TECNOLOGIA E DISTANZE

Mamme avatar: chi sono?

Di Alice Dutto
smartphone
05 Settembre 2016
Nuove madri alle prese con nuove esigenze e nuove soluzioni basate sulla tecnologia. Ecco come nasce e a che cosa serve una mamma “avatar”  
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Compagne, figlie, lavoratrici e anche madri. Sono tanti i “sé” con cui ogni donna deve convivere; e trovare una mediazione tra i bisogni di ognuno di questi può essere molto difficile. C'è la donna, che desidera avere del tempo per sé; la madre, che vuole accudire e stare con il proprio bambino; ma c'è anche la professionista, che ha bisogno di lavorare e andare in ufficio. Tanti bisogni che, spesso, portano le donne a pensare di essere madri distanti.

 

Accorciare le distanze grazie alla tecnologia... e non solo

«Nella realtà, spesso le madri sono molto più presenti di quanto pensino» afferma Laura Turuani, psicologa psicoterapeuta a orientamento psicodinamico per adolescenti e adulti dell'Istituto Minotauro e autrice del libro Mamme Avatar (BUR, 2015). «La risposta moderna alla lontananza imposta dal lavoro è la “mamma avatar”, una madre che cioè circonda il figlio di presidi e dispositivi educativi, che sono affettivi e protettivi, ma anche di stimolo per la sua crescita e che, in qualche modo rappresentano la madre». Ma i prolungamenti della madre naturale non sono solo tecnologici, sono rappresentati anche dai nonni, dal personale della scuola materna, dagli educatori e così via, tutti coordinati attraverso le nuove tecnologie.
«È come se la madre fosse seduta in una “cabina di regia” da cui controlla tutte le operazioni condotte dai propri avatar, trasmettendo le sue intenzioni, verificando i tempi e i metodi». In questo modo, pur essendo lontana, è comunque presente.


La vicinanza simbolica

«Ma la cosa più importante è che, con questo sistema, il figlio è consapevole di essere sempre presente nei pensieri della madre, anche se non è vicina a lui fisicamente. Questo consente una vicinanza non virtuale, ma simbolica, che rende i ricongiungimenti più appaganti. In pratica, è come se si attuasse una sorta di patto narcisistico in cui la madre può lasciare il bambino più serenamente e il piccolo sa, anche molto precocemente, che questa distanza farà stare meglio tutti: perché da separati si fanno cose che consentono di stare bene, sia a livello economico che di realizzazione professionale, per poi tornare a casa in un ambiente più soddisfacente e meno conflittuale».

 

adolescenti
Figli adolescenti | Pixabay

Il problema in adolescenza: meglio fare un passo indietro


Se questo modello può funzionare quando il bambino è piccolo, può però porre dei problemi quando il figlio raggiunge la pubertà e l'adolescenza. «Questo perché è difficile che le madri facciano poi un passo indietro rispetto al rapporto di contatto costante che hanno con i figli – prosegue l'esperta –. Un passo indietro che però sarebbe fondamentale per lasciare che si emancipino, sperimentando la propria autonomia come prevede proprio l'adolescenza».

 

Come fare: utilizzare la "saggezza digitale"

Per concludere, si può dire che la tecnologia non sia da demonizzare di per sé: «Bisogna però esperirla e scoprirla insieme, non deve essere utilizzata come una baby-sitter o come strumento di controllo sui ragazzi adolescenti. È dunque l'adulto a dover mediare, utilizzando la sua saggezza digitale».