La regola dei 3 minuti

La regola dei 3 minuti per instaurare un dialogo vero con i vostri bambini

Di Zelia Pastore
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14 Agosto 2019
Tre minuti fondamentali per far capire a vostro figlio che per lui ci siete e ci sarete sempre, e soprattutto che siete molto interessati a lui e a quello che ha da dirvi: la regola dei 3 minuti commentata insieme ad un pedagogista
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Quando reincontrate i vostri bambini, comportatevi con lo stesso entusiasmo che avreste per un amico che riabbracciate dopo tanto tempo: non importa se l’incontro avviene dopo una giornata di lavoro o solo dopo 10 minuti che siete scesi a buttare la spazzatura: l’importante è l’atteggiamento mentale di stupore ed entusiasmo. Abbassatevi all’altezza del piccolo, in modo che i suoi occhi incontrino i vostri alla stessa altezza e dedicate tre minuti ad abbracciarlo con calore e trasporto, chiedendogli che cosa è successo mentre voi eravate lontani, che cosa ha fatto, se ha qualcosa di bello che vuole condividere con voi.

Se lo fate, state mettendo in pratica "Regola dei 3 minuti”, molto popolare in rete, che garantisce, se applicata con costanza, le basi di una relazione forte e duratura nel tempo. Non si tratta naturalmente di dedicare solo tre minuti al giorno ai vostri figli, ma di dare molta attenzione e rilevanza al momento in cui li rivedete. Abbiamo chiesto a Marco Lazzari, professore ordinario di Didattica e pedagogia speciale all’Università di Bergamo, di aiutarci a capire l’utilità reale di questa disposizione.

 

 

LA REGOLA DEI TRE MINUTI: ESSERE PRESENTI PER I BAMBINI

 

La regola suggerisce questa procedura pratica: non importa quante volte al giorno re-incontrate i vostri bambini, ogni volta chinatevi di nuovo alla loro altezza e abbracciateli. Mettersi alla loro altezza e guardarli negli occhi è un modo per dare loro concretamente la sensazione di essere partecipi e totalmente immersi nella conversazione che state instaurando con loro. Si raccomanda infatti, in questi tre minuti, di dare attenzione dedicata ai piccoli in maniera esclusiva.

 

Smettete dunque di cucinare o di fare qualsiasi altra attività: gli adulti sono in grado di concepire due attività fatte contemporaneamente, come parlare e lavare i piatti, ma ai bambini è importante dare l’idea attraverso gesti pratici che li stiamo ascoltando con la massima attenzione.

Questa regola secondo il professor Lazzari è “certamente conforme al buonsenso, ma anche alla letteratura psicopedagogica. Nella sua semplicità esecutiva è spesso disattesa, ma questa procedura semplice serve come guida per mettere in pratica facilmente quello che è chiesto sempre, ogni giorno ai genitori, ovvero essere presenti in maniera concreta e fare in modo che i figli lo percepiscano chiaramente”.

 

 

LA REGOLA DEI TRE MINUTI PER I BAMBINI: IL PUNTO FOCALE E’ L’ATTENZIONE

 

Una parte estremamente valida della regola, secondo il professor Lazzari, è il concentrarsi sul dare attenzione ai propri figli. “Tutte le ricerche pedagogiche sono concordi nel dire che quando i bambini ricevono attenzione si sentono importanti e stimati e sono motivati a mettersi in relazione e a narrare: siccome mamma e papà sono attenti, io vado avanti a raccontare della mia vita e delle mie emozioni”. “Nel libro 'L'arte perduta di ascoltare' il professore di psicologia Michael P. Nichols ci ricorda come abbiamo perso questa competenza fondamentale: l’essere ascoltati ci forma, il non esserlo ci nuoce e ci distorce. Questo vale ancor di più per i bambini”.

 

 

REGOLA DEI TRE MINUTI PER I BAMBINI: QUANDO INIZIARE

 

Quando è opportuno iniziare a mettere in pratica la regola?

“Fin da subito. Anche se sembra che bambini di un anno che hanno da poco imparato a stare in piedi non percepiscano a livello verbale tutto quello che diciamo loro, instaurare fin da piccoli questa buona abitudine contribuisce a creare la fiducia in loro stessi”.

 

CONSIGLI PER I GENITORI: COME INTAVOLARE UNA CONVERSAZIONE PROFICUA CON I BAMBINI

 

Una volta che ci siamo chinati e li abbiamo abbracciati e ascoltati, cerchiamo di fare un passo in più, come suggerisce il professor Lazzari: “Andiamo oltre: facciamo partire la conversazione, cerchiamo di stimolarla. Questo atteggiamento dà un segnale chiaro e netto ai bambini, fa loro capire che gli adulti sono davvero interessati alle loro esperienze”.

Bisogna però imparare a porre le domande giuste. Ad esempio “Come è andata oggi?” potrebbe risultare un po’ troppo astratto come quesito. “Una buona norma è cercare di non essere inquisitivi, ma di intavolare un discorso dando degli spunti. Domande semplici e concrete, come “Mi racconti una cosa bella che ti è successa oggi?” oppure “Qualcuno è stato antipatico con te oggi?”.

 

L’ideale sarebbe proseguire una storia iniziata il giorno prima, ovvero “Ma come è finita la storia della matita di Marta?” “Ho visto la mamma di luca e mi ha detto che ha ancora la febbre”. Bisogna imparare quali sono i loro interessi, per entrare in una relazione vera con loro. Queste frasi danno l’idea che stiamo dentro alla loro storia, che ascoltiamo i loro discorsi. Il modo per far capire ai bambini che siamo attenti a quanto accade nelle loro giornate è esserlo davvero”.

 

 

QUANDO I BAMBINI RACCONTANO, NON DOBBIAMO AVERE FRETTA

 

Quando finalmente iniziano a raccontare le loro avventure “Non dobbiamo avere fretta e soprattutto non dobbiamo completare noi le parole o le frasi - avverte il professor Lazzari - dobbiamo dare loro il tempo di finire, con il tempo che ci vuole, dando così modo di allenare il senso di auto-efficacia. Se interrompiamo i loro discorsi, li ostacoliamo nel cammino di autonomia”.

 

UNA BASE SOLIDA PER AFFRONTARE L’ADOLESCENZA

 

Abbracciandoli quando li rivediamo, chinandoci ad ascoltarli, cercando di intavolare una conversazione: così facendo costruiamo una relazione solida con i piccoli. “Questa fase in cui i bambini sono bendisposti a raccontarsi ai genitori, lascia spazio poi alla “deflagrazione” dell’adolescenza. Più abbiamo costruito un dialogo con i nostri figli nell’infanzia, più è facile che nell’adolescenza ci siano speranze di vederlo riemergere”.