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CON LA SABBIA

SandPlay Therapy, cos'è e come funziona la terapia del gioco con la sabbia

Di Alice Dutto
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10 Agosto 2018
Lasciare libero il bambino di esprimere il proprio mondo interno attraverso delle rappresentazioni simboliche in specifiche vaschette di sabbia: un modo per rielaborare i vissuti emotivi profondi e di comprenderli, attraverso il potere autocurativo della mente

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“Nel gioco con la sabbia è come se qualcosa che prima era invisibile tutto ad un tratto diventasse visibile emergendo dagli strati profondi dell'inconscio” scriveva Dora Kalff (1904-1989), allieva di Carl Gustav Jung e ideatrice della Sand Play Therapy.

 

«La SandPlay Therapy è una tecnica terapeutica che si basa sulla libera espressione della fantasia e creatività individuale e che può essere utilizzata con bambini, adolescenti e adulti» spiega la psicoterapeuta Chiara A. Ripamonti, presidente dell'Associazione Italiana per la SandPlay Therapy (AISPT).

Il paziente, scegliendo tra una moltitudine di piccoli oggetti che ha a disposizione, può creare all’interno di una cassetta contenente della sabbia, una sorta di quadro.
 


«Nonostante l’apparente semplicità, la SandPlay Therapy è a tutti gli effetti una tecnica psicoterapeutica che può essere applicata solo nello studio di uno psicoterapeuta che abbia acquisito un diploma specialistico specifico» puntualizza Ripamonti.

Di conseguenza, «è ben differente dalle attività di gioco con la sabbia che i genitori, gli educatori o gli insegnanti possono svolgere con i bambini, ma che sono prive di qualsiasi valenza terapeutica».

 

Come funziona la Sand Play Therapy

La terapia con il gioco della sabbia si inserisce nella tradizione della psicologia analitica: essa integra il lavoro verbale con la produzione di immagini, pertanto può essere uno strumento particolarmente utile con i pazienti che hanno difficoltà comunicative o linguistiche.

 

Al bambino viene proposto di giocare utilizzando una o due sabbiere di dimensioni standard e con il fondo azzurro, che richiama il concetto di acqua.

Nella stanza del terapeuta ci sono decine di oggetti che costituiscono una sorta di universo in miniatura (per esempio animali, piante, personaggi, edifici, ma anche oggetti naturali come sassi, conchiglie, legni) che il piccolo può disporre nella sabbiera senza vincoli e con i quali può giocare.

«Inizialmente il bimbo esprime a livello simbolico all'interno della sabbiera i contenuti emotivi profondi e i conflitti che lo animano e che, nello spazio protetto della cassetta di sabbia, possono emergere liberamente. Nel momento in cui riesce a dare espressione al proprio mondo interno nella sabbiera, si attiva un processo di rielaborazione e attribuzione di significato delle esperienze necessari per ritrovare il benessere psicologico».
 


La figura del terapeuta
«Il ruolo del terapeuta è quello di condividere l’esperienza che il bambino sta vivendo attraverso il gioco, accogliendo le sue emozioni, senza però interpretare in modo diretto ciò che vi è stato rappresentato: infatti l'interpretazione interferirebbe con il processo psichico del paziente. Il compito del terapeuta è invece quello di essere presente e partecipe emotivamente, facilitando il gioco del bambino, senza però indirizzarlo».

 


I tempi

Una seduta di SandPlay Therapy dura 45-50 minuti. È possibile utilizzare questa tecnica con bambini dai 5/6 anni in poi per curare diversi tipi di disagio: ad esempio disturbi d’ansia, disturbi del comportamento, problemi di alimentazione.

La durata complessiva della terapia varia da paziente a paziente: «Ogni situazione è diversa: dipende da molti fattori, come la gravità del problema, i meccanismi di difesa e le resistenze, ma anche le risorse interne a disposizione».

Importantissimo poi, nel caso dei bambini, «è che entrambi i genitori condividano l’importanza della psicoterapia per il proprio figlio, viceversa la situazione conflittuale tra i genitori influirà sull’atteggiamento del bambino verso l’esperienza terapeutica che sarà probabilmente meno efficace».