soddisfatti, fino al mattino seguente.

Starò sbagliando - si chiedono i genitori - starò concedendo a mio figlio un “vizio” che poi non riuscirò più a togliergli? Oppure sarà giusto così, perché tenerlo accanto a me durante la notte gli infonderà serenità e sicurezza, lo farà sentire più protetto? 

 

Insomma, meglio 'lettone no o lettone sì?' Una risposta certa non c'è e poi ogni famiglia, ogni coppia e ogni bambino è fatto a modo suo. Per trovare la propria formula e vivere senza sensi di colpa, che si decida in un modo oppure nell'altro, Nostrofiglio.it ha intervistato diversi esperti dell'infanzia sul tema. Ecco che cosa hanno detto.  

"Lettone sì ma deve essere una scelta condivisa dalla coppia" (Lidia Magistrati, educatrice)

"È molto difficile dare un’unica risposta a questa domanda, soprattutto quando si parla di neonati. Per un bimbo appena arrivato nella sua nuova casa, infatti, che cosa c’è di meglio che stare il più possibile vicino a mamma e papà, sia di giorno che di notte?  Fin che i ritmi delle poppate non si sono assestati e la “conoscenza reciproca” non si è fatta più profonda, quindi, tenere il piccolo nel lettone può essere rassicurante e positivo oltre che comodo. Ovviamente, questa scelta deve essere condivisa da entrambi i genitori, non “spaventare” nessuno né turbare l’equilibrio della coppia," sostiene Lidia Magistrati, educatrice della “Casa di Maternità La Via Lattea” di Milano, 57 anni, madre di due figli, di 30 e 22 anni.

Fino a quando dormire tutti insieme? "C’è un limite che credo non debba superare i tre anni - dice Magistrati -. A questa età, infatti, i bambini dovrebbero ormai aver imparato a capire che, sia per loro che per gli adulti, esistono spazi “personali” distinti e riconosciuti, che vanno rispettati e accettati. Arrivare a questa consapevolezza, però, non è sempre così facile né rapido né automatico come magari si vorrebbe. A volte, è meglio andare per gradi, senza farsi influenzare dai pareri dei nonni, degli amici, dei vicini di casa… Se si sente che non è ancora il momento giusto, magari per “colpa” di un evento esterno che turba la serenità familiare (l’arrivo di un fratellino, l’inizio dell’asilo nido, la mamma che ha ripreso il lavoro), meglio rimandare ancora un po’". CONTINUA >>>> L'intervista sul lettone a Lidia Magistrati, educatrice

Fino a tre anni può essere una scelta ammissibile ma meglio che genitori e bambini abbiano spazi distinti, soprattutto di notte" (Daniele Novara, pedagogista)

 

"Seppur in una condivisione pressoché totale, la vita dei bambini e quella degli adulti dovrebbero comunque avere anche spazi e momenti fra loro ben distinti - sostiene Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, 52 anni, una figlia di 21 e autore di diversi libri sull'educazione dei bambini La notte è uno di questi momenti e la camera da letto matrimoniale uno di questi spazi. Permettere ai bambini di entrarvi senza opporre alcuna resistenza impedisce loro di cogliere questo limite".

"Non solo: poter accedere liberamente a questo luogo, che per gli adulti è sinonimo di particolare riservatezza e intimità, crea nei più piccoli una pericolosa idea di onnipotenza che, crescendo, potrebbe dare loro non poche difficoltà nelle relazioni con gli altri".

"La presenza del bambino nel lettone, o meglio nella camera, di mamma e papà può avere un senso nel primo anno di vita. Progressivamente, però, questa abitudine va abbandonata e, dai tre anni in poi, a mio parere un bimbo dovrebbe dormire da solo. CONTINUA>>>> L'intervista sul lettone  a Daniele Novara, pedagogista

"Sono a favore del lettone se la mamma è stanca ed è una scelta che aiuta ad alleviare la sua fatica" (Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva)

"Come regola generale, direi che il lettone è il luogo del riposo di mamma e papà, non di mamma, papà e bambini. Per questi ultimi, il posto ideale dove fare la nanna è la culla o il lettino - sostiene Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore all’Università Statale di Milano, 44 anni, papà di 4 figli di 9, 6, 3 e 1 anno e anche lui autore di diversi saggi per genitori -. Come ogni regola, però, anche questa può avere qualche eccezione. Soprattutto nei primi mesi di vita di un neonato: se i ritmi delle poppate sono ancora un po’ confusi e i risvegli molto frequenti, infatti, il lettone può diventare un “salvavita” per una mamma che allatta. L’idea è quella di alleviare la sua stanchezza, di tutelare il suo benessere e, di conseguenza, quello del bimbo".

"Conviene ricordare una cosa, però. Accogliere il bebè nel proprio letto significa abituarlo ad addormentarsi sempre e solo accanto a sé, ma in seguito bisognerà inevitabilmente insegnargli anche a dormire da solo. E questo è un passaggio che richiede tempo, pazienza, disponibilità e per il quale bisogna essere pronti. A volte, però, sono proprio mamma e papà i primi a non esserlo e nascondono i loro timori dietro la necessità di infondere sicurezza ai bambini... CONTINUA >>>> L'intervista ad Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva

"Bimbi nel lettone ma devono anche imparare a dormire da soli perché è il primo passo verso la conquista dell'autonomia e indipendenza" (Paola Scalari, psicoterapeuta)

"Io non sono né del tutto contraria né del tutto favorevole alla possibilità del lettone. Mi piace pensare che ogni tanto un bimbo possa anche dormire accanto ai suoi genitori - sostiene  Paola Scalari, psicoterapeuta dell’età evolutiva a Venezia, 57 anni, autrice di diversi libri sull'educazione. - Ciò che considero decisamente negativo, invece, è il “far uscire” dal lettone uno dei genitori - che in genere è il papà - per far spazio al bimbo. Rinunciare al proprio posto nel letto coniugale sarebbe un grande errore per l’equilibrio della coppia".

"Una volta conquistato il lettone, però, poi i bambini devono anche accettare di lasciarlo… Seppur felici di avere accanto a sé il loro bimbo tenero, dolce e fiducioso, i genitori devono anche essere consapevoli della necessità di insegnargli a dormire da soli", dice Scalari.

"Con convinzione, serenità e disponibilità devono far capire l figlio che è perfettamente in grado di riposare anche senza di loro. Fargli comprendere che lasciare il lettone non equivale a un rifiuto da parte di mamma e papà ma, piuttosto, è un segno di fiducia, è il primo passo, nel cammino della crescita, verso la conquista dell’autonomia e dell’indipendenza". CONTINUA >>> L'intervista a Paola Scalari, psicoterapeuta dell’età evolutiva 

Su MAMMENELLARETE - Ecco invece che cosa pensano le mamme e i papà sul tema lettone 

 

Leggi anche i consigli di Adriana Cantisani (la tata Adriana di SOS tata) sulla nanna