Studio

Perché i genitori hanno così tanta paura a lasciare un bambino da solo?

dasolo
25 Agosto 2016
I genitori d'oggi hanno molta paura a lasciare i propri figli da soli. Ma questo atteggiamento non viene da un reale aumento dei pericoli, quanto piuttosto da un nuovo giudizio morale: è diventato socialmente inaccettabile. A dimostrarlo è uno studio dell'università della California
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Sono lontani i tempi in cui si vedevano i bambini giocare da soli in strada o in cortile.
Oggi lasciare un bambino incustodito, anche solo per poco tempo, è considerato molto rischioso.
Ma sono davvero aumentati i pericoli rispetto al passato o lasciare da solo un bambino è diventato socialmente inaccettabile, mentre una volta era considerato un fatto normale?

 

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'università della California ha dimostrato che dietro la percezione del pericolo c'è in realtà un giudizio morale: lasciare solo un figlio è un comportamento inammissibile.


"Senza rendercene conto abbiamo così tanto aumentato la nostra percezione del pericolo che siamo arrivati a giudicare moralmente e disapprovare un genitore che lo fa" spiega  Ashley Thomas, autrice dello studio pubblicato sulla rivista "Collabra".

 

Questo studio-sondaggio ha messo in evidenza che i bambini lasciati soli di proposito dai genitori - per andare al lavoro, fare volontariato, rilassarsi o incontrare un amante segreto - sono stati percepiti come più in pericolo rispetto a quelli lasciati involontariamente (ad esempio a causa di un incidente della madre). 

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Lo studio

I ricercatori hanno presentato ai partecipanti al sondaggio cinque differenti scenari.
Le situazioni variavano: da un bambino di 10 mesi lasciato dormire per 15 minuti in una macchina parcheggiata nel garage sotterraneo di una palestra, a uno di 8 anni lasciato a leggere un libro in un bar, distante un isolato da casa, per 45 minuti. 

 

"All'interno di un dato scenario, l'unica cosa che variava era la ragione dell'assenza del genitore", ha spiegato  Kyle Stanford, coautore dello studio e docente di logica e filosofia della scienza. 
"Tra i  motivi uno non era intenzionale: ad esempio una madre investita perde brevemente i sensi;  mentre gli altri quattro erano intenzionali: andare al lavoro, fare volontariato, incontrare un amante, rilassarsi.

Poi è stato chiesto ai partecipanti di stimare, in una scala da 1 a 10, il pericolo in cui si trovava il bambino mentre il genitore non c'era.  
Nel complesso i partecipanti al sondaggio hanno percepito tutte queste situazioni come molto pericolose: la stima media del rischio è stata di 6,99.

 

Ma la cosa singolare è che nonostante  le  circostanze in cui i bambini si trovavano da soli fossero identiche, il pericolo percepito variava a seconda della motivazione del genitore e la percezione di rischio più bassa è stata quando i bambini sono stati lasciati da solo involontariamente".

 

"In realtà, i bambini lasciati da soli apposta, sono quasi certamente più sicuri di quelli lasciati  per caso, perché i genitori possono prendere tutte le misure per rendere la situazione più sicura, ad esempio: dare un telefono al bambino" ha detto Barbara Sarnecka, ricercatrice e docente di scienze cognitive.


"Il fatto che le persone abbiano giudicato l'esatto contrario suggerisce che la maggior parte delle persone ha disapprovato i genitori che hanno lasciano di proposito i loro figli e che questo giudizio morale gonfia la stima del rischio".

Che dietro ci sia un giudizio morale lo dimostra anche il fatto che sono stati giudicati più a rischio i bambini lasciati soli per vedere un amante di quelli lasciati per motivi di lavoro. 


Inoltre nello studio è emersa una differenza tra madri e padri.
Per i padri, al contrario delle madri, un'assenza legata al lavoro è stata vista come involontaria e giudicata meno pericolosa.  
Questa differenza potrebbe derivare dal fatto che il lavoro è visto come obbligatorio per gli uomini e volontario per le donne.

 

Conclusione

"Non permettere ai bambini di passare un po' di tempo senza sorveglianza ha costi importanti per la società e forti ripercussioni sulla loro crescita. Significa infatti perdita di indipendenza, di libertà, di capacità a risolvere i problemi da soli" ha puntualizzato Sarnecka.

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Lo studio ha coinvolto 1.328 partecipanti di età compresa 18-75 anni, con una divisione abbastanza equa tra uomini e donne, con e senza figli. Le femmine hanno rappresentato il 52 per cento degli intervistati, mentre il 48 per cento era di sesso maschile; oltre l'80 per cento dei partecipanti erano bianchi, e due terzi aveva completato il college.