Nostrofiglio

Psicologia

È giusto assecondare i bambini quando cambiano idea?

Di Giorgia Fanari
bambini4

28 Dicembre 2016 | Aggiornato il 28 Dicembre 2017
Cosa fare quando il bambino cambia idea sulle attività da fare o sui giochi che desidera? Ne abbiamo parlato con Elisabetta Raggio, psicologa dell’età evolutiva e terapista A.B.A. presso l’Associazione Steps-ABA

Facebook Twitter Google Plus More

Come comportarsi quando i bambini cambiano idea sulle attività che vogliono svolgere o sui giochi che desiderano? Bisogna come prima cosa distinguere tra necessità e capriccio, come sottolinea Elisabetta Raggio, psicologa dell’età evolutiva e terapista A.B.A. presso l’Associazione Steps-ABA.

 

1. Distinguere tra capriccio e necessità
«Bisogna prima di tutto distinguere tra capriccio e necessità. Il capriccio può nascere dalla ricerca di vicinanza da parte del genitore: i bambini non sempre sono in grado di richiederla esplicitamente e possono farlo pretendendo oggetti, regali oppure attirando l’attenzione sui continui cambiamenti di attività. Spesso hanno bisogno di assicurarsi che il genitore sia lì per loro e che sia pronto a venire incontro ai loro bisogni e ad accogliere le loro necessità».
 

 

2. Parlare con il bambino per capire le motivazioni

«Può non essere facile capire i segnali del bambino e distinguere il capriccio dalla necessità. Tuttavia, in una relazione sana genitore-bambino, il piccolo potrebbe esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti e comunicare un eventuale stato di disagio effettivo. Il genitore a sua volta dovrebbe essere capace di cogliere i segnali e rispondere in modo attivo. Per esempio, se il bambino rifiuta un’attività che sta svolgendo come la danza, il nuoto, il calcio, sarà compito del genitore capire con lui quali sono le motivazioni: potrebbe trattarsi di un problema reale come un’insegnante poco simpatica o un gruppo poco accogliente. O ancora, il problema potrebbe essere del bambino stesso che non apprezza fino in fondo l’attività. Non è tanto importante permettergli di cambiare attività, quanto comprendere il motivo che lo spinge al rifiuto».

 

3. Insegnare a mantenere gli impegni
«Può accadere che il piccolo intenda cambiare attività per seguire le orme del compagno di classe o del migliore amico e quindi svolgere con lui anche le attività pomeridiane. In generale, assecondarlo e permettergli di interrompere un'attività per iniziarne un'altra per seguire un suo compagno potrebbe insegnargli a dipendere dalle scelte di qualcun altro. Se questo accade durante l’anno, sarebbe positivo che il genitore provasse a fargli capire che gli impegni presi vanno portati a termine. In questo i genitori per primi dovrebbero essere un modello».
 

4. La necessità di dire no

«Non è facile per un genitore non accontentare le richieste del bambino, soprattutto se sono fatte in modo insistente e se sono seguite da manifestazioni quali il pianto. Tuttavia, sempre valutando la situazione, il genitore dovrebbe essere in grado di dire no. In generale, il bambino ha bisogno di affrontare la frustrazione di non averle tutte vinte, cioè tollerare che le cose non siano sempre come lui le richiede. Un genitore che è in grado di affrontare il malessere del bambino renderà il bambino stesso in grado di superare eventuali imprevisti o stress futuri. Non essendo sempre facile discernere quali siano i bisogni e quali i capricci, e non essendoci un limite netto e ben identificabile, può essere funzionale dire “no” ma fornendo un’alternativa valida».
 

5. Come scegliere le attività
«Per evitare dal principio questo tipo di problemi, è fondamentale far sì che il bambino stesso sia incluso e coinvolto nella scelta dell’attività. Il bambino ha la capacità di discernere ed esprimere una propria opinione fin dal primo anno di vita. Se non ci sono motivi di salute importanti, è giusto che il genitore concordi le attività con il figlio: un bambino che sceglie di fare qualcosa che gli piace sarà più sereno e motivato nel suo svolgimento. E sarà più capace di assumersi l'impegno con regolarità. Può succedere che un bambino rifiuti un’attività perché sovraccarico e non in grado di gestirla: spesso i genitori pensano che sia un piccolo adulto e tendono a coinvolgerlo in numerose attività extra-scolastiche, dallo sport ai corsi di lingua. Tuttavia non conta tanto la quantità delle cose che si propongono al bambino ma la qualità: meglio puntare sulle cose che gli interessano realmente. Se è vero che non bisogna assecondare un capriccio, forzare un bambino in attività che non sente sue potrebbe avere effetti negativi sul suo sviluppo».