RIFLESSIONI SULLA MATERNITÀ

“Quello che le mamme non dicono”, un punto di vista diverso sulla maternità

Di Alice Dutto
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04 Maggio 2016
“Dal Pampero ai Pampers, alla ricerca dell'istinto materno”. È questo il sottotitolo del libro scritto da Chiara Cecilia Santamaria, madre a 27 anni. Un volume spiritoso in cui si riflette però su temi profondi: come il fatto che non sempre si sia preparate a diventare mamme
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Ritrovarsi (inaspettatamente) mamma a 27 anni. È successo a Chiara Cecilia Santamaria, che ha deciso di accettare la sfida perché «Ho pensato che nella vita le cose “grandi” accadono – ci racconta –. A volte sono cose grandi brutte, altre cose grandi belle. Pur con tutte le difficoltà, quella era tra le cose belle». Chiara ha poi deciso di aprire un blog per raccontare la sua esperienza (Ma che davvero?) e poi di scrivere anche un libro “Quello che le mamme non dicono” (Bur Rizzoli).

 

Com'è stato rimanere incinta a 27 anni?

Chiara Cecilia Santamaria
Chiara Cecilia Santamaria | Facebook

«È ridicolo a dirsi, ma quei 27 anni sembravano 18. Ero appena andata a convivere e tutto sembrava precario: la mia situazione personale, sentimentale e soprattutto lavorativa. A conferma di questo, appena è spuntata la pancia il mio co.co.pro non è stato rinnovato. Poco male: ho aperto il blog e mai scelta si è rivelata più indovinata».

A livello psicologico però è stata dura: «non mi sentivo pronta a diventare madre e dopo il parto ho lottato con baby blues e depressione. Il blog è stato una valvola di sfogo e un grande strumento per raccontare anche, come dice il titolo del libro, “quello che le mamme non dicono”. È importante riconoscere e affrontare i diversi aspetti e le difficoltà di una gravidanza: non nasciamo tutte pronte a fare la mamma e non sempre il percorso che porta ad amare il proprio figlio alla follia è lineare e tranquillo».

Qual è dunque la soluzione per conciliare la dimensione di madre e quella di donna?
«La mia ricetta include un ingrediente di base fondamentale: la consapevolezza che conciliare questi aspetti sia cosa buona, giusta e necessaria. Fortunatamente, gli anni '50 sono passati da un pezzo, per noi donne è un diritto e un dovere prenderci cura delle nostre diverse e molteplici sfaccettature. Siamo madri ma anche e prima di tutto donne. Siamo lavoratrici. Siamo amiche. Siamo mogli o compagne. Siamo persone con interessi e passioni. Coltivare e rispettare noi stesse significa anche offrire a nostro figlio una madre che è una persona interessante e dinamica, che si è misurata con cose diverse nel corso della propria vita, e che non ha mai usato l'essere genitore come alibi per non mettersi alla prova e, in ultima analisi, non vivere».

 

Quali sono stati gli aspetti più difficili?

«La solitudine: nessuna delle mie amiche era mamma (stanno iniziando ad avere figli ora, 7 anni dopo di me) e dalle mie parti non avevo trovato corsi pre-parto o post-parto particolarmente validi, quindi all'improvviso mi sono trovata completamente isolata dal mondo, con questa bambina che non sapevo nemmeno maneggiare e che per mesi e mesi non ha dormito. Ho dovuto chiedere aiuto a mia madre per non impazzire, ma anche tornare ad essere “inglobata” nel nucleo della tua famiglia di origine, quando finalmente sentivi di aver conquistato l'indipendenza, non è che faccia poi tanto bene alla salute mentale. Inoltre, soffrivo tantissimo la mono-definizione che il mondo tenta di appiccicarti addosso una volta avuto un bambino: sei prima “mamma” e poi tutto il resto. No: sei mamma insieme al resto, e quel resto è importantissimo. Sei tu, è la tua identità, e non devi perderla per nulla al mondo né tanto meno permettere agli altri di insinuare che dovresti rinunciarvi».

 

Oggi le donne hanno cominciato a raccontare con più libertà gli aspetti più complessi dell'essere madri. Tu cosa ne pensi?

«È un vaso di Pandora tenuto ben sigillato per anni che finalmente si è scoperchiato. È una moda parlarne? Bene: che se ne parli. La moda passerà, ma la sensazione che si possa essere finalmente oneste riguardo all'esperienza della maternità mi auguro proprio che resti».

 

Che cosa consigli di fare se l'istinto materno è un po' in ritardo?

«Aspettare fiduciose e senza sentirsi madri snaturate: tanto prima o poi arriva. Ahimè, anche voi finirete per far vedere le foto di vostro figlio sul cellulare a una persona conosciuta da dieci minuti».

Quello che le mamme non dicono
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