Psiche bambini

Mio figlio è viziato. Oppure no?

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12 Settembre 2012
Il bambino di due-tre anni che fa i capricci è necessariamente viziato? No. Il neonato piange: se accorriamo subito rischiamo di viziarlo? No. Spesso si parla di 'bambini viziati' in modo improprio. Scopri perché
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“Se fai così lo vizi!” quante volte ce lo siamo sentito dire a mò di rimprovero dal papà (o dalla mamma), dalla nonna o dalle amiche, di fronte ai nostri cedimenti materni (o viceversa, paterni)?

Ma nostro figlio è davvero viziato? Oppure stiamo semplicemente facendo bene il nostro mestiere di genitore rispondendo ai suoi bisogni? In effetti, sostengono alcuni esperti di sviluppo infantile, l’aggettivo ‘viziato’ è un termine di cui spesso si abusa.

Un neonato non può essere viziato

“Un neonato (e bimbo nel primo anno di vita) non si può viziare. I neonati piangono perché hanno bisogno di qualcosa ed è difficile viziarli perché loro non stanno cercando di manipolare o manovrare il genitore. Nella primissima infanzia la mamma (e il papà) devono veramente costruire la sensazione che il mondo per loro sia un luogo sicuro,” spiega a Webmd a David Elkind, docente alla Tufts University e autore del libro “The hurried child: growing up too fast too soon (“Il bambino veloce: crescere troppo in fretta e troppo presto”).

Non c’è modo, insomma, di viziare un bimbo di sei mesi o giù di lì. Magari più avanti, dandogliele tutte vinte e non mettendo alcun paletto ai suoi comportamenti.

“C’è molta letteratura per genitori che ancora parla di neonati/infanti viziati, ma è un falso mito che deve essere chiarito una volta per tutte,” concorda Peter A. Gorski, direttore di un centro Usa per la salute della mamma e del bambino all’Università della Florida.

E cita alcuni studi da cui emerge che gli infanti i cui genitori rispondono velocemente ai loro bisogni, compresi i pianti, risultano più felici e più indipendenti al loro primo compleanno. Perché? Semplice, dice Gorski, questi bambini imparano ad avere fiducia e sanno che la mamma è disponibile quando ne avranno bisogno.

A due anni fa i capricci ma non è viziato

E per quanto riguarda i capricci dei due-tre anni? Questi bambini sono davvero viziati? No, sostiene Elkind. I capricci rispecchiano una parte normale del loro sviluppo. “Questo non significa non poter porre limiti al bambino oppure dover cedere sempre”. In generale, però, anche se il bambino dice sempre “No, no, no!” ogni volta che non vuole vestirsi oppure mangiare, non vuol dire che sia viziato. E’ semplicemente in questa fase di crescita.

E allora come si fa a risconoscere se un bambino è sulla buona strada per diventare viziato? Elkind fa alcuni esempi.

Primo esempio: il bambino non vuole mangiare come il resto della famiglia

Servi la cena ma tuo figlio non vuole mangiare quello che c’è in tavola. Una volta ogni tanto puoi anche preparargli un pasto speciale. Ma, secondo Elkind, un bambino che ogni sera pretende un pasto diverso è sulla buona strada per diventare viziato. Dunque che fare? “Se un bambino di cinque anni perde un pasto, non gli farà male”.

Secondo esempio: il bambino fa i capricci? Quanti anni ha?

I capricci sono un comportamento normale per i bambini di due-tre anni, ma se li fa un bambino di cinque-sei anni lanciando, per esempio, un vestito che non gli piace, bisogna considerare quel comportamento inappropriato. “Per i bambini piccoli, i capricci possono essere l’unico modo per comunicare, ma per quelli più grandi i capricci hanno un intento manipolatore”, osserva il docente.

Terzo esempio: il bambino non si stacca mai dalla mamma

Se il bambino non riesce ad andare a letto senza la mamma, non vuole mai stare con i nonni o con la babysitter e lancia i vestiti quando è ora di andare a scuola, potrebbe esserci un problema. “E’ vero che il bambino dipende dalla mamma ma quando diventa un po’ più grandicello deve imparare a stare bene anche con altre persone e un po’ da solo,” dice Elkind.

Non è viziato. Semmai è iperprotetto e insicuro

Gorski invece non parla mai di bambini viziati, piuttosto di bambini iperprotetti o verso i quali si è troppo indulgenti. Questi bambini diventano piccoli dittatori, secondo lui, perché i genitori li trattano da bambini molto più piccoli rispetto a quello che sono realmente.

Quando un bambino che ha superato abbondantemente i tre anni continua a comportarsi come un neonato o un bimbo piccolo, tirando calci, urlando, dando morsi ad altri bambini e usando modi di comunicare pensieri e sentimenti in modo non appropriato alla sua età, potrebbe essere un segnale che “non è sicuro di se stesso”.

5 consigli per evitare di crescere bambini viziati

E allora come si fa a non crescere bambini viziati? Fissando limiti appropriati per ogni età, iniziando già dai due-tre anni, dice Gorski.

  • Divieti legati alla sicurezza

Fissa in modo chiaro i limiti legati alla sicurezza del bambino. Per esempio: “La pentola che scotta non si tocca mai”, oppure “Non correre per strada”. Una volta stabiliti, non cambiare mai il messaggio perché confonde il bambino. Cioè una volta gli dici che fare la tal cosa è pericoloso, la volta dopo chiudi un occhio. Non va bene!

  • Regole di buona educazione

Ci sono delle regole di buona educazione a cui tieni particolarmente? Certo, ogni mamma (papà) ha le sue. Per esempio, dire ‘per favore’ e ‘grazie’ oppure non essere troppo rude con gli altri bambini. Ogni mamma dovrebbe incoraggiare e rinforzare il comportamento positivo “più che insistere sul comportamento negativo,” dice Gorsky.

  • Parlagli apertamente

Con i bambini più grandicelli bisogna parlare apertamente. Alla domanda: “perché stai facendo questo?”, il bambino però potrebbe anche non sapere che cosa rispondere. Meglio porsi così: “Mi chiedo come mai questo continui a capitare”. Questa frase indiretta aperta potrebbe dare spazio al bambino per spiegare. Potresti rimanere stupita da quello che impari!

  • Mantieni la calma

Arrabbiarti ti farà solo sentire male (dopo) e apparire fuori controllo (un po’ come un bambino viziato!) – questo comportamento non insegna al bambino ad avere a sua volta un buon comportamento.

  • Sii coerente

Fai sempre quello che hai promesso. Se dici al bambino che sarà punito se farà una certa cosa, lui deve sapere che nel caso dovesse sgarrare, la punizione scatterà davvero. La minaccia del tipo “Se non impari a giocare in modo tranquillo ti porto via il giocattolo,” non funziona se lo hai già detto decine di volte senza poi mettere in pratica l’azione.

Infine, conclude Gorski, ricordiamoci che quando i bambini sono fuori controllo, non sono bambini viziati ma piangono per avere aiuto. “La cosa migliore è iniziare presto e in modo coerente a fissare dei limiti, capire i bisogni del bambino fin da piccolissimo nel delicato e critico equilibrio tra libertà e limiti”.

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