DISTURBI DEL COMPORTAMENTO

Tricotillomania: perché i bimbi si tirano i capelli?

Di Giorgia Fanari
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29 Dicembre 2016
La tricotillomania è disturbo del comportamento di tipo ossessivo-compulsivo che caratterizza per l’impulso di tirare e strappare i capelli dal cuoio capelluto e che può avere ripercussioni a breve e lungo termine. Quali sono le cause? Ce ne parla Giovanna Busto, psicologa e psicoterapeuta Analista Transazionale.
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Si chiama tricotillomania ed è un disturbo del comportamento di tipo ossessivo-compulsivo che si caratterizza per l’impulso di tirare e strappare i capelli dal cuoio capelluto. Per sapere quali possono essere le cause e i rischi, ci siamo rivolti a Giovanna Busto, psicologa e psicoterapeuta analista transazionale.

 

1. Le cause della tricotillomania


«La tricotillomania è un disturbo legato a una tensione emotiva che il bambino sente e non sa come gestire e che tende a canalizzare nell’atto di strappare i capelli. L’ansia che il bambino prova può dipendere da un’emozione che ritiene non accettata socialmente, in particolare dalla mamma e dal papà: soltanto compiendo l’atto di strapparsi i capelli il bambino riesce a provare un senso di sollievo e a rispondere ad una condizione di disagio come stress, paura, o frustrazione».


2. Come si manifesta la tricotillomania

«Spesso si comincia arrotolando piano piano i capelli, poi tirandoli: questo permette al bimbo di abbassare la tensione, di trovare la modalità consolatoria che non riesce a ricevere da parte del genitore. Tra le cause più frequenti di questo disturbo c’è infatti il rapporto bambino-genitore: madri e padri poco empatici o non capaci di decodificare o accettare le emozioni del bambino finiscono per reprimerlo nel manifestarle. La tricotillomania può manifestarsi come un leggero tic, ad esempio carezzarsi i capelli con le mani, fino a giungere a forme molto più gravi: ci sono bambini che arrivano anche a strappare e mangiare i propri capelli, causando così blocchi intestinali cui si può rispondere solo con un intervento».
 

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Soltanto compiendo l’atto di strapparsi i capelli il bambino riesce a provare un senso di sollievo e a rispondere ad una condizione di disagio come stress, paura, o frustrazione. | Pixabay


3. A che età comincia


«Il riconoscimento emotivo nei bambini, in termini di evoluzione della consapevolezza di sé come agente e dell’ambiente comincia già a partire dai 10-24 mesi. La tricotillomania si può manifestare in particolare modo da quel momento fino ai 6 anni. Si possono verificare degli episodi sporadici, che non sempre sfociano in un disturbo. Tuttavia, se c’è una continuità, il disturbo può ripresentarsi tra i 10 e i 12 anni, nel periodo di pubertà e adolescenza che rappresenta un momento di esplosione emotiva e di cambiamenti».

 

4. I rischi della tricotillomania


«Il dato oggettivo a cui porta la tricotillomania è senza dubbio l’alopecia, cioè la perdita dei capelli. Lo strappo avviene infatti tirando il capello dal cuoio capelluto e questo porta alla formazione di vuoti in testa, o anche di cicatrici che determinano vergogna da parte del bambino stesso. A lungo termine, questa situazione può causare problemi soprattutto dal punto di vista dell’autostima e di conseguenza può portare a stati di vergogna e depressione».

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Il genitore non deve essere bloccante nei confronti del bambino, ma permettergli di esprimere tutte le emozioni, buone e cattive che siano. | Pixabay


5. Cosa fare: i rimedi

«Parlare con il bambino è la prima mossa da fare. Il disturbo nasce da un’incapacità del figlio di esprimere le emozioni, per cui sarà importante che il genitore dia il "permesso" al bambino di mostrarle apertamente, spiegando ad esempio che anche mamma e papà si arrabbiano o provano determinate sensazioni. Quando il genitore trova il bambino nell’atto di strapparsi i capelli deve subito intervenire cercando di placare il momento di tensione, capendo cosa lo ha causato, decodificando le emozioni del figlio. Può essere importante anche spiegargli le conseguenze del gesto, per fargli capire quanto può essere dannoso per sé stesso».
 

Un escamotage per evitare che si strappi i capelli può essere quello di dare al bambino una penna o un oggetto morbido, anche di peluche, con il quale sfogare il proprio stress: «diventerà un modo per comunicare al genitore il suo stato di tensione, ma senza compiere gesti di autolesionismo. Anche in questo caso ovviamente i genitori dovranno comunque fare attenzione e parlare con il bambino, aiutandolo a sfogarsi ogni volta che lo vedranno, ad esempio, giocare con la pallina o il giocattolo antistress».


Nel caso in cui il problema persista sarà invece fondamentale attivare un intervento psicologico che coinvolga la famiglia: «il nucleo familiare deve imparare a lavorare sulla gestione emotiva in toto. Il genitore non deve essere bloccante nei confronti del bambino, ma permettergli di esprimere tutte le emozioni, buone e cattive che siano. Fare terapia significa ammorbidire i “modelli copionali” della famiglia e sanare le aree problematiche che causano problemi al bambino. È necessario poi lavorare sul bambino per insegnargli ad tirare fuori le emozioni e a trovare nuovi modi per incanalare stress e ansia, non necessariamente facendo un gesto di autolesionismo come lo strapparsi i capelli».